ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSanta Sede

Morto il cardinale Pell, avviò la riforma delle finanze e fu assolto dalle accuse di molestie

Il porporato australiano è deceduto a seguito di alcune complicazioni dopo una operazione all’anca. Aveva 81 anni

di Carlo Marroni

(ANSA)

4' di lettura

Non passava certamente inosservato, il cardinale George Pell. Un gigante nel fisico – oltre un 1,90, ex giocatore di rugby – un carattere irruento. Una storia di malagiustizia che lo ha colpito duramente, con tanto di carcere, ma da cui era uscito innocente. Un ultraconservatore e oppositore di Francesco, ma che dal Papa aveva sempre ricevuto stima e rispetto, nonostante la destra della Chiesa avesse reazioni differenti. Ebbene, il cardinale australiano, prefetto emerito della Segreteria per l’Economia, è morto la sera del martedì 10 gennaio a Roma. Aveva 81 anni. Il porporato è deceduto in seguito ad alcune complicazioni cardiache sopraggiunte dopo una operazione all’anca, programmata da tempo. Pochi giorni fa aveva concelebrato le esequie in piazza San Pietro di Benedetto XVI.

Dopo il processo in Australia era tornato a Roma

Pell - che soffriva da tempo di problemi cardiaci e a cui dal 2010 era stato impiantato un pacemaker - si trovava a Roma, dove aveva fatto ritorno nel settembre 2020, due anni dopo aver subito un incredibile processo in Australia per accuse di abusi sessuali su minorenni negli anni ’90, e dove le accuse erano chiaramente strumentali, ad una prima lettura anche da parte di chi non è esperto in criminologia. Nel giugno 2017 il cardinale era stato rinviato a giudizio ed era tornato nel suo Paese per sottoporsi al processo. Papa Francesco gli aveva concesso un periodo di congedo dalla carica di prefetto per l’Economia per potersi difendere dalle accuse. Dopo un lungo dibattimento giudiziario, la County Court dello Stato di Victoria aveva ordinato l’arresto del cardinale, revocando la libertà su cauzione accordatagli dopo l’incriminazione del dicembre 2018. Condannato nel marzo 2019 a una pena detentiva di sei anni, la Corte Suprema dell’Australia, alla luce dei numerosi vizi formali nelle procedure processuali segnalati dal giudice Mark Weinberg, ha ammesso la richiesta di appello presentata dai legali di Pell. Il cardinale è stato quindi completamente scagionato da una sentenza dell’Alta Corte nell’aprile 2020. Sentenza accolta con soddisfazione dalla Santa Sede che, in un comunicato, affermava di aver sempre riposto fiducia nell’autorità giudiziaria australiana.

Loading...

In carcere ho perdonato, la fede mi ha tenuto in vita

Prima del proscioglimento – ricorda Vatican News, il portale ufficiale della Santa Sede - Pell ha tuttavia trascorso 404 giorni in cella in due carceri di massima sicurezza a Melbourne e Barwon dal febbraio al luglio 2019. Una esperienza dura, vissuta per un periodo anche in isolamento, della quale il cardinale aveva riportato ogni dettaglio in una collana dal titolo “Prison Journal. Diario di una prigione”. In oltre 300 pagine Pell, prendendo spunto da quanto aveva annotato quotidianamente, riportava degli incontri con gli altri detenuti, delle visite e lettere ricevute, della preghiera e l’Eucarestia che lo accompagnavano durante la prigionia. «La mia esperienza dimostra quanto ci aiutano gli insegnamenti della Chiesa, quanto aiuta pregare, cercare la grazia di Dio», diceva in una intervista a Radio Vaticana – Vatican News, in cui spiegava pure di aver scritto continuamente durante la reclusione perché «ho pensato che avrebbe potuto essere di aiuto per chi si trova in difficoltà, per chi vive un momento di sofferenza, come quello che ho vissuto io. Poi - aggiungeva - ho pensato che tenere un diario sarebbe stato di qualche interesse dal punto di vista storico, perché non ci sono stati molti cardinali che hanno fatto l'esperienza del carcere».

Il primo incarico nella lunga riforma delle finanze

Nato a Ballarat, nello Stato di Victoria, nel 1941, arcivescovo emerito di Sydney e poi di Melbourne, il cardinale era stato chiamato da Papa Francesco nel 2013 a far parte del Consiglio dei cardinali per studiare un progetto di riforma e coadiuvarlo nel governo della Chiesa. Il 24 febbraio 2014 era stato nominato prefetto della neonata Segreteria per l’Economia, avviando una serie di riforme finanziarie da lui sostenute a gran voce negli incontri precedenti il Conclave che poi aveva eletto Bergoglio. Ma il suo stile di governo fu irruento e oggettivamente controproducente per un ambiente come i Sacri Palazzi, accusò di fatto alcuni dicasteri vaticani di avere dei fondi neri – su questo intervenne l'allora portavoce padre Federico Lombardi, caso mai accaduto di una precisazione su affermazioni di un cardinale in carica - entrò in rotta di collisione con altri esponenti della Curia, tra cui il potente Sostituto Angelo Becciu, tema affrontato nel processo tuttora in corso sullo scandalo dell’immobile di Londra (le accuse riguardavano il presunto uso di fondi dirottati in Australia per condizionare il processo contro Pell, ma su questo non è stato trovato riscontro). Nella fase iniziale della riforma delle finanze vaticane avviata nel 2014 – la prima intervista Pell la rilasciò al Sole 24 Ore – il cardinale riuscì a concentrare nella Segreteria per l’Economia molte competenze, che poi mesi dopo furono rimosse dal Papa, alimentando una oggettiva confusione della fase iniziale del processo. Poi nel tempo tutto si è stabilizzato e ora l'assetto è definito, tra Segreteria e Apsa.

Francesco: un grande uomo, gli dobbiamo tante cose

Tornato a Roma dopo l’assoluzione, il Papa aveva ricevuto il cardinale nel Palazzo Apostolico il 12 ottobre 2021. In quella occasione, Francesco aveva ringraziato Pell per la sua “testimonianza”. Nella intervista prima di Natale con Mediaset, il Pontefice aveva ricordato il lavoro compiuto con lungimiranza dal porporato in ambito economico, sottolineando che a causa di una “calunnia” - in riferimento alle accuse di abusi in Australia - si era dovuto «allontanare da questa amministrazione». «È stato Pell a fare lo schema di come si poteva andare avanti», ha detto il Papa. «È un grande uomo e gli dobbiamo tante cose».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti