Casi in crescita

Variante Delta, pronta una metodica per l’identificazione rapida

Messa a punto dall’azienda biotech italiana Clonit può essere applicata in tutti i centri che effettuano l’analisi del tampone molecolare

di Nicola Barone

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I punti chiave

  • La ricerca dell’impronta
  • Stessa strumentazione dei tamponi
  • La funzione del sequenziamento

3' di lettura

Ad eccezione della Gran Bretagna, tutto il mondo indaga una quantità esigua di sequenze del Sars-Cov-2, tra cui la temutissima Delta, e così fa anche l’Italia. Per quanto impegnativa è a tutti gli effetti un’attività cruciale per monitorare l'evoluzione del virus e cercare nuove varianti con caratteristiche diverse da quelle conosciute, comprese maggiore trasmissibilità e virulenza. Grazie a metodiche poco costose e a impatto organizzativo praticamente nulle si potrebbe avere un quadro raffinato della circolazione delle varianti, quasi in tempo reale. Come quella messa a punto da Clonit, azienda biotech di Siziano (Pavia) attiva sin dagli inizi della pandemia con i suoi test per l’identificazione del coronavirus.

La ricerca dell’impronta

«Le varianti - spiega il presidente di Clonit Carlo Roccio - sono caratterizzate dalla presenza, in posizioni specifiche del genoma virale, di mutazioni della sequenza nucleotidica. Queste mutazioni sono in numero limitate in una variante rispetto al ceppo originale. Tali specifiche mutazioni costituiscono “la firma” o “l'impronta” caratteristica di una certa variante. Dal momento che questa impronta è conosciuta, per stabilire se un caso positivo è una certa variante o meno, non serve necessariamente sequenziare. Esistono dei metodi - continua Roccio - che sfruttano la stessa tecnologia di base della ricerca del genoma del Sars-Cov-2 in un tampone nasofaringeo, aumentando il numero dei bersagli molecolari del test per includere le mutazioni caratteristiche delle varianti».

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Stessa strumentazione dei tamponi

Stando ad alcune stime del Financial Times, nel periodo compreso tra gennaio e la metà di giugno, saremmo quinti al mondo per la percentuale di casi dovuti alla variante Delta. In base ai dati attinti da Gisaid, la banca dati internazionale nella quale tutti i Paesi del mondo depositano le sequenze genetiche del virus Sars-Cov-2, ad avere la maggiore concentrazione di Delta sono Gran Bretagna e Portogallo (rispettivamente con il 98% e il 96%) seguìti dagli Stati Uniti con il 31%, Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%) e Francia (6,9%). Ma come è noto il sistema di sequenziamento va lento e presenta molteplici falle di sistema, evidenziate a più riprese. È qui che potrebbe venire in aiuto il metodo messo a punto da Clonit in Real Time Pcr (Ultra Catcher Strategy marcato Ce-Ivd) secondo Roccio. «Consente di sapere, con un’elevata probabilità, se un positivo rappresenta una variante, costa una frazione del sequenziamento, richiede un minor tempo e può essere applicato in tutti i centri che effettuano l’analisi del tampone molecolare, con la stessa strumentazione e con evidente risparmio di soldi e soprattutto di tempo per il Ssn , rendendo possibile un tracciamento efficace».

La funzione del sequenziamento

Si susseguono negli ultimi giorni notizie un po’ ovunque di casi scoperti della variante Delta. Un focolaio è stato trovato tra i lavoratori della logistica e i loro contatti stretti tra le province di Piacenza, Cremona e Lodi. Dal 15 giugno per 6 giorni l’Ausl di Piacenza ha sequenziato, individuato e isolato 25 casi della mutazione scoperta in India, dominante in Inghilterra e in espansione in altri Paesi. Altro cluster in Campania dove i casi di variante Delta sono stati 82 su 321 all’ultima rilevazione settimanale.
Dal ministero della Salute è stata disposta una nuova indagine rapida per stimare la diffusione delle principali varianti del coronavirus in Italia, a partire proprio dalla più preoccupante e che prenderà in considerazione i campioni notificati il 22 giugno, dei quali si otterranno le sequenze genetiche. Per Roccio «il sequenziamento, in quanto metodo più lungo, più costoso e applicabile in un numero esiguo di laboratori specializzati, rimane il metodo indispensabile e insostituibile per cercare nuove varianti. E a questo che devono essere riservate le limitate capacità dell'Italia in questo ambito, evitando di intasarle con attività per le quali esistono da tempo alternative più veloci e meno costose».

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