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Vaticano: autoriciclaggio, confermato l’annullamento della misura cautelare per Torzi

Respinto il ricorso della procura di Roma, contro l’ordinanza che revocava la custodia cautelare

di Patrizia Maciocchi

(a_medvedkov - stock.adobe.com)

3' di lettura

Annullata dalla Cassazione la misura cautelare per il broker Gianluigi Torzi. La Suprema corte ha respinto il ricorso della Procura di Roma contro la decisione del Tribunale del Riesame che lo scorso febbraio, in seguito proprio all’udienza di rinvio dalla Cassazione, aveva annullato la custodia in carcere, disposta per il fumus dei reati di autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il procedimento analizzato prende le mosse da una richiesta di assistenza giudiziaria, del novembre 2019, del promotore di giustizia della città del Vaticano al procuratore della repubblica di Roma, per reati commessi da vari pubblici ufficiali, che avrebbero distratto somme di denaro gestite dalla Segreteria di Stato, consentendone il reimpiego per finalità speculative, anche in Italia, da parte di soggetti estranei al Vaticano, tra i quali Gianluigi Torzi. Il broker molisano è stato già indagato dalla magistratura Vaticana nell’inchiesta sul palazzo di Sloane Avenue a Londra.

Le indagini dell’autorità giudiziaria vaticana

A giugno 2020 l’autorità giudiziaria vaticana aveva emesso un mandato di cattura nei suoi confronti, con il quale gli venivano contestati i delitti, di peculato, estorsione, truffa ed autoriciclaggio, secondo l’ordinamento dello Stato Vaticano, nell’ambito della complessa operazione di investimento finalizzata all’acquisto dell’immobile londinese. In base agli atti trasmessi alla Procura di Roma, dopo la richiesta di assistenza giudiziaria, sono stati acquisiti elementi di prova relativi ai reati di autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Da qui la misura di custodia cautelare in carcere, applicata dal Gip del Tribunale di Roma il 29 marzo 2021, sulla base di un quadro indiziario, secondo il quale il broker, dopo aver commesso i reati presupposto, contestati dall’Autorità vaticana, aveva utilizzato il profitto ricavato, pari a 15 milioni di euro, corrisposto dalla Segreteria di Stato a fronte dell’emissione di due fatture inesistenti. Secondo l’accusa, effettuando, attraverso lo schermo di una società veicolo con sede all’estero, una serie di investimenti in azioni di società quotate nel mercato italiano per occultare la provenienza illecita delle somme.

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Gli elementi a favore dell’indagato

In questo contesto c’era stata l’istanza di riesame che, con un’ordinanza del 26 aprile 2021 il Tribunale di Roma aveva rigettato. L’annullamento era arrivato dalla Cassazione, e disposto perché Il Pm non aveva trasmesso al Gip gli elementi a favore dell’indagato. In particolare la memoria difensiva depositata dinanzi all’Autorità vaticana e che l’autorità giudiziaria romana aveva acquisito in sede di rogatoria con gli altri atti di indagine.

Con una sentenza dello scorso ottobre, le cui motivazioni sono state depositate oggi, la Cassazione ha respinto il ricorso della pubblica accusa. «Il Tribunale di Roma con riguardo al cosiddetto memoriale di Torzi (cui sono allegati messaggi wathsapp, mail e documenti), che contiene una puntuale descrizione delle vicende (…) ha precisato che si tratta di prospettazioni ed ipotesi ricostruttive che sono almeno in astratto idonee a contrastare l’ipotesi accusatoria e come tali capaci di disarticolare (non ritenendosi rilevante che il Tribunale non abbia utilizzato la specifica espressione “idonei a disarticolare”), la relativa costruzione - si legge nella sentenza - in quanto potrebbero far venir meno gli elementi costitutivi dei reati di truffa e di estorsione».

Il peso del memoriale sulle misure cautelari

Per i giudici della IV sezione il tribunale capitolino ha inoltre «puntualmente posto in rilievo che, data la complessità della vicenda, risulterebbe difficile affermare che dalla memoria di Torzi non emergano informazioni anche in astratto idonee ad incidere sulla ricostruzione dei fatti e quindi sulla valutazione del giudice procedente» . E «si evince chiaramente che dopo l’interrogatorio di Torzi dinanzi all’autorità giudiziaria vaticana e dopo il deposito del cosiddetto memoriale il Promotore di Giustizia, il 15 giugno 2020 ha concesso a Torzi la libertà provvisoria ordinandone la scarcerazione in ragione del fatto che lo stesso avrebbe messo a disposizione dell’Ufficio numerosi documenti utili ai fini della ricostruzione dei fatti per cui è processo. Il Tribunale – concludono i supremi giudici - ha quindi correttamente posto in rilievo che quanto ricostruito nel cosiddetto memoriale è stato in grado di influire quanto meno sul trattamento cautelare dell’indagato». Il processo per Torzi, rinviato a giudizio dal Gup di Roma il 19 dicembre scorso, e altri quattro imputati è stato fissato per giugno 2024.

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