ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa nuova costituzione apostolica

Vaticano, entra in vigore la riforma della Curia di Papa Francesco: anche laici ai vertici

Una prospettiva inedita che si innesta tuttavia nella teologia sul laicato del Concilio Vaticano II

Vaticano, il Papa creera' 21 nuovi cardinali

3' di lettura

Parte nel giorno di Pentecoste la “rivoluzione” di Papa Francesco. Non può che definirsi così l’entrata in vigore, domenica 5 giugno, della nuova costituzione apostolica Praedicate Evangelium, promulgata lo sorso 19 marzo, che riforma in toto la Curia romana. Un passaggio epocale per il governo della Chiesa, a 34 anni dalla Pastor bonus di Papa Wojtyla, e allo stesso tempo una delle principali eredità che il pontificato di Francesco lascerà ai suoi successori.

La «conversione missionaria»

E non è affatto esagerato chiamare “rivoluzionario” un documento che, partorito dopo nove anni di lavoro del Papa col “consiglio dei cardinali”, e di revisioni sul piano giuridico e canonico, non solo ristruttura la Curia dal punto di vista organizzativo, con le varie razionalizzazioni, snellimenti e accorpamenti, ma le impone un nuovo profilo, inedito, quello della «conversione missionaria».

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Il nuovo Dicastero per l’Evangelizzazione

Un aspetto che, oltre che dal titolo del documento - «Predicate il Vangelo» - emerge visibilmente dal fatto che il primo Dicastero della Curia, a parte la Segreteria di Stato che diventa “Segreteria papale”, non sarà più la Congregazione per la Dottrina della fede, com’era nella Pastor Bonus, ma il nuovo Dicastero per l’Evangelizzazione. Esso accorperà gli attuali Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli - ex Propaganda Fide - e Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione, sarà direttamente presieduto dal Papa, affiancato da due pro-prefetti.

Riduzione e razionalizzazione

Altra novità, la nascita di un Dicastero per il Servizio della Carità, l’ex Elemosineria Apostolica, guidato in veste di prefetto dall’Elemosiniere di Sua Santità. Nel segno della riduzione e razionalizzazione, vengono accorpati anche i precedenti Pontificio Consiglio della Cultura e Congregazione per l’Educazione Cattolica in un unico Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Inoltre, la Commissione per la tutela dei minori entra a far parte del Dicastero per la Dottrina della Fede, continuando a operare con norme proprie e con un presidente e un segretario propri. Comunque, nella struttura della nuova Curia romana sparisce la distinzione tra “Congregazioni” e “Pontifici Consigli”, per lasciare il posto esclusivamente a “Dicasteri”, guidati da “prefetti”. Ai 16 Dicasteri si aggiungono gli Organismi di giustizia, quindi gli Organismi economici, già introdotti dai precedenti interventi del Papa (tra le novità, il fatto che l’Apsa si avvarrà del “supporto strumentale” dello Ior). Infine i cosiddetti “Uffici”.

Anche laici e laiche in ruoli di governo

Un aspetto di svolta radicale è quello dei possibili ruoli di vertice dei laici nel governo della Chiesa, già sperimentati da qualche anno, ad esempio nel Dicastero per la Comunicazione, ma che nella Praedicate Evangelium trovano definitiva collocazione in sede normativa. Ed è un cambiamento che attinge a una prospettiva finora del tutto inedita, ma che si innesta nella teologia sul laicato del Concilio Vaticano II. «La potestà di governo nella Chiesa non viene dal sacramento dell’Ordine, ma dalla missione canonica», l’ha sintetizzata padre Gianfranco Ghirlanda, teologo e canonista, ex rettore della Gregoriana, tra i nuovi cardinali designati dal Papa per il Concistoro del prossimo 27 agosto. «Qualunque fedele può presiedere un Dicastero o un Organismo, attesa la peculiare competenza, potestà di governo e funzione di quest’ultimi», recita la Praedicate Evangelium nei “Principi e criteri per il servizio della Curia romana”. Insomma, tutti - e dunque anche fedeli laici e laiche - possono essere nominati in ruoli di governo della Curia.

Attesa per le nuove nomine

Ma con le innovazioni non ci si ferma qui. Non ci saranno più cariche senza fine e posizioni “intoccabili” di potere. Per i chierici e i religiosi in servizio nella Curia romana il mandato è quinquennale e può essere rinnovato solo per un secondo quinquennio, concluso il quale tornano alle rispettive diocesi e comunità. Inutile dire che con l’entrata in vigore della nuova Costituzione apostolica tutte le cariche di Curia sono azzerate. È attesa quindi per i prossimi giorni una raffica di nuove nomine da parte del Pontefice.

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