Intervista

Vandelli (Bper): «Valorizzeremo le filiali di Ubi, poi pronti a nuove aggregazioni»

«Per noi è un’opportunità unica e forse irripetibile di crescita. Ma la nostra operazione dipende dall’esito dell’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca»

di Alessandro Graziani

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«Per noi è un’opportunità unica e forse irripetibile di crescita. Ma la nostra operazione dipende dall’esito dell’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca»


5' di lettura

«Per noi è un’opportunità unica e forse irripetibile di crescita. Ma la nostra operazione dipende dall’esito dell’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Vedremo come finirà, gli ultimi giorni sono quelli decisivi. Molti segnali lasciano pensare che l’Ops di Intesa possa avere successo». L’amministratore delegato di Bper Alessandro Vandelli è probabilmente lo spettatore più interessato al buon esito dell’Ops di Intesa su Ubi poiché da essa dipende, ottemperando alle richieste dell’Antitrust, la successiva cessione di 532 filiali di Ubi a Bper che porterebbero il gruppo bancario emiliano a raggiungere i 115 miliardi di total asset. Pur con la prudenza dovuta rispetto a una partita ancora in corso, Vandelli ha accettato di spiegare come e perché si è arrivati all’operazione. Delineando anche le mosse che seguiranno all’ormai prossima fine dell’Ops di Intesa.

Partiamo dall’inizio dell’operazione. Alcuni azionisti di Ubi hanno detto che erano in trattativa avanzata con Bper. Ma che poi voi vi siete tirati indietro, creando le condizioni per l’Ops di Intesa. Qual è la sua versione dei fatti?

Non voglio fare polemiche, ma non è andata proprio così. È vero che nell’autunno 2019 ci siano incontrati alcune volte con il ceo Massiah per valutare in via del tutto preliminare i numeri di un’eventuale aggregazione, ma poi a dicembre Ubi ha deciso di procedere con un piano industriale in una logica stand alone. Quindi quando in seguito ci è stata prospettata l’operazione con Intesa Sanpaolo non dovevamo scegliere tra due alternative, perché l’ipotesi Ubi in quel momento non era sul tavolo.

Da pochi giorni Intesa ha aumentato il prezzo per l’acquisizione di Ubi Banca rispetto all’offerta iniziale. Cambia qualcosa anche nella valutazione degli sportelli che vi siete impegnati a comprare? Vi verrà chiesto di pagare di più?

Qualche impatto è probabile che ci sarà, ne parleremo. Il contratto con Intesa è già stato cambiato due volte, di recente per modificare il perimetro dell’operazione dopo le richieste dell’Antitrust. Sono certo che anche stavolta troveremo una soluzione soddisfacente per entrambi.

Dopo il via libera dell’Antitrust, avete già definito le aree geografiche e il numero esatto delle filiali Ubi da acquistare?

Le filiali restano le 532 previste a seguito della richiesta Antitrust e sono già state identificate una ad una. La prevalenza, circa il 70% degli impieghi e della raccolta da clientela, è nel nord del Paese, soprattutto in Lombardia. E poi in Piemonte, Liguria e Marche, meno nel resto d’Italia.

Quando pensate di procedere con l’aumento di capitale, che gli analisti stimano in 700-800 milioni, per finanziare l’acquisizione degli sportelli di Ubi?

Contiamo di lanciare l’aumento di capitale sul mercato nella seconda metà di settembre. Intanto siamo al lavoro con le Autorità per le necessarie autorizzazioni a procedere con l’operazione, che terranno conto anche del cambio di perimetro del ramo di azienda da acquisire. Non solo con l’Antitrust ma anche con Bce e Consob. Con la presentazione dei conti semestrali del 5 agosto, avremo tutti gli elementi per definire l’operazione sul capitale.

Quindi farete prima la ricapitalizzazione e poi l’acquisizione delle filiali di Ubi?

I tempi dell’acquisizione dipendono dall’esito dell’Ops di Intesa e dalle valutazioni anche di tipo operativo che faremo, in particolare su aspetti legati alla migrazione informatica. Serviranno alcuni mesi, l’importante per noi è fare le cose per bene.

