LA DECISIONE DI BERGOGLIO

Il Vaticano apre gli archivi su Pio XII. Studiosi in fila per consultare gli anni della Shoah

A Pio XII viene imputato un sostanziale disinteresse per la sorte degli ebrei, anche di quelli rastrellati a Roma, il 16 ottobre del 1943 e deportati ad Auschwitz

di Carlo Marroni

Pio XII: da lunedi' aprono archivi, 20mila faldoni

4' di lettura

Una massa di documenti riordinati in buste e catalogati per provenienza e cronologia, il frutto di un lavoro durato quattordici anni. Da lunedì mattina 2 marzo l’Archivio Apostolico Vaticano e altri archivi della Santa Sede apriranno alla consultazione di studiosi e ricercatori – che da tempo e in gran numero hanno fatto domanda di accesso - i documenti del pontificato di Pio XII (1939-1958).

L’apertura annunciata da Papa Francesco un anno fa, avviene in anticipo rispetto ai tempi previsti – di solito 75 anni dal periodo in questione e Pacelli muore nel 1958 – ed è oggettivamente un gesto di grande trasparenza vista la controversa interpretazione del pontificato. Si tocca infatti un tema delicato, da quando al pontefice eletto poco prima dell’ultima guerra mondiale viene imputato un sostanziale disinteresse per la sorte degli ebrei, anche di quelli rastrellati a Roma, il 16 ottobre del 1943 e deportati ad Auschwitz.

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Per gli archivi di Pio XII, dunque, gli studiosi – perché solo essi vengono ammessi alla consultazione di questo tipo di materiale – si concentreranno soprattutto su quel periodo e servirà per ricostruire come andarono i fatti.

Le accuse di connivenza con il nazismo scoppiate per una piéce teatrale in Germania
Le accuse più dure a Pacelli riguardano i suoi “silenzi”, di fronte alla Shoah. Ma non è sempre stato così. Dopo la guerra, per un ventennio circa, Pio XII venne ringraziato per la sua opera umanitaria, anche da parte di molti esponenti del mondo ebraico, per aver nascosto persone ricercate in conventi e monasteri (fatti questi accertati senza dubbi). Basta ricordare che nel 1958 Golda Meir, alla morte di Pacelli, dice: «Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata in favore delle vittime. Noi piangiamo la perdita di un grande servitore della pace». Ma le cose erano destinate a cambiare di lì a pochi anni. Il 20 febbraio 1963 a Berlino, venne rappresentata la pièce teatrale Der Stellvertreter (Il Vicario), scritta da Rolf Hochhuth, in cui vengono mosse accuse di cosciente passività verso il nazismo. La rappresentazione in Italia nel 1965, dopo una prima serata venne sostanzialmente censurata (poi avrà un seguito nel film Amen del 2002).

Pronte 20mila unità archivistiche, 14 anni per riordinarle
Da allora i rapporti della Chiesa con il mondo ebraico, che pure sono enormemente migliorati da Wojtyla in poi, hanno sempre risentito di questo aspetto, e basta ricordare il caso della didascalia su Pio XII al museo dello Yad Vashem a Gerusalemme, poi modificata nella sostanza dopo un approfondito lavoro di studio e ricerca indipendente. Ora Bergoglio compie l’ultimo passo: l’apertura degli archivi, e ci vorranno anni e anni per arrivare a delle conclusioni non contestabili. Per dare un’idea della vastità della documentazione resa disponibile, in Archivio Vaticano saranno consultabili, per quanto riguarda il pontificato di Pacelli, 73 archivi di rappresentanze pontificie, 15 serie della Segreteria di Stato, 21 fondi di Congregazioni romane e di uffici curiali e palatini, 3 dello Stato della Città del Vaticano e altri 8 fondi. Nel complesso, dunque, 120 tra fondi e serie, per un complesso di circa 20.000 unità archivistiche. Una sola di queste serie, sicuramente la più vasta, quello degli Affari Generali della Segreteria di Stato, comprende quasi 5.000 scatole che sono state riordinate, numerate e descritte da un gruppo di 15 archivisti che hanno prodotto un inventario di circa 15.000 pagine, consultabili in forma digitale, nelle quali si riflette un ventennio di vita della Chiesa e della società.

Gli archivi vaticani possono ospitare 120 ricercatori
Secondo la consueta prassi, è il papa che decide l’apertura dei documenti di un pontificato di un suo predecessore. Papa Wojtyla nel 2002 rese disponibili per i ricercatori, dall’inizio del 2003, i documenti relativi alla Germania per il pontificato di Pio XI (1922-1939) conservati nell’Archivio Vaticano e nell’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Contemporaneamente il Papa decise la pubblicazione anticipata dei dati relativi ai prigionieri dell’ultima guerra (1939-1945). Nel 2006, infine, Benedetto XVI rese accessibili tutti i documenti del pontificato di Pio XI. I diversi archivi della Santa Sede potranno ospitare nel loro complesso circa 120 ricercatori che in alcuni casi potranno fruire della digitalizzazione dei documenti e spesso potranno interrogare in formato digitale i nuovi inventari. In Archivio Vaticano (che può ospitare quotidianamente 60 ricercatori) le prenotazioni per la consultazione dei documenti del pontificato di Pio XII sono ominciate dai primi di ottobre; quelle sinora pervenute sono state distribuite nell’arco di diversi mesi (sino a maggio-giugno), «cercando di garantire nella concessione dei posti un certo equilibrio fra gli studiosi del pontificato di Papa Pacelli e quelli di altri periodi» ha reso noto la Santa Sede.

Per approfondire:
Piano di Hitler per assassinare Pio XII
Pio XII, polemica mondiale

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