ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGeopolitica & religione

Vaticano, il “gelo” di Mosca verso Bergoglio e gli spazi di manovra della diplomazia della Santa Sede

Le parole di Francesco alla rivista American dei gesuiti: «Chi invade è lo stato russo»

di Carlo Marroni

(ANSA)

3' di lettura

La “variabile Francesco” è un pendolo osservato dalle cancellerie di occidente (molte) e del mini-blocco russo come una carta per un ipotetico cessate-il-fuoco in Ucraina il cui peso fino ad oggi non è stato possibile definire. Ma certamente quello della diplomazia vaticana è un canale che potrebbe partire in ogni momento perché di fatto è l'unico considerato spendibile da entrambe le parti. Qualche volta contestato da Kiev, altre da Mosca, come accaduto dopo la pubblicazione dell'intervista del papa a America Magazine, prestigiosa rivista dei gesuiti Usa. «Certamente, chi invade è lo stato russo – dice Bergoglio - Perché non nomino Putin? Perché non è necessario; è già noto. Tuttavia, a volte le persone si attaccano a un dettaglio. Tutti conoscono la mia posizione, con Putin o senza Putin, senza nominarlo». Stizzita la reazione di Mosca. La celebre portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, dichiara (a proposti delle parole con cui definisce nell’intervista i ceceni e i buriati come «la parte più crudele delle truppe russe in Ucraina»): «Questa non è più russofobia, ma una perversione, non so nemmeno a che livello. Negli anni Novanta e nei primi anni 2000, ci è stato detto esattamente il contrario, che i russi, gli slavi torturano i popoli del Caucaso, e ora ci viene detto che sono i popoli del Caucaso che torturano i russi. Devono essere pervertiti della verità».

Gli incontri mancati con Kirill e le parole (contestate da Kiev) sulla figlia di Dugin

Questi i fatti dell'ultima ora, che tuttavia vanno letti in un quadro generale. All'inizio dell'invasione il Papa era stato prudente, aveva fatto visita all'ambasciatore russo presso la Santa Sede tre giorni dopo, stentava a pronunciare la parola invasione. Voleva tenere aperto da subito un canale di dialogo, che poteva essere un nuovo incontro con il patriarca ortodosso Kirill, da sempre un tifoso del Cremlino e della politica bellica oltre che estremista in misura aberrante sulle questioni relativi alla omosessualità e sulle origini del Covid come una sorta di giudizio di Dio. Il Papa puntava ad un incontro a fine primavera a Gerusalemme, ma poi tutto era saltato per le critiche di Bergoglio al Patriarca, con cui aveva parlato tempo prima al telefono. Poi in agosto salta in aria un'auto a Mosca e muore Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin. «Penso alla ragazza che è saltata in aria per una bomba che era sotto un sedile di una macchina a Mosca. Gli innocenti pagano la guerra. Pensiamo a questa realtà e diciamoci che la guerra è una pazzia» disse il Pontefice. Kiev inviò una nota di protesta.

Loading...

Il lavoro riservato (ed efficace) sulla liberazione degli ostaggi

E così via nel tempo, perlopiù condanne all'aggressione con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, costantemente impegnato a lanciare messaggi di dialogo. E non solo. Dall'ufficio di Francesco a fine estate parte l'iniziativa – che ha avuto successo – per la liberazione di 300 ostaggi ucraini e anche ora – dice ad “America” - conferma che media tra Ucraina e Russia per la liberazione di prigionieri: «Lavoro in generale con la ricezione di elenchi di prigionieri, sia prigionieri civili che prigionieri militari, e li faccio inviare al governo russo, e la risposta è sempre stata molto positiva». Insomma, non aspetta che le cose accadano, parla al telefono con il presidente Zelensky. Ma il viaggio in Ucraina, che doveva avvenire a settembre, è scomparso dai radar: se andrà, andrà sia a Mosca che a Kiev: «Ho anche pensato di viaggiare, ma ho preso la decisione: se viaggio, vado a Mosca e a Kiev, in entrambe, non solo in un posto. E non ho mai dato l’impressione di coprire l’aggressione. Ho ricevuto qui in questa sala, tre o quattro volte, una delegazione del governo ucraino. E lavoriamo insieme».

Il caso del rapimento di due sacerdoti nel sud est dell'Ucraina da parte dei russi

Rieccoci quindi al punto di partenza, con una diplomazia che può aprire una strada, ma non può certo percorrerla. Il Papa non ha divisioni, e in questo caso servono: può far vedere lo spiraglio di pace ma non può mantenerla nè garantire merci di scambio. A rasserenare gli animi infine – scrive l'Anda da Mosca - non aiuta certo un’altra notizia diffusa dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, secondo la quale due sacerdoti che prestavano servizio nella città di Berdyansk, nel sud-est dell’Ucraina, sono stati arrestati dai russi. Secondo mons. Stepan Meniok, vescovo dell’Esarcato di Donetsk, gli arrestati sono Ivan Levitskyi e Bohdan Heleta, che le truppe di Mosca accusano di aver preparato un atto terroristico.


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti