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Vaticano: il bilancio riduce le perdite 2021 a 3 milioni, ma ogni anno patrimonio si erode di 20-25 milioni

Il prefetto Guerrero: «Molti passi avanti nella trasparenza e nella sostenibilità»

di Carlo Marroni

(foto imagoeconomica)

6' di lettura

Migliorano i conti della Santa Sede. Nel 2021 il deficit è sceso, ma ogni anno il patrimonio complessivo si erode di 20-25 milioni per coprire le “spese di missione”, e questo impone una programmazione a lungo termine per aumentare le entrate. Il rosso della Santa Sede è stato di appena 3,3 milioni rispetto ai 33 previsti, risultato determinato anche dalla favorevole gestione del portafoglio finanziario e anche dalla politica di taglio dei costi.

Il gesuita spagnolo padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’Economia, in una intervista a Vatican News commenta il bilancio consolidato: «Abbiamo fatto molti passi nella giusta direzione della trasparenza, della tutela economica della Santa Sede e della sostenibilità» dice. Insomma, I risultati sono migliori del previsto, ma «per il futuro si prospetta un periodo molto incerto» e ancora dobbiamo affrontare alcuni problemi strutturali. Guerrero definisce un problema ecclesiale il sottofinanziamento della missione del Papa e guarda con soddisfazione alla vendita del palazzo di Londra di Sloane Avenue – al centro dello scandalo oggetto di un processo - «in modo trasparente».

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Cambia il perimetro del bilancio consolidato, ora include 92 enti

Ma questo bilancio della Santa Sede – il Governatorato (che gestisce “lo stato” quindi Musei, Gendarmeria, immobili dentro il territorio ecc..) e Ior non sono inclusi – contiene la novità del cambiamento di perimetro del consolidato. Qui c'è il bilancio di tutta la Santa Sede. Solo il Governatorato e lo IOR non sono inclusi. «Nel perimetro precedente, che considerava solo la Curia, avevamo la visibilità solo del 35% del totale. Abbiamo aumentato significativamente la dimensione: siamo passati dai 60 enti del perimetro precedente ai 92 del perimetro attuale; da un totale attivo di 2,2 miliardi di euro nel 2020 a 3,9 nel 2021; da un passivo di 0,8 miliardi di euro a 2,3; da un patrimonio netto di 1,4 miliardi di euro a 1,6; i ricavi sono passati da 248 milioni di euro a 1.093 milioni di euro; i costi da 315 milioni di euro a 1.096 milioni di euro; il deficit complessivo è stato di 3 milioni di euro» dice Guerrero, che guida la Segreteria da inizio 2020. Il deficit operativo previsto era di 56 milioni di euro ed è stato di 77,7 (è maggiore perché nel preventivo, per problemi tecnici, non era inclusa la Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza, l'Ospedale di Padre Pio, che aggiunge un deficit di 30 milioni di euro). «Anche in questo caso, i buoni risultati finanziari hanno mitigato i risultati operativi. Se confrontiamo il conto economico della Curia - il vecchio perimetro - con il preventivo, con un deficit previsto di 49,6 milioni di euro risulta invece un surplus di 28,8 milioni (78,4 milioni di euro meglio di quanto atteso)».

«L'obiettivo è la sostenibilità, ci sono spazi di miglioramento»

Il surplus del vecchio perimetro è totalmente dovuto ai risultati finanziari (44,6 milioni di euro), ma in confronto con il preventivo, le entrate sono state di 21,8 milioni di euro maggiori rispetto a quelle preventivate – spiega Guerrero - le spese di 26,4 milioni di euro minori rispetto a quelle preventivate e i risultati finanziari di 30,2 milioni di euro migliori del previsto. «È importante considerare che i risultati finanziari sono principalmente non-realizzati, cioè, non-materializzati e soggetti alla volatilità dei mercati finanziari e al andamento dei cambi». Ma un dato è fondamentale: «Noi non cerchiamo surplus ma la sostenibilità del servizio della Santa Sede. Un deficit di 3 milioni di euro in un preventivo di 1.100 milioni non è tanto, è praticamente equilibrato, e non sembra una cifra tale da destare preoccupazioni. Ma se facciamo un'analisi più dettagliata, ci attendono alcune aree da migliorare. La prima analisi è che c'è un deficit operativo di 62 milioni di euro, che i buoni risultati finanziari del 2021 hanno mitigato per lasciare un deficit di 3 milioni. Quando i risultati finanziari non sono così favorevoli, come nel 2020, emerge il deficit operativo».

