DIPLOMAZIA PASTORALE

Vaticano: un «gesuita harvardiano», la nomina di Francesco del nuovo arcivescovo di Hong Kong

Posizione strategica nei rapporti Santa Sede-Cina dopo il rinnovo dell'accordo sulle nomine dei vescovi, fortemente osteggiato dall'amministrazione Trump

di Carlo Marroni

Papa: "Basta scontri in Terrasanta, trovare la via del dialogo e della pace"

2' di lettura

Un gesuita nel crocevia dei rapporti Vaticano-Cina. Papa Francesco ha nominato il gesuita cinese Stephen Sau-yan Chow nuovo arcivescovo di Hong Kong, teatro di scontro negli ultimi anni tra il Governo legato a Pechino e i cittadini della ex colonia britannica. Il nuovo presule, 62 anni, è nato ad Hong Kong ma ha avuto un percorso di formazione speso in larga parte negli Stati Uniti, compreso un dottorato in educazione ad Harvard, il tutto intervallato da continui rientri in patria con incarichi crescenti nella propria diocesi a Hong Kong.

In prima fila nel processo per l’accordo sulle nomine episcopali

Non solo: dal 2017 al 2021 è stato provinciale della provincia cinese dei gesuiti, in piena era Francesco, nel periodo in cui tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese è stato siglato lo storico accordo provvisorio sulle nomine episcopali, rinnovato per un biennio il 22 ottobre 2020. Proprio il rinnovo dell'accordo è stato fortemente osteggiato durante il 2020 dall'amministrazione Trump, con il Segretario di Stato Mike Pompeo in prima fila a sparare contro l'accordo, tutte iniziative diplomatiche del tutto ignorate dal Papa.

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Sosa (generale dei gesuiti): il nostro rapporto risale al missionario Matteo Ricci

La diocesi di Hong Kong era vacante dal 3 gennaio 2019: in precedenza, dal 2002 al 2009, era stata guidata dal cardinale Joseph Zen Ze-kiun, salesiano, fortemente critico dell'accordo sino-vaticano, tanto da attaccare frontalmente anche Francesco. «Sono felice che padre Stephen possa continuare a servire, e gli auguro ogni benedizione in questo novo ministero», commenta superiore generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa. «Noi gesuiti siamo fieri dei nostri rapporti con il popolo cinese, che risalgono al grande missionario Matteo Ricci che aveva grande rispetto per la cultura cinese». Quanto ai gesuiti in Cina, come ha raccontato di recente il superiore generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, in occasione del lancio del libro intervista «In cammino con Ignazio» (edizioni AdP), realizzato in dialogo con il giornalista spagnolo Darìo Menor, «la provincia cinese della Compagnia di Gesù è molto complessa perché essa comprende la Cina continentale, l'isola di Taiwan, Hong Kong e Macao. In questo insieme ci sono circa 160 gesuiti nel catalogo e altri che non sono nel catalogo. È una presenza molto distribuita ma la maggioranza, soprattutto i giovani, sono nella Cina continentale».


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