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Varese diventa un hub: recupero funzionale nella zona delle stazioni

Il Comune vuole attrarre investimenti con la riqualificazione dell’area tra i due scali: interventi per 37 milioni (18 ottenuti dal Bando Periferie), a cui si collega anche il progetto di un campus universitario

di Paola Pierotti

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Il Comune vuole attrarre investimenti con la riqualificazione dell’area tra i due scali: interventi per 37 milioni (18 ottenuti dal Bando Periferie), a cui si collega anche il progetto di un campus universitario


4' di lettura

Quando l’infrastruttura è un volano per il ri-posizionamento di un territorio e una leva per nuove iniziative di sviluppo immobiliare: siamo a Varese e ne è convinto il sindaco Davide Galimberti ricordando come «la nuova linea ferroviaria che collega la Svizzera con Milano, inaugurata poco più di un anno fa, abbia trasformato la città lombarda da luogo di arrivo a hub di transito». Il collegamento Lugano-Varese- Como-Malpensa-Milano apre prospettive interessanti «e proprio in questi giorni sono stati stanziati anche i fondi europei per il completamento Gallarate-Malpensa T2, quindi con un collegamento diretto da Varese all’aeroporto internazionale». Infrastrutture fisiche ma anche digitali: si aggiunga infatti il completamento, concluso da poche settimane, di copertura del territorio con la fibra ottica.

La città aperta alle connessioni europee rende più appetibile il territorio, ed è proprio a ridosso delle due stazioni ferroviarie di Varese che l’amministrazione comunale sta investendo per riqualificare aree che potranno essere interessanti anche per investimenti privati. «Le due stazioni di Varese, una gestita da Ferrovie Nord e una da FS, sono vicine ma non unite – racconta il sindaco –. A bbiamo utilizzato le risorse del primo Bando Periferie, 18 milioni di euro, per avere ricadute dirette su tutto il circondario, per restituire un sistema attrezzato, interconnesso e riqualificato. I lavori inizieranno ad ottobre e prevediamo 32 mesi di interventi».

Il recupero delle aree dismesse

Sempre a ridosso di questa zona, il consiglio comunale ha approvato un masterplan, con altri 19 milioni di opere pubbliche, volto alla trasformazione di un sito di 122.940 mq, con aree private dismesse e diversi edifici ex industriali che dovranno essere valorizzati con nuovi usi. «Siamo molto elastici – commenta il sindaco – nella scelta del mix funzionale, c’è la massima libertà. Senz’altro saranno possibili dei ragionamenti legati a nuove sedi aziendali proprio in virtù della localizzazione e del posizionamento specifico».

Ancora, il Comune un paio di mesi fa si è aggiudicato un bando Cipe per un’altra decina di milioni, anche questo non lontano dalle stazioni, nel quartiere di Biumo, dove si prevede la riconversione di una serie di edifici dismessi, il potenziamento dell’edilizia residenziale pubblica e la costruzione di uno studentato. Entro agosto uscirà il bando per trovare l’operatore che si dovrà occupare chiavi in mano dello sviluppo dell’operazione e della sua gestione, il tutto a partire da uno studio di fattibilità realizzato da un pool di professionisti coordinati da KCity insieme agli uffici del Comune, dando una risposta concreta al consolidamento dell’Università dell’Insubria.

Sarà un campus diffuso, dove è prevista la riqualificazione di corti e fabbricati di quello che è uno storico quartiere cittadino. Un contributo regionale per dare sostanza a un programma integrato di edilizia residenziale sociale nei territori locali, per una città «sempre più a misura di studente e a un’università capace di vivere il territorio che la ospita, contaminandosi con esso e generandovi vivacità», aveva commentato il rettore Angelo Tagliabue in occasione dell’assegnazione.

Un laboratorio di rigenerazione urbana che diventa realtà, che premia la visione di città fondata su una strategia che abbina risorse pubbliche a interventi privati. Questo progetto prevede in sostanza la riqualificazione di edifici oggi sottoutilizzati e in parte abbandonati, che, una volta rigenerati, potranno ospitare decine di stanze dedicate agli studenti fuori sede. Accanto a queste, anche servizi, funzioni sociali, attrezzature sportive, innovazioni per quanto riguarda la mobilità, aule studio e nuovi centri di culturali.

Terza età e tempo libero

L’aumento di accessibilità è determinante per tanti altri settori, non ultimo la residenzialità. «Rimane alta anche la domanda di residenze per la terza età – continua il sindaco – e diverse realtà si sono fatte avanti con manifestazioni di interesse, ma nulla si è mai concluso realmente, pur avendo il nostro territorio il Dna per ospitare strutture inserite in un contesto di eccellenza ambientale e per la qualità della vita».

Varese è in cerca di nuove vocazioni, guardando con interesse al direzionale e al produttivo, e se in epoca pre-Covid si erano fatte sentire diverse catene alberghiere per insediare nuove strutture nel territorio, bisognerà capire quale sarà lo scenario post-pandemia. Sarà anche lo sport a trainare questo tipo di opportunità: la città di Varese ospita da tempo eventi internazionali legati al canottaggio, e punta ad affermarsi come sede d’appoggio in vista delle prossime Olimpiadi 2026. Proprio in vista di questo grande evento, è stato recentemente affidato il progetto di riqualificazione del PalAlbani, il palaghiaccio di Varese, attraverso un project financing, che ambisce ad avere un ruolo per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina.

Infine, spazio per un polo culturale di 9mila mq nell’ex caserma Garibaldi, con un progetto nato da un concorso e aggiudicato allo studio guidato da Mauro Galantino. Siamo anche qui a 500 metri in linea d’aria dalla stazione, sono già partiti i cantieri per la piazza e in autunno si avvieranno quelli della caserma che ospiterà tra l’altro un archivio e una biblioteca.

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