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Vaticano: l’Archivio non è più “Segreto”, si chiamerà Apostolico

In una lunga lettera apostolica Bergoglio ha spiegato di aver preso la decisione dopo essere stato «sollecitato in questi ultimi anni da alcuni stimati Presuli, nonché dai miei più stretti collaboratori, ascoltato anche il parere dei Superiori del medesimo Archivio Segreto Vaticano»

di Carlo Marroni

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In una lunga lettera apostolica Bergoglio ha spiegato di aver preso la decisione dopo essere stato «sollecitato in questi ultimi anni da alcuni stimati Presuli, nonché dai miei più stretti collaboratori, ascoltato anche il parere dei Superiori del medesimo Archivio Segreto Vaticano»


3' di lettura

È un cambio epocale, soprattutto nell’immaginario collettivo delle beghe vaticane e dei misteri romanzati, prima e dopo Dan Brown. Ma è un fatto: l’Archivio Segreto Vaticano cambia nome in Archivio Apostolico.

La decisione del Papa è spiegata diffusamente in una lunga lettera apostolica dello stesse Bergoglio, che ha preso la decisione dopo essere stato «sollecitato in questi ultimi anni da alcuni stimati Presuli, nonché dai miei più stretti collaboratori, ascoltato anche il parere dei Superiori del medesimo Archivio Segreto Vaticano».

Già perché l’Archivio Segreto non nasce come una cassaforte di misteri: «Il termine Secretum, entrato a formare la denominazione propria dell’istituzione, prevalsa negli ultimi secoli, era giustificato, perché indicava che il nuovo Archivio, voluto dal mio predecessore Paolo V verso il 1610-1612, altro non era che l’archivio privato, separato, riservato del Papa. Così intesero sempre definirlo tutti i Pontefici e così lo definiscono ancora oggi gli studiosi, senza alcuna difficoltà. Questa definizione, del resto, era diffusa, con analogo significato, presso le corti dei sovrani e dei principi, i cui archivi si definirono propriamente secreti».

Le evoluzioni linguistiche: Secretum aveva un altro significato
Poi le cose – nella lingua - sono cambiate. «Finché perdurò la coscienza dello stretto legame fra la lingua latina e le lingue che da essa discendono, non vi era bisogno di spiegare o addirittura di giustificare tale titolo di Archivum Secretum. Con i progressivi mutamenti semantici che si sono però verificati nelle lingue moderne e nelle culture e sensibilità sociali di diverse nazioni, in misura più o meno marcata, il termine Secretum accostato all’Archivio Vaticano cominciò a essere frainteso, a essere colorato di sfumature ambigue, persino negative. Avendo smarrito il vero significato del termine secretum e associandone istintivamente la valenza al concetto espresso dalla moderna parola «segreto», in alcuni ambiti e ambienti, anche di un certo rilievo culturale, tale locuzione ha assunto l’accezione pregiudizievole di nascosto, da non rivelare e da riservare per pochi. Tutto il contrario di quanto è sempre stato e intende essere l’Archivio Segreto Vaticano, che — come disse il mio santo predecessore Paolo VI — conserva “echi e vestigia” del passaggio del Signore nella storia».

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Nel 2020 a disposizione i documenti su Pio XII
Questa è la motivazione addotta da Francesco per il suo Motu Proprio di un Archivio che dal 1881 è stato aperto progressivamente a studiosi, anche se via via studiosi avevano potuto accedere, e ricorda il celebre filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz, il quale vi attinse nel 1702. Una data importante è il prossimo 2 marzo 2020, quando per decisione del Papa si estenderà fino al termine del pontificato di Pio XII (1963) la possibilità di accedere agli archivi, e si tratta di un tasto molto sensibile per gli studiosi riguardo alle azioni effettivamente intraprese da Pacelli in difesa degli ebrei dalla persecuzione nazi-fascista.

Un dedalo di 85 chilometri lineari di scaffali
Durante il suo pontificato Paolo VI stabilì la costruzione del nuovo Archivio sotto il Cortile della Pigna (che si trova nell’area di Musei), un bunker sotterraneo immenso con 85 km lineari di scaffali che ne fanno la più grande banca dati storica del mondo. Il patrimonio documentario conservato nei suoi vasti depositi copre un arco cronologico di circa dodici secoli (secc. VIII-XX), ed è costituito da oltre 600 fondi archivistici. Pur non essendo l’archivio più vasto del mondo come quantità, è il più vasto del mondo come geografia perché abbraccia tutti i continenti e tutti gli Stati dove la Chiesa cattolica è presente.

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    Carlo Marroni

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: Vaticano, Banca d'Italia, Ue

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