Santa Sede

Vaticano, i dipendenti laici al Papa, «austerty per tutti, basta a sprechi e privilegi»

Una petizione (per ora anonima, ma è in corso la raccolta di forma) diretta a Francesco dopo i provvedimenti di un mese fa che hanno tagliato alcune fasce di stipendi e sono intervenuti su promozioni e straordinari

di Carlo Marroni

La sede dello Ior, l’Istituto per le opere di religione (foto Imagoeconomica)

2' di lettura

L'austerità nelle finanze pubbliche vaticane - imposta dal Papa dopo lo scoppio della pandemia e il brusco calo delle entrate, che farà segnare un deficit di bilancio di quasi 50 milioni nel 2020 - innesca un malumore tra i dipendenti laici del Vaticano, circa 5mila tra Santa Sede e Governatorato.

Scatta la protesta dei dipendenti

Dopo le decisioni assunte da Francesco più di un mese sulla riduzione delle retribuzioni per alcune fasce e interventi nel turn over (oltre a interventi sugli straordinari e le promozioni) , è scattata una petizione tra i dipendenti (è in corso la raccolta delle firme) per esprimere ai piani alti della Curia la loro «amarezza» per le modalità del provvedimento e chiedono a Bergoglio di incontrare una loro delegazione, non senza aver prima evidenziato «le enormi criticità che caratterizzano l'intero sistema e che lo inducono a sprecare molto denaro» e la necessità di un «rigido inquadramento salariale dei dirigenti laici entro limiti ben precisi, coerenti con lo spirito di servizio e sacrificio cui ci si appella sempre rivolgendosi a noi impiegati».

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«Splendidi appartamenti dell'Apsa assegnati senza alcun affitto»

Nella lettera si chiede: «Per cosa stiamo pagando, Santità? Per le casse dell'Obolo destinato ai poveri, per aumentare gli stipendi ai dirigenti laici o per le costosissime consulenze esterne di cui si servono regolarmente?», è la domanda posta dai dipendenti vaticani, che puntano il dito contro i «vantaggi eccezionali» su cui invece a loro dire possono contare (alcuni) manager laici: «Occupano splendidi appartamenti dell'Apsa, posizionati nelle zone più prestigiose di Roma, senza corrispondere alcun affitto all'Amministrazione in questione (si potrebbe fare un calcolo delle mancate entrate da affitti per gli immobili occupati per “privilegio”) e senza farsi carico di alcuna spesa di ristrutturazione, contrariamente a noi impiegati che paghiamo tutto - si legge nella petizione -. Oltre alla gratuità dell'affitto vorremmo menzionare macchine per uso privato, sconti sugli acquisti, segretari ad essi dedicati, rimborsi spese di varia natura».

Per alcuni «stipendi fino a 25mila euro mensili»

In realtà a quanto risulta sono molto pochi i dirigenti laici (e pelopiù inseriti nel sistema delle “finanze vaticane”) a godere di stipendi degni della City e l'uso di appartamenti prestigiosi, ma ci sono, e questo stride sia con la “missione” apostolica, sia con il sistema medio retributivo interno. «Il vero problema è che il Vaticano è basato su un sistema di privilegi che risultano deleteri sia a livello economico che reputazionale», si sottolinea del documento evidenziando come ad esempio i contratti ''fuori parametro'' dei manager laici «non smettono di destare stupore, variando dai 6.000 ai 10.000 fino ai 25.000 euro mensili. Troppo, per un sistema come il nostro, che dovrebbe basarsi sullo spirito di “servizio alla Chiesa”». »A nostro parere, occorrerebbe un approfondimento in merito ed eventualmente una riforma -si sottolinea -. Ciò che è più grave, in riferimento al Motu Proprio, è l'esclusione delle categorie più agiate dalla decurtazione degli stipendi nonostante il riferimento, all'interno della lettera apostolica, a criteri di “proporzionalità e progressività”».


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