L’attuale cda di Ubi sostiene che finché la banca resterà una società autonoma, la cessione degli sportelli non si potrà fare. Teme che i tempi possano allungarsi se l’Ops di Intesa supererà il 50% ma non il 66,67%, rendendo più difficile la fusione?

Se le adesioni all’Ops supereranno il 50% si potrà procedere al rinnovo del cda e in seguito Intesa, esercitando i propri diritti di controllo, avrà un ruolo di coordinamento e indirizzo su Ubi. Riteniamo quindi che la cessione degli asset possa avvenire e aspettiamo fiduciosi l’esito dell’operazione.

Che progetti avete per la rete di filiali Ubi che volete acquistare?

Il percorso di Bper negli anni dimostra che siamo una banca connaturata ai territori, che ha saputo mantenere i valori migliori della sua matrice di banca popolare. Siamo cresciuti nel tempo, con gradualità, senza maxi-operazioni ma comunque con una quindicina di aggregazioni. E ovunque, dal Piemonte, alla Sardegna, all’Abruzzo fino alla Campania, abbiamo mantenuto e accentuato le relazioni con imprese e famiglie del territorio.

I dipendenti delle filiali di Ubi che ruolo avranno in Bper? Esiste un rischio esuberi?

Siamo una banca che ha ormai una strategia multicanale, ma rimaniamo fermamente convinti che il ruolo della filiale sia e resterà centrale nel rapporto con i clienti. E le persone che lavorano in banca sono fondamentali. Ai dipendenti delle filiali di Ubi che auspichiamo diventeranno di Bper dico che speriamo di appassionarli con il nostro progetto di crescita e che puntiamo ad aumentare e non a diminuire le risorse.

In una fase in cui un po’ tutte le banche fanno a gara a chiudere le filiali, voi le comprate. Per crescere non era meglio aggregarsi con un’altra banca?

Io credo che si tratti di un’opportunità che non ci ricapiterà più. Certamente intendiamo comprare un numero significativo di filiali di una banca, ma soprattutto acquisire nuovi clienti in aree di grande ricchezza e realizzare sinergie di ricavo grazie alle nostre società prodotto nell’asset management, nel credito al consumo, nel factoring. Inoltre non dobbiamo gestire duplicazioni nelle strutture centrali con i relativi costi di integrazione: questo è il vero vantaggio dell’operazione.

A proposito di società prodotto, avete deciso che fare di Arca?

Anche in questa fase difficile sui mercati, Arca ha dimostrato di saper gestire bene i suoi fondi d’investimento. Ci stiamo affezionando sempre più ad Arca, e siamo al lavoro con il management per farla crescere. L’acquisizione degli sportelli nell’operazione con Intesa San Paolo sarebbe un’ulteriore occasione di sviluppo e valorizzazione dell’asset manager.

Effetto Covid sull’economia e acquisizione di filiali in arrivo. Quando aggiornerete il piano industriale?

Abbiamo avuto l’opportunità di definire nel 2019 il piano industriale, mentre altri l’hanno presentato nel 2020. Questo ci ha permesso di mettere a terra nel primo anno la gran parte delle azioni più importanti. La nuova situazione, considerando gli effetti dell’emergenza sanitaria e l’operazione di acquisto degli sportelli, se realizzata, richiederà di mettere mano a un nuovo piano industriale, che presenteremo ragionevolmente nel primo semestre del prossimo anno. Quanto alla revisione del target 2021, contiamo di dare le prime indicazioni al mercato insieme con i dati della semestrale che diffonderemo a inizio agosto.

Se, come pare, l’Ops di Intesa su Ubi andrà in porto, in Italia si riaprirà il processo di consolidamento suggerito da Bce. La riprivatizzazione di Mps sarà l’innesco delle nuove aggregazioni? Siete interessati a diventare il terzo polo italiano?

L’Ops di Intesa su Ubi ha oggettivamente innescato l’avvio di un processo di nuove aggregazioni su cui credo che tutti stiano facendo le dovute riflessioni. Noi di Bper nei prossimi mesi dovremmo essere impegnati nell’operazione sui 532 sportelli di Ubi che, dimensionalmente, è come acquistare una banca. Ma poi riteniamo di poter giocare un ruolo attivo nel consolidamento anche grazie al supporto che abbiamo da azionisti importanti come il gruppo Unipol e le Fondazioni, a partire da quella di Sardegna.

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