Emergenza Covid

La variante Delta cresce in Europa. Tre le versioni esistenti

La variante, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sta diventando quella dominante della malattia a livello globale.

(EPA)

3' di lettura

Cresce l’allerta in Europa e nel mondo per la variante Delta, rilevata per la prima volta in India. Secondo il Public Health England quasi tutti i casi di Covid-19 nel Regno Unito sono riconducibili a questo ceppo, più contagioso, che ha provocato un rimbalzo dei contagi.

La variante, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sta diventando quella dominante della malattia a livello globale. Un picco di casi si è registrato ad esempio a Mosca dove è stata riscontrata nell’89,3% dei contagiati.

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Molto probabilmente la circolazione di questa variante è anche all’origine dei numeri dell’epidemia in Spagna e Turchia, dove l’incidenza è più elevata rispetto alla media dei paesi europei (rispettivamente 51 e 48 nuovi casi ogni 100mila abitanti negli ultimi 7 giorni, mentre l’Italia è a 18).

La variante è dominante in Portogallo, dove i casi stanno risalendo da alcune settimane, ed è stata individuata in alcuni focolai in Germania, Francia e Spagna.

Anche negli Usa, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) hanno avvertito del dilagare della variante.

Le tre versioni della variante Delta

Nelle banche date genetiche internazionali quella che adesso è la variante Delta, secondo la terminologia recentemente introdotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è diventata una sorvegliata speciale, ossia una delle cosiddette Voc (dall’inglese Variant of Concern), le varianti che per le loro caratteristiche destano particolare preoccupazione.

La variante Delta (indicata con la sigla B.1.617), comparsa in India nell’ottobre 2020 e finora è presente in un centinaio di Paesi, accumula mutazioni con una relativa facilità.

Sono tre le versioni attualmente più diffuse: B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3. Di queste a sua volta la più diffusa è la B.1.617.2, considerata il 60% più efficace nel trasmettersi rispetto alla variante Alfa grazie ad alcune mutazioni. La variante B.1.617.2 è a sua volta è mutata, sviluppando una nuova versione, indicata con la sigla B.1.617.2.1 o più semplicemente AY.1.

È stata identificata in India, nell’Istituto di genomica e biologia integrativa (Igib) del Consiglio nazionale delle ricerche indiano, Csir.

Quanto è diffusa in Italia

Il quadro del contagi nel nostro Paese vede una presenza assai bassa della cosiddetta variante Delta, sotto la soglia dell'1% stando ai dati confermati dal portavoce del Comitato tecnico scientifico Silvio Brusaferro.

Un numero che va letto però nel contesto di una scarsa capacità del nostro sistema di sequenziare, denunciata a più riprese e all'unisono dagli osservatori. Se cerchi poco trovi poco, semplificando al massimo il discorso. Secondo le stime del Financial Times, che prendono spunto dai inseriti nel database Gisaid, la sua presenza in Italia sarebbe ora al 26% con il 2% dei campioni sequenziati.

Il grado di protezione dei vaccini

Sono tre, a questo punto, le questioni aperte per riuscire ad arginare in Italia la circolazione di questa variante.

Il primo punto è la capacità dei vaccini di proteggere dalla Delta e i primi dati sembrano indicare una protezione maggiore dopo la seconda dose, soprattutto per quanto riguarda la riduzione di ricoveri e decessi, osserva Giuseppe Arbia, docente di Statistica economica dell’Università Cattolica di Roma.

In secondo luogo è poi essenziale, riprendere il tracciamento e fare il sequenziamento. E infine bisogna continuare a evitare gli assembramenti.

La rete per il sequenziamento in arrivo

Un cambio di passo è l’annuncio, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, di una rete integrata per il sequenziamento: uno strumento fondamentale per controllare la circolazione delle varianti.

La nuova rete punterà a sequenziare il 5% dei tamponi positivi nei periodi ad alta circolazione del virus e il 20% in quelli a bassa circolazione.

Un salto in avanti importante rispetto alla media tenuta finora dai laboratori regionali coordinati sempre dall'Iss che nel periodo da fine dicembre a maggio scorso hanno garantito il sequenziamento di solo l'1% dei tamponi positivi.

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