Covid

Variante Delta plus, ecco in quali Paesi si sta diffondendo. Pochi casi anche in Italia

I primi due identificati da noi ad agosto. «Oltre 80 le sequenze depositate a livello nazionale», spiega il presidente dei virologi Arnaldo Caruso

di Nicola Barone

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3' di lettura

Non è solo il Regno Unito a seguire col fiato sospeso la diffusione della variante Delta plus di cui si stanno indagando le caratteristiche. Casi appartenenti a questa nuova mutazione sono stati rilevati in Russia, Stati Uniti, Danimarca, Germania, Israele e alcuni anche nel nostro Paese. E la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha fatto sapere di avere acceso un faro sulla situazione dei contagi ascritti alla discendente diretta della Delta.

Identificati casi negli Usa, ma solo lo 0,05%

Anche se sono pochissimi, alcuni sono stati effettivamente identificati negli Usa secondo quanto riferito dalla direttrice dei Cdc (Centers for diseases control) Rochelle Walensky in una riunione presso la Casa Bianca per fare il punto sulla pandemia. Finora la quasi totalità dei casi è stata rilevata in Europa. «È ben al di sotto dello 0,05% di tutti i virus da noi sequenziati, con meno di 10 casi riportati finora nella nostra banca dati». Al momento non è ancora chiaro se la variante, che presenta due mutazioni sulla proteina Spike, dia o meno dei vantaggi al virus. E, stando ai Cdc, mancano prove che AY.4.2 influisca sull’efficacia degli attuali vaccini o terapie. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria britannica lo scorso venerdì ha comunicato che il sottotipo si espande in Inghilterra aumentando la sua frequenza. «Non c’è motivo di farsi prendere dal panico. Non è una situazione paragonabile alla comparsa della varianti Alfa e Delta, molto più trasmissibili di qualsiasi altro ceppo in circolazione al momento - sottolinea Francois Balloux, direttore dello University College London Genetics Institute - potrebbe esserci un potenziale piccolo aumento di trasmissibilità, che non avrebbe però un impatto simile a quello delle altre due sulla pandemia».

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In Israele arrivi da Moldova e Gran Bretagna

In Israele cresce la preoccupazione per l’ingresso della variante AY4.2, dopo l’individuazione di sei casi. Il premier Naftali Bennett, dopo una consultazione straordinaria indetta ieri con responsabili del ministero della sanità, ne ha convocata una seconda nella quale discutere fra l’altro un possibile aggiornamento delle precauzioni da adottare in vista della riammissione - a partire dal primo novembre - di turisti stranieri vaccinati. In un’intervista alla radio pubblica Kan Salman Zarka, responsabile della lotta al Covid, ha detto che la variante AK4.2 è stata rilevata in quattro individui giunti in Israele dalla Moldova e in altri due provenienti dalla Gran Bretagna.

80 sequenze depositate a livello nazionale

La variante Delta AY.4.2 di SARS-CoV-2 è già presente da tempo in Italia e con numeri persino più consistenti. «A Brescia addirittura ne abbiamo visti due casi in una survey condotta a fine agosto, e molto probabilmente siamo stati i primi a individuarla. Ma da allora siamo a oltre 80 sequenze depositate a livello nazionale», ha annunciato Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv). «La maggior parte delle notifiche sono avvenute dalla metà di ottobre, ma questo dipende dal fatto che ora c’è la necessità di monitorarla. E cercando, naturalmente, si trova». Il numero uno dei virologi italiani non è spaventato dal nuovo mutante. «Si tratta di una variante che ha pochissime mutazioni aggiuntive rispetto alla Delta» oggi dominante nel mondo, sottolinea Caruso. Rispetto alla Delta, «ha solo 3 amminoacidi mutati in più nella proteina Spike» usata dal virus di Covid-19 per “agganciare” come un uncino le cellule bersaglio. «Mutazioni che - insiste lo specialista - non appaiono neanche troppo interessanti dal punto di vista funzionale».

Abrignani: non è più pericolosa della Delta

Anche altri studiosi di primo piano tendono a spegnere paure eccessive. Secondo Sergio Abrignani, ordinario di Immunologia all’Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico, come sempre accade con le varianti anche rispetto alla nuova Delta Plus vanno guardate due cose. In primis «la trasmissibilità, ovvero qualsiasi variante che sia più trasmissibile della Delta tenderà a prendere il sopravvento, ma questa AY.4.2 non lo è». La seconda è «se a parità di trasmissibilità la Delta Plus sfugga di più al sistema immunitario e quindi anche ai vaccini. Ma non ci sembra sia questo il caso».

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