SANTA SEDE

Vaticano: una donna ai vertici della Lateranense, aumentano le nomine femminili di Bergoglio

Negli ultimi anni deciso incremento delle donne dentro le stanze pontificie. Il sacerdozio resta precluso, ma non le cariche direttive negli uffici della Curia.

di Carlo Marroni

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(ANSA)

Negli ultimi anni deciso incremento delle donne dentro le stanze pontificie. Il sacerdozio resta precluso, ma non le cariche direttive negli uffici della Curia.


3' di lettura

Un'altra donna in un posto di comando dentro la Santa Sede. Il Papa ha nominato Segretario Generale della Pontificia Università Lateranense – che fa capo al Vicariato, quindi detta “l'Università del Papa” guidata dal rettore Vicenzo Buonomo, il primo laico in questo ruolo - Immacolata Incocciati, che già dal settembre 2019 ricopriva la carica come facente funzioni. È la prima volta che questa nomina compare sul Bollettino Ufficiale della Santa Sede, a sottolineare l'importanza data dal Papa.

Nei giorni scorsi al Sinodo e al Tribunale

La nomina di Incocciati segue a breve le decisioni di Bergoglio su altre due figure femminili in cariche direttive: pochi giorni fa ha scelto come sottosegretaria al Sinodo dei vescovi la religiosa saveriana francese suor Nathalie Becquart, 51 ani, già responsabile della pastorale giovanile e vocazionale presso la Conferenza episcopale francese, e dal 2019 consulente per il Sinodo dei vescovi. E poco prima Bergoglio aveva nominato promotore di giustizia della Corte d'Appello dello Stato della Città del Vaticano Catia Summaria, la prima una donna assume questo ruolo, che da noi si chiamerebbe pubblico ministero. Nata ad Acquaviva delle Fonti, Bari, Summaria è sposata, ha due figli, era fino a oggi sostituto procuratore generale della Corte d'Appello di Roma con una lunga esperienza nel diritto del lavoro.

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La linea di Francesco: basta al maschilismo, donne nei posti chiave

Il papato di Francesco è un susseguirsi di “prime volte”, e ora la stagione delle nomine femminili è una costante, anche se lo stesso Bergoglio ha ribadito senza riserve che la strada del sacerdozio è preclusa, così come quindi quella dell'episcopato (e del cardinalato) come ogni tanto viene evocato. Del resto, ormai da tempo Francesco dice di essere preoccupato per «il persistere nelle società di una certa mentalità maschilista» e che «nella stessa Chiesa il servizio a cui ciascuno è chiamato, per le donne si trasformi a volte in servitù». Tanto fa dire che la donna «va pienamente associata ai processi decisionali», perché «quando le donne possono trasmettere i loro doni, il mondo si ritrova più unito e più in pace».

Il “pacchetto” nel mondo dell'economia

Nell'agosto dello scorso anno il Papa ha inserito nel Consiglio per l'Economia sei donne, laiche, scelte tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza: Charlotte Kreuter-Kirchhof, Eva Castillo Sanz, Leslie Jane Ferrar, Marija Kolak, María Concepción Osákar Garaicoechea e Ruth Maria Kelly. L'organismo, presieduto dal cardinale Reinhard Marx, approva i bilanci della Santa Sede e del Vaticano e delinea le linee guida in economia. E sempre in campo finanziario Francesco ha nominato membro del Consiglio direttivo dell'Autorità di Informazione Finanziaria (ora Asif) la professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi, Pro-Rettore Vicario dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che nei giorni scorsi è stata ascoltata come esperta dalla commissione bicamerale sulle banche.

Anche in Segreteria di Stato e nella Biblioteca

Nel 2020 altre due nomine importanti. Francesca Di Giovanni, 67 anni, è la prima donna a ricoprire un ruolo dirigenziale nella Segreteria di Stato, come sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati. Si occuperà del settore multilaterale. È delle posizioni più alte riservate in Vaticano a chi non ha la consacrazione sacerdotale, ma non è l'unica riservata a una donna. Poi il Pontefice ha nominato Capo Ufficio presso la Biblioteca Apostolica Vaticana Raffaella Vincenti, già Segretario della medesima Biblioteca Apostolica Vaticana. Secondo un articolo pubblicato dall'Osservatore Romano e firmato da due delle fondatrici dell'Associazione Donne in Vaticano sono circa 950 le lavoratrici all'interno dello stato e, a parità di livello, «il loro stipendio è uguale a quello dei colleghi uomini».

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