INTERVISTA

Varoufakis: la Bce “compri” parte del debito di Italia e Grecia. Salvini e la Lega? Servono solo alla Merkel

di Alberto Magnani

Lo spread sale, ci dobbiamo preoccupare?


5' di lettura

Nell’immaginario collettivo, Yanis Varoufakis resta l’uomo «del referendum in Grecia»: il ministro delle Finanze ellenico che ha portato Atene sull’orlo della rottura con i creditori internazionali, nel luglio 2015, prima di dimettersi in polemica con il testacoda di Alexis Tsipras in favore delle condizioni imposte dalla Troika. Da allora l’economista, 57 anni e una carriera accademica dall’Australia agli States, ha lavorato a un progetto che porti avanti la «rivoluzione mancata» dell’estate di tre anni fa. Lo incontriamo a Milano, dove sta presentando «European spring», una lista politica transazionale che correrà per le elezioni europee del 2019, con un candidato unico per la Commissione europea.

Varoufakis è noto per un linguaggio (e un look) che concede poco al galateo istituzionale, soprattutto quando si parla di austerity o del nuovo avversario politico che si profila per le elezioni del prossimo maggio: la coalizione di destre populiste in via di costruzione fra il blocco dell’Europa dell’est (capeggiato dal primo ministro ungherese Viktor Orban) e l’asse «dei volenterosi» in chiave anti-immigrazione che si sta creando fra l’Italia di Matteo Salvini, il ministro degli Interni bavarese Horst Seehofer e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. La sua lista, dice, cerca di colmare il vuoto che si è scavato nel doppio contrasto «all’establishment e all’internazionale dei razzisti».

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Quali sono le priorità?
La priorità è far sì che l’architettura economica dell’Europa, e l’euro in particolare, siano tali da permettere a Paesi come Italia, Grecia e larga parte della stessa Germania di respirare. Così stanno soffocando. Se non riusciamo a fare questo non fermeremo il processo che intossica l’Europa e porta alla crescita dei razzismi, disintegrando l’Ue e danneggiando tutti noi. Emmanuel Macron voleva riformare l’Europa ma le sue idee sono state assassinate da Angela Merkel. E curiosamente Macron ha digerito il tutto... Noi abbiamo le uniche proposte sofisticate di riforma dell’Eurozona.

Nel concreto, qual è la proposta?

Una? Ce ne sono almeno quattro, per ciascuna delle crisi più gravi: sulla povertà, sullo sviluppo di investimenti, sulla riduzione del debito pubblico e sulla gestione di quello privato. Sono tutte proposte che potrebbero realizzarsi domani mattina, senza cambiare i trattati come dicono di voler fare altri. Per cambiare un trattato serve che tutti i 27 Paesi Ue siano d’accordo. In questo caso potremmo agire subito. La gente capisce che se qualcuno promette di cambiare le leggi Ue, questo non succederà mai.

Partiamo da povertà e investimenti.
Per quanto riguarda la lotta alla povertà: noi chiediamo che il consiglio dei Ministri convenga con la Bce di destinare i suoi profitti (decine di miliardi di euro l’anno) al finanziamento di un fondo Ue contro la povertà. I soldi andrebbero a tutte le famiglie meno abbienti di Europa, a prescindere dalla nazionalità, sulla sola base di quanto sono povere. Lo potresti fare subito. Due: ci servono 500 miliardi di euro da destinare agli investimenti in tecnologie green ed energia, perché siamo in ritardo su queste sfide. Ma dove li trovi questi soldi, senza passare dalla tassazione?

Dove?
Chiediamo che la European investment bank ottenga il via libera dal consiglio dei Ministri per emettere dei bond per 500 miliardi di euro l’anno, con l’impegno della Bce a entrare nel mercato secondario e comprarli se i tassi di interessi salgono. Così avremmo un fondo di 500 miliardi di euro l’anno che stimolerebbe il livello di investimenti e permetterebbe ai tassi di interesse in Germania di salire, e questo è positivo politicamente: molti risparmiatori tedeschi si stanno innervosendo con l’Europa per via dei tassi bassi. E questo è completamente legale, la Bce appartiene a tutti.

E sul fronte del debito pubblico?
Proponiamo di prendere il debito pubblico di Paesi come Italia o Grecia e di dividerlo in due: la parte che è legale perché resta sotto i parametri di Maastricht (60% del debito rispetto al Pil, ndr) e tutto il resto. La parte che resta sotto al parametro del 60% viene cartolarizzata in obbligazioni emesse dalla Bce e venduta ai governi nazionali.

«Cartolarizzare» il debito? Come?
Facciamo un esempio pratico. Una obbligazione italiana da un miliardo di euro va in scadenza. Visto che l’Italia supera di oltre il doppio i parametri di Maastricht (il debito è oltre il 130% del Pil, ndr), oltre il 45% del bond (450 milioni di euro) verrà riscattata dalla Bce e il resto rimarrà all’Italia. La Bce a sua volta emette un bond da 450 milioni di euro che gli investitori possono comprare, ma al tempo stesso dice al governo italiano: quando il bond scade dovrai pagare tu per tutti, ma godendo di un tasso dello 0%. Se applichi questa ricetta a Grecia, Italia o Spagna il debito può essere ridotto del 40% nel giro di 20 anni. Una riduzione significativa.

E sulle banche private?
Quando una banca italiana (o greca) è a rischio, la Bce la acquisisce e cambia il management. Il Meccanismo europeo di stabilità (il cosddetto Fondo Salva-stati) mette i soldi senza scaricare il tutto sui contribuenti. Quando la banca è sana deve essere venduta nell’arco di due anni e i risparmiatori riottengono i propri soldi.

Parlando di politica... Lei ha definito Lega e Cinque Stelle «una falsa opposizione» all’establishment Ue. In che senso?
Sinceramente non riesco più a capire i Cinque stelle. Ma sulla Lega ho le idee chiare, parliamo di lei. La Lega ha la sua narrativa. L’unico motivo per cui è al potere è il fallimento di Renzi, di Macron, di Merkel, di quello che chiamano establishment. Se io fossi in Salvini amerei «l’establishment» perché mi ha fatto vincere! Ma al tempo stesso l’establishment ha bisogno di gente come Salvini. Macron è stato eletto come l’anti-Le Pen. Si presentano come antagonisti ma sono complici.

E la vostra lista come conta di essere alternativa sia «all’establishment» che all’Europa?
Non è facile. La discussione si sta ammalando. Noi dobbiamo entrare nella partita e far notare che queste persone che dicono di combattersi in realtà sono solo complementari.

Salvini a parte, si sta creando un blocco di destra radicale in Europa, che va da Orban alla stessa Le Pen.
Andranno benissimo, sono tutti uguali. Si sono coalizzati, li chiamiamo «l’internazionale dei nazionalisti». L’unico modo che ha la sinistra di diventare rilevante è smettere di parlare di se stessa e di quello che dovrebbe fare, mentre è chiaro quello che deve fare. Agitare il pugno e marciare sul Palazzo di Inverno non funziona più, quando la gente soffre e vuole risposte.

E in Italia? Vede qualcuno?
L’Italia è piena di gente di talento. Se siamo qui a Milano è perché crediamo che la politica italiana possa ringiovanirsi.

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