LE FINANZE DELLA SANTA SEDE

Vaticano, nomine in arrivo per la cassaforte del Papa

Dall’Apsa alla Segreteria fino allo Ior: parte la fase 2 del pontificato di Francesco

di Carlo Marroni


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5' di lettura

Le decisioni del Papa sono considerate ormai vicine. Le principali cariche di comando delle finanze vaticane sono vacanti, scadute o in via di scadenza. Insomma, la “cassaforte” di Francesco, oggetto di profonda riforma negli scorsi anni, sta entrando in una fase-2 del pontificato, di consolidamento e di rinnovo (almeno parziale) della classe dirigente, già in parte avvenuta. Le finanze papali - sistema complesso di strutture, sia per il possesso di beni mobili e immobili, e uffici di controllo e audit - sono elementi componