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Van Cleef & Arpels svela l’archivio in Italia

Fino a febbraio 2020 una mostra con 400 pezzi esclusivi

di Marta Casadei


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Portacipria L'Arc de Triomphe (1945)

3' di lettura

Quattrocento pezzi tra gioielli, orologi e oggetti preziosi realizzati dal 1906, anno di fondazione della maison, a oggi. Così Van Cleef & Arpels, casa di alta gioielleria francese che fa capo al gruppo Richemont, ha scelto di raccontarsi al grande pubblico, italiano e internazionale. Il racconto è declinato nell’allestimento maestoso della mostra «Van Cleef & Arpels: il Tempo, la Natura, l’Amore», a Palazzo Reale a Milano fino al prossimo 23 febbraio, con la curatela di Alba Cappellieri e la collaborazione della Fondazione Cologni.

Un percorso articolato che ruota attorno a tre pilastri che sono valori del marchio: la natura (declinata in foglie, fiori, ma anche uccelli e animali iper preziosi), l’amore, di cui il gioiello rappresenta spesso un pegno, e il tempo, il cui rapporto con i gioielli Van Cleef & Arpels viene decodificato utilizzando brani e parole chiave delle «Lezioni americane» di Italo Calvino.

La mostra-evento, progettata da Johanna Grawunder, è la prima della maison in Italia ed è pensata per dare spazio alle dimensioni della gioielleria che hanno poco a che fare con l’aspetto commerciale e, invece, rientrano alla perfezione nel concetto di arti applicate: «Negli anni abbiamo cercato, in collaborazione con istituzioni e musei, di programmare eventi che potessero dare accesso alle diverse dimensioni del mondo della gioielleria a un’audience generale - spiega Nicolas Bos, presidente e ceo di Van Cleef& Arpels -. Come accadeva nel passato quando, negli anni Venti e Trenta, la gioielleria era una categoria importante delle esposizioni universali, insieme all’architettura, al design. Oggi proviamo a renderla nuovamente visibile agli occhi del grande pubblico». Addirittura con ingresso libero.

La scelta dell’Italia è venuta piuttosto naturalmente: «In Europa è uno dei Paesi più importanti sul fronte dell’arte, della cultura, della formazione - continua Bos -. E Palazzo Reale, con cui abbiamo iniziato a “dialogare” sul tema già sette-otto anni fa, ha una grande tradizione nelle arti applicate decorative: ci è sembrato fosse proprio il posto giusto».

Uno storytelling così approfondito e articolato ben si addice a una maison dall’heritage importante, a partire dai pezzi iconici: dal motivo floreale della collezione Alhambra alla collana Zip, passando per le fate e i segni zodiacali. E che ha saputo da un lato essere espressione del proprio tempo e, dall’altro, produrre oggetti timeless. Che continuano ad affascinare la clientela, indipendentemente dalle trasformazioni socio-economiche che hanno rivoluzionato i consumatori del lusso e le loro abitudini: «Ovviamente ci sono mercati, come l’Asia, che si sono sviluppati molto e in fretta, ma le motivazioni profonde che spingono un cliente ad acquistare un pezzo di alta gioielleria sono sempre le stesse, da migliaia di anni: piacere personale, espressione dello stato sociale, investimenti, apprezzamento della bellezza dell’opera in sé. È questo che ci porta a volerci raccontare, a spiegare ciò che facciamo», dice Bos.

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