i conti

Vaticano, nel 2019 il deficit cala da 75 a 11 milioni. Patrimonio “stimato” 4 miliardi

Il primo bilancio pubblico dal 2015. Padre Guerrero (ministro dell’Economia): «Scandali? La Santa Sede è stata truffata». Conti migliorati grazie alla finanza

di Carlo Marroni

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(IMAGOECONOMICA)

Il primo bilancio pubblico dal 2015. Padre Guerrero (ministro dell’Economia): «Scandali? La Santa Sede è stata truffata». Conti migliorati grazie alla finanza


4' di lettura

Un anno di conti pubblici molto buoni il 2019, anche se il 2020 sarà molto duro. La Santa Sede rende noto il bilancio dello scorso anno – non accadeva dal 2015 – che ha visto un rosso di soli 11 milioni, dai -75 del 2018, grazie ad un forte miglioramento della gestione finanziaria dei portafogli. Questa è la Curia – cioè tutti gli enti del governo centrale, 60 “enti” tra dicasteri, uffici e fondazioni – che si differenzia dallo Stato Città del Vaticano, che ha un bilancio a parte. La Santa Sede quindi lo scorso anno ha registrato entrate per 307 milioni di euro e spese 318 milioni di euro (-11), e un patrimonio netto pari a 1.402 milioni di euro, cifra certamente molto prudenziale, come la stima degli immobili (640 milioni). Le cifre ufficiali rese note dalla Santa Sede precisano che se si aggiunge il bilancio del Governatorato del Vaticano – in cui sono ricompresi i Musei e altre attività come Gendarmeria, Farmacia ecc.. - l'Obolo (66 milioni), lo Ior, il Fondo pensioni e delle Fondazioni si ottiene un patrimonio netto di circa 4 miliardi di euro. Cifre che annullerebbero il deficit se computate assieme.

Metà dei ricavi generati dal patrimonio. Un quinto da donazioni

E' il primo bilancio - accompagnato da una documentazione molto dettagliata per singolo dicastero, fatto fino ad oggi mai accaduto - che “firma” il Prefetto della Segreteria per l'Economia, il gesuita spagnolo padre Juan Antonio Guerrero Alves, messo a capo del dicastero dal papa lo scorso gennaio, e che ha chiamato come “vice” il manager laico Maximino Caballero Ledo. Tra l’altro il bilancio viene reso noto in giorni molto complessi per la Curia, per le rivelazioni e le conseguenze dello scandalo attorno al palazzo di Sloane Avenue, che hanno rigettato nella tempesta le finanze vaticane. Quello che viene chiesta è trasparenza. «Chi chiede trasparenza ha ragione. L'economia della Santa Sede deve essere una casa di vetro. Questo è quel che il Papa ci chiede. Questo è l'impegno della SPE e il mio proprio, e questo è quello che vedo negli altri organismi della Curia. Per questo è stata avviata una riforma. Per questo sono state cambiate alcune regole. Per questo è stato varato il codice appalti. Su questa strada andiamo avanti» ha detto Guerrero in un'intervista a Vatican News a firma di Andrea Tornielli, direttore editoriale della Santa Sede. Precisando che comunque le cifre complessive sono limitate: «Ci sono molte high school negli Stati Uniti che hanno un volume superiore a quello della Curia romana indicato in questo bilancio. I fedeli hanno comunque il diritto di sapere come usiamo le risorse nella Santa Sede. Non siamo proprietari, siamo custodi di beni che abbiamo ricevuto».«È possibile che, in alcuni casi, la Santa Sede sia stata, oltre che mal consigliata, anche truffata - ha aggiunto padre Guerrero -. Credo che stiamo imparando da errori o imprudenze del passato. Ora si tratta di accelerare, su impulso deciso e insistente del Papa, il processo di conoscenza, trasparenza interna ed esterna, controllo e collaborazione tra i diversi dicasteri». Il tema del deficit Oltretevere è molto diverso da quelli degli stati: «La Santa Sede non funziona come un'azienda o come uno Stato, non cerca profitti o eccedenze. È pertanto normale che sia in deficit. Quasi tutti i dicasteri sono infatti “centri di costo”: svolgono un servizio che non è né venduto né sponsorizzato. Evitare il deficit non è l'obiettivo della Santa Sede. Il suo spirito è un altro». Ma comunque i conti devono quadrare. Dove sono i ricavi? Nel 2019, il 54%, pari a 164 milioni di euro, è stato generato dallo stesso patrimonio. L'attività commerciale (visite alle catacombe che diversamente dai musei fanno parte della Santa Sede, produzioni vendute dal dicastero della comunicazione, Libreria Editrice Vaticana, ecc.) e i servizi (tasse per alcuni certificati, tasse accademiche di istituzioni universitarie, ecc.) hanno portato un 14%, cioè 44 milioni di euro. Le entità vaticane che non si consolidano in questo bilancio (Ior, Governatorato, Basilica di San Pietro) hanno contribuito per il 14% delle entrate, 43 milioni. E le donazioni delle diocesi e dei fedeli sono state pari a 56 milioni di euro, il 18%.

Il 65% dei costi è destinato alla “missione”, il 14% all’amministrazione

Poi i costi. Che si dividono in tre blocchi: asset management di 67 milioni di euro, il 21% dei costi, e include 18 milioni di euro di tasse e 25 milioni di euro spesi per la manutenzione degli edifici. I servizi e l'amministrazione assorbono il 14% delle spese. E le spese di “missione” assorbono il 65% del totale. “In generale, ciò che mi ha colpito di più quando ho conosciuto meglio la Curia è che si fa molto con poco” osserva Guerrero. “Mantenere 125 nunziature e missioni permanenti nel mondo con 43 milioni di euro, pubblicare un quotidiano come L'Osservatore Romano, trasmettere più di 24 ore al giorno in 40 lingue, come fanno Radio Vaticana e Vatican Media, generare notizie e spiegarle come fa Vatican News, spendendo 45 milioni di euro: non ho trovato paragoni nel mondo della comunicazione”. Il calo del deficit a 11 milioni è stato ottenuto grazie agli investimenti. Insomma le finanze coprono una parte del deficit di gestione. “Inoltre, nella comparazione, dovrebbero essere eliminati alcuni costi e ricavi che sono stati straordinari nel 2018 o nel 2019. Neutralizzare questi “one timers” porterebbe al risultato di un deficit di 22 milioni di euro nel 2019 contro 50 milioni di euro del 2018”.

L’Obolo contribuisce con 66 milioni, una quota per “scopi specifici”

Poi il tema dell'Obolo – 66 milioni, calato rispetto agli anni scorsi – alla ribalta per il caso di Londra. Nel 2019, il fondo dell'Obolo ha coperto il 32% delle spese per la missione della Santa Sede. La struttura e i servizi sono invece coperti da fondi propri. L'incasso dell'Obolo – che è fuori dal consolidato, come lo Ior - è stato di 53 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro donati per scopi specifici, e il resto come rimanenza attiva precedente: il fondo il fondo ha collaborato con la missione del Santo Padre per 66 milioni di euro, 23 in più di quanto raccolto. Questo è successo negli ultimi anni. Ciò significa che ha anche decapitalizzato… Ma Sloane Avenue è stato comprato con l'Obolo, e quindi le perdite gravano sul fondo? «Per quel che so le perdite di Londra non sono state coperte con l'Obolo, ma con altri fondi di riserva della Segreteria di Stato», ha precisato il “ministro”.


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