diplomazia e santa sede

Vaticano-Francia, il «rilancio» delle relazioni diplomatiche e la sfida di Macron

Nel 2021 l’invito al Papa dei vescovi d’Oltralpe per andare a Marsiglia. Doppio anniversario: 100 anni dal ristabilimento dei rapporti bilaterali e 70 anni da quando l’ambasciata francese ha sede a Villa Bonaparte, dove i bersaglieri aprirono la Breccia di Porta Pia

di Carlo Marroni

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(ANSA)

Nel 2021 l’invito al Papa dei vescovi d’Oltralpe per andare a Marsiglia. Doppio anniversario: 100 anni dal ristabilimento dei rapporti bilaterali e 70 anni da quando l’ambasciata francese ha sede a Villa Bonaparte, dove i bersaglieri aprirono la Breccia di Porta Pia


2' di lettura

Anno di anniversari simbolici, questo 2021, nelle relazioni diplomatiche tra Francia e Santa Sede. Un tassello importante nella strategia «internazionale» del presidente Emmanuel Macron, che ha già incontrato Francesco a Roma nel 2018 e ora spera di accoglierlo nel suo Paese prima della scadenza del mandato. Bergoglio per adesso ha solo programmato il viaggio in Iraq a marzo, e molto dipenderà dall’andamento della pandemia, ma certamente la Francia resta una delle mete simbolo per i papi.

C’è sul tavolo l’invito dei vescovi francesi per l’incontro della «famiglia ignaziana» a novembre a Marsiglia, peraltro luogo simbolo anche per l’integrazione. In Francia Benedetto XVI andò nel 2008 (Parigi e Lourdes), ai tempi di Nicolas Sarkozy e della «laicitè positive», mentre Francesco ha fino ad ora privilegiato destinazioni del global south, oltre a Usa e Giappone. Relazioni, quelle tra Vaticano e Francia, spesso erratiche, sia in tempi recenti – con Francois Hollande le cose furono a dir poco faticose – che lontani, quando per la legge sulla separazione tra Stato e Chiesa le relazioni si erano interrotte tra il 1904 e 1921.

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L’anniversario di Villa Bonaparte, dove si aprì la Breccia di Porta Pia

Quest’anno quindi si festeggiano i 100 anni, anche se tutto inizia prima, nel 1465. Non solo: quest’anno sono 70 anni che l’ambasciata ha sede a Villa Bonaparte, accanto a Porta Pia. Una storia di relazioni lunga e simbolica, che si è intrecciata profondamente anche con la storia d’Italia. E in particolare Villa Bonaparte: le sue mura perimetrali esterne coincidono con lo spazio dove il 20 settembre 1870 i soldati del Regno sfondarono la breccia ed entrarono a Roma. Anzi, la decisione di aprire il varco nel lato destro della Porta fu preso proprio perchè era di proprietà della Francia, in quel momento alleata del Papa con Napoleone III (che tuttavia aveva tenuto buoni rapporti anche con il Re). L’ambasciata – guidata dal 2019 dall’ambasciatrice Elisabeth Beton Delègue, la prima donna in questo incarico, ricoperto nell’immediato dopoguerra anche dal filosofo cattolico Jacques Maritain - è una delle più antiche rappresentanze diplomatiche della Francia.

Il passaggio del palazzo alla Prussia e il ritorno alla Francia

La Villa fu fatta costruire dal cardinale Silvio Valenti Gonzaga, segretario di Stato di Benedetto XIV, tra il 1743 e il 1756. Paolina Bonaparte Borghese, in esilio a Roma, comprò la villa nel 1816, abitandola fino al 1906 quando Maria Bonaparte la venderà ad una società di opere caritative tedesca per conto del governo prussiano il quale, due anni dopo, la utilizzerà come sede diplomatica. Il 30 giugno 1948, ancora sotto sequestro delle autorità tedesche, la Villa fu affidata alla Francia affinché divenisse la sua sede diplomatica presso la Santa Sede. ll 14 dicembre 1950 l’ambasciatore Wladimir d’Ormesson (parente del famoso scrittore Jean) prenderà possesso della Villa completamente restaurata e arredata con mobili in stile impero provenienti dall’Eliseo. L’inaugurazione della Villa Paolina Bonaparte - di recente nuovamente restaurata e oggi visitabile - avvenne il 22 gennaio 1951.


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