Il boom nel Regno Unito

Variante Delta, quanto è diffusa in Italia e come ci stiamo proteggendo?

In caso di impennata dei casi quarantena per gli arrivi dall’Inghilterra. Dalla doppia dose maggiori chance di copertura

di Nicola Barone

La variante Delta spaventa, Inghilterra verso il rinvio della riapertura

4' di lettura

Il quadro del contagi nel nostro Paese vede una presenza assai bassa della cosiddetta variante Delta, sotto la soglia dell’1% stando ai dati confermati dal portavoce del Comitato tecnico scientifico Silvio Brusaferro. È un fatto acclarato tuttavia che quel numero merita di essere letto nel contesto di una scarsa capacità del nostro sistema di sequenziare, denunciata a più riprese e all’unisono dagli osservatori. Se cerchi poco trovi poco, semplificando al massimo il discorso tanto per intendersi.

Da quattro settimane la Gran Bretagna si trova di nuovo in una fase di crescita esponenziale dei contagi, con un tempo di raddoppio di circa sette giorni, anche se il dato non si ripercuote ancora in maniera importante su ospedalizzazioni e decessi. Lì le analisi genetiche fatte - con numeri incomparabilmente superiori ai nostri - legano la recrudescenza dei casi alla propagazione della “ex indiana” più trasmissibile fino a sei volte le comuni forme di SARS-CoV-2.

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Ipotesi quarantena per arrivi dal Regno Unito

Da un capo del mondo all’altro si prova tutto per correre ai ripari e nessuno si nasconde le insidie di uno scenario nel quale prenda piede la mutazione ora più temuta. La variante B.1.617.2 sta rapidamente diventando il ceppo dominante di Covid-19 anche negli Stati Uniti, il che fa interrogare sul fatto che più avanti nel tempo possa colpire le comunità vulnerabili. Attualmente il 10% delle infezioni da Covid-19 negli Stati Uniti può essere attribuito alla variante Delta, a dire dell’ex commissario della Fda Scott Gottlieb per il quale tale proporzione raddoppia ogni due settimane. Come annunciato dal premier Draghi a margine della riunione del G7, per chi entra in Italia è al momento già previsto il tampone e se dovessero invece ricominciare ad aumentare i contagi si procederà alla reintroduzione della quarantena per gli arrivi dalla Gran Bretagna. È un primo livello di protezione che al momento non implica un ripensamento delle aperture in relazione al rischio rappresentato dalla variante Delta («ma bisogna essere pronti a reagire in maniera tempestiva»).

Bassetti: sequenziare tutti i nuovi casi

«La situazione inglese deve preoccupare perché dobbiamo sorvegliare e far sì che non esistano dei cluster da variante indiana, serve un’attenta sorveglianza che con i numeri attuali italiani (1.000-1.500 positivi) possiamo sequenziare tutti i nuovi contagi e verificare se c’è la variante». Per Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, «in Italia abbiamo scelto una strategia vaccinale leggermente diversa dal Regno Unito, dove hanno accorciato il periodo tra prima e seconda dose. Quello che sta succedendo nel Regno Unito, con l’aumento dei casi collegato alla variante indiana, è legato da una parte al fatto che la gran parte della popolazione è vaccinata con una sola dose e poi che alcuni hanno posticipato di molto la seconda dose. Questa variante è però, ricordiamolo, coperta dai vaccini che stiamo utilizzando».

Da noi prevalente la variante Alpha

Nel contesto italiano, in cui la campagna di vaccinazione sta accelerando anche se non ha ancora raggiunto i target di copertura ottimali, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante. Per questo gli esperti dicono sia doveroso continuare a monitorare con grande attenzione, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali e con le indicazioni ministeriali, la diffusione delle varianti stesse di SARS-CoV-2.

Per le ricerche condotte sinora sullo stato di circolazione delle varianti è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Scorrendo l’indagine rapida condotta da Iss e ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, al 18 maggio scorso prevalente in Italia era la cosiddetta “inglese” (B.1.1.7) di SARS-CoV-2 (88,1%, in calo rispetto al 91,6% del 15 aprile), con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 40% e il 100%. Il campione richiesto è stato scelto in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse.

Focolaio a Milano, indagini in corso

In una palestra di Milano è stato scoperto un focolaio con al momento 10 casi comprovati dopo la riapertura lo scorso 24 maggio. Uno ha evidenziato infezione da variante indiana ed è stato richiesto il sequenziamento per gli altri (tutti sono in isolamento). «Deve diventare un prototipo di studio per capire come sia avvenuto il contagio, perché sembrava una palestra organizzata in maniera seria, il che preoccupa ancora di più», ha suggerito l’ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Guido Rasi. «Occorre diventare un prototipo di studio, una modellistica. È vitale per la ripresa di tutte le attività».

Verso proroga misure restrittive in Inghilterra

In Inghilterra è dato per certo intanto il rinvio di quattro settimane del “freedom day” che comporterà la proroga, fino al 19 luglio, delle misure restrittive ancora in vigore e che, negli iniziali piani del governo, sarebbero dovute cadere definitivamente il 21 giugno. Attualmente le misure attuali prevedono limiti al numero di persone che si possono invitare all’interno della propria abitazione; limiti alla capacità ricettiva di pub, bar, ristoranti, teatri, cinema; limiti al numero di spettatori per gli eventi sportivi; restrizioni per le discoteche; limiti al numero di invitati per matrimoni ed altri eventi sociali. Queste regole sarebbero dovute cessare il 21 giugno, mentre le regole sulle mascherine e il distanziamento sociale sarebbero state oggetto di una revisione separata. Per quanto riguarda le altre regioni, in Irlanda del Nord il 21 giugno era stata indicata come «data indicativa» per una serie di modifiche alle attuali regole; la Scozia passerà invece al “livello zero” (il più basso) di restrizioni il 28 giugno; mentre per il Galles le misure restrittive verranno riesaminate il 21 giugno.

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