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Vasaris entra a far parte di Open Care

Nasce Open Care Art Advisory, un nuovo dipartimento della società di servizi per l'arte con sede ai Frigoriferi Milanesi, già attiva nella conservazione e restauro delle opere d'arte, in un contesto in cui aumenta la richiesta di valutazioni verificabili e trasparenti

di Silvia Anna Barrilà


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4' di lettura

Nuova alleanza nel mondo dell'arte: la società di consulenza per l'arte Vasaris entra a far parte di Open Care , società di servizi per l'arte con sede ai Frigoriferi Milanesi (controllata dal gruppo Bastogi , la più antica società italiana quotata alla borsa italiana ancora in attività), che ha già fatto del restauro e del deposito di opere d'arte i suoi punti di forza e ora mira a crescere attraverso l'art advisory.

Un completo rinnovamento del team con l'ingresso di Vasaris, società fondata nel 2006 da Lorenzo Bruschi e Roeland Kollewijn, che ha tra i suoi clienti società assicurative e bancarie. “Vasaris e Open Care erano due società concorrenti ma complementari” ha commentato Lorenzo Bruschi, “nel senso che Open Care aveva servizi che noi non potevamo offrire, quindi è nata una sinergia; in questo modo noi ampliamo la nostra offerta di servizi, mentre Open Care si è dotata di un dipartimento di art advisory più forte”.

L'unione è stata siglata attraverso la creazione di una nuova società in cui sono confluiti i soci fondatori di Vasaris, mentre la precedente società ha cessato di esistere. A loro si è aggiunto Edoardo Gnemmi, dal 2014 a oggi direttore e membro del Comitato tecnico scientifico F ondazione Fausto Melotti, per il contemporaneo.

L'esigenza di trasparenza nelle valutazioni
Il nuovo dipartimento di art advisory, presentato giovedì 7 novembre durante un incontro sulle valutazioni dei patrimoni artistici, non si occuperà tanto di intermediazione di opere, quanto di valutazioni e consulenze, un settore che oggi richiede sempre più professionisti specializzati e trasparenti, in grado di giustificare le proprie valutazioni sulla base di una metodologia e di criteri oggettivi. A questo proposito Bruschi e Kollewijn vantano la qualifica di membri RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors), la principale organizzazione globale che regola e qualifica i professionisti del real estate e di tutti gli ambiti specialistici del property, che include una sezione di professionisti dell'ambito Art & Antiques. “Negli ultimi decenni è cambiata la percezione dell’arte, che viene intesa sempre di più come asset economico” ha spiegato Lorenzo Bruschi, “per cui si sente il bisogno di una valutazione chiara e trasparente, di una verifica dei valori, di superare le asimmetrie informative che finora hanno caratterizzato il mercato dell'arte e le valutazioni. Oggi sono cambiati gli interlocutori: 20 o 30 anni fa erano famiglie private che volevano vendere, ora sono le banche che devono mettere a bilancio le opere d'arte in loro possesso (si veda il grande lavoro svolto da Banca Intesa , la cui collezione è stata valutata a 271 milioni di euro, ndr); sono le assicurazioni che hanno bisogno di verificare le stime accettate (e cioè quelle accettate da entrambe le parte e che quindi non verranno mai più cambiate); sono le aziende che si sono rese conto del valore dei loro archivi e patrimoni. Ma ci sono anche professionisti: avvocati, notai, family office, che sono advisor del cliente e hanno necessità di capire che cosa hanno in portafoglio o hanno ereditato. Finora in Italia la valutazione è stata fatta in modo poco professionale con periti, oppure con attori del mercato e, quindi, coinvolti da interessi di parte, non veramente terzi”.

Cambia l’interlocutore
Anche osservando i vari segmenti si notano dei cambiamenti negli ultimi decenni: “Il moderno e il contemporaneo sono quelli che dominano il mercato” continua Bruschi, “quindi c'è più interesse in questo segmento. Sull'antico ci vengono richieste valutazioni più a fini di divisioni, mentre nel contemporaneo più a livello assicurativo, perché è un collezionismo più attivo”.
“Fino agli anni ’80 gran parte delle richieste di valutazioni provenivano da famiglie private per divisioni” ha aggiunto Roeland Kollewijn, “ora l'arte è vista molto di più come un asset, ci sono più player, più specialisti, non si può più avere un generalista che fa tutto, come accadeva negli anni ’60, ’70, ’80, ora ci sono più opere in circolazione, le valutazioni che faccio spesso me le ritrovo qualche anno dopo usate da terzi in un altro contesto. Per questo l'esigenza di qualità adesso è molto maggiore, la stima deve essere più trasparente, anche a distanza di tempo deve essere verificabile, motivata, comprensibile, deve esserci chiarezza sul metodo utilizzato, sul mercato di riferimento per la quale è stata realizzata, ci vuole un comportamento etico non solo da parte di chi fa la valutazione, ma anche di chi la commissiona, che talvolta può esercitare pressioni sul consulente a seconda di quali siano le sue finalità”.

I vantaggi a livello assicurativo
Avere le idee chiare sulla valutazione del patrimonio aiuta anche a fini assicurativi, come ha confermato Annabel Brownhill, direttore associato del dipartimento assicurazioni di belle arti dell'assicurazione R K Harrison. Infatti, disporre di una valutazione (un elenco degli articoli e dei valori per ciascun pezzo) e fare riferimento ad essa nel contratto di assicurazione, facilita la risoluzione dei reclami nel caso di un sinistro, perché il valore dell'articolo è stato concordato da tutti in anticipo. “Gli assicuratori normalmente addebitano un tasso inferiore se si dispone di una valutazione dettagliata, invece che di un importo totale non specificato” ha spiegato. “Se non è stata rilevata alcuna valutazione nell'ambito dell'assicurazione, è probabile che gli assicuratori chiedano a un cliente di provare il valore dell'articolo rubato o distrutto. Sebbene sia possibile farlo, è un lavoro aggiuntivo fornire informazioni per spiegare il valore di ciò che è andato perduto. Se qualcosa viene parzialmente distrutto, se si dispone di un'assicurazione specializzata nelle belle arti, gli assicuratori pagheranno normalmente il costo del restauro più la perdita di valore del pezzo a seguito del reclamo. Normalmente il costo del restauro è relativamente basso anche per un'opera d'arte molto costosa, ma la perdita di valore a causa del danno può essere molto elevato. Ad esempio, ho lavorato su un reclamo per due dipinti antichi caduti dal muro. Il costo del restauro è stato di 6.000 euro, ma l'assicurazione ha coperto anche per la perdita di valore in seguito al danno pari a un assegno da 100.000 euro”.

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