«Le entrate continuano a calare, dobbiamo lavorare per aumentarle»

«Credo - aggiunge il prefetto - che ogni istituzione curiale sia molto consapevole della sua missione di aiuto alla Missione del Santo Padre, che non è sufficientemente finanziata. Nel 2021 la Curia (esclusi i risultati dell'Obolo che erano inclusi nel preventivo) ha avuto un deficit di 10 milioni di euro, 56 milioni di deficit in meno rispetto a quello avuto realmente nel 2020, che è una buona notizia. È una buona notizia anche il fatto che la Curia ha compiuto sacrifici riducendo le spese, controllando la parte che può controllare meglio, mentre le entrate ordinarie continuano a scendere. La Curia ha ricavato 14 milioni di euro in più e ne ha spesi 42 in meno; ma dobbiamo riconoscere, per non illuderci, che il deficit ordinario è rimasto invariato, le spese ordinarie sono diminuite di 15 milioni di euro, raggiungendo quest'anno un nuovo minimo di spesa, ma non è abbastanza, anche le entrate ordinarie sono diminuite di 14 milioni di euro, un altro nuovo minimo. Non possiamo agire solo sulle spese riducendole, arriverà un momento in cui non si potranno diminuire ulteriormente senza compromettere la missione, perciò stiamo anche lavorando su come aumentare le entrate. Il fatto è che la Santa Sede riduce il patrimonio ogni anno per coprire i servizi curial»”, 20-25 milioni,. appunto.

«Non stiamo gestendo un'azienda, i criteri economici hanno un ruolo relativo»

«La ragione, oltre che i risultati finanziari non sono realizzati, è che molte donazioni che riceviamo sono finalizzate, servono per una cosa e non per un'altra. Gran parte del patrimonio assegnato ad alcuni enti è a sua volta finalizzato, e non si può dedicare a un'altra cosa. Cioè, non possiamo compensare le spese di alcuni enti con i ricavi di tutti gli altri». Sono molti i dicasteri che svolgono un servizio per il quale non ricevono controprestazioni economiche, sono semplicemente centri di costo e non hanno praticamente entrate, il suo servizio si realizza sempre con deficit. «E deve essere così. Non stiamo gestendo un'azienda, i criteri economici hanno un ruolo relativo, l'economia deve servire, non governare, come insiste il Santo Padre. Un caso recente interessante è il Tribunale della Rota, che dall'autofinanziamento è passato a essere deficitario, una volta che il Papa ha deciso, giustamente, che per evitare che la giustizia sia solo per quanti possono pagarla l'ha resa gratuita. Il rendimento del patrimonio e i contributi interni non coprono le spese della missione. Per questo è fondamentale l'aiuto dell'Obolo di San Pietro, che finanzia le opere caritative e la missione del Papa e la contribuzione delle diocesi».

I capitoli delicati della sanità e del Fondo Pensioni

«La sanità cattolica sta a sua volta attraversando un momento difficile in Italia. Abbiamo due ospedali inclusi nel bilancio consolidato. Uno è il Bambin Gesù. Con un preventivo maggiore di quello della Curia, procede nella giusta direzione ed è un ospedale economicamente sano; negli ultimi anni ha affrontato bene la crisi dovuta al Covid; l'altro, la Casa Sollievo della Sofferenza di san Giovanni Rotondo, deve affrontare la sua crisi economica e adottare misure urgenti, per non mettere in discussione la sua sostenibilità. I nuovi enti inseriti nel bilancio ci hanno permesso di registrare tutti gli attivi e i passivi e di ottenere un bilancio più realistico; abbiamo cioè potuto riconoscere tutti gli obblighi contratti dalla Santa Sede. Abbiamo una mappa migliore dei punti di forza e debolezza». C'è poi il Fondo Pensioni: «Le pensioni sono un problema in quasi tutti gli Stati, e il nostro Fondo pensionistico non fa eccezione. Anzi, direi che - nella sua piccola proporzione - le pensioni vaticane stanno meglio e sono più sicure che in molti Paesi vicini». Il tema è che «non stiamo dotando sufficientemente il Fondo pensionistico per permettergli di rispettare gli obblighi futuri o che stiamo promettendo più di quanto in realtà possiamo permetterci. La buona notizia è che siamo ancora in tempo per introdurre misure correttive, non traumatiche, ma dobbiamo farlo presto», altrimenti a lungo termine, i contributi non saranno sufficienti a compensare le prestazioni promesse.

«Futuro è incerto, non possiamo agire né su leva fiscale né monetaria»

«Per il futuro ci si prospetta un tempo molto incerto. Non abbiamo molte variabili su cui operare per affrontare la crisi, non abbiamo politica fiscale né monetaria, né controllo su una grande parte dei ricavi. Al di là dei nostri problemi strutturali, la situazione mondiale - guerra, inflazione, mancanza di rifornimenti, incertezza finanziaria, etc. - crea per noi nuove sfide e opportunità. Non possiamo dire che il tempo dei sacrifici sia finito, il 2022 sarà un anno particolarmente difficile e pure il 2023. Ora dobbiamo affrontare il preventivo per il 2023 che non ci consente di stare molto allegri, nonostante la pressione del Covid sia diminuita».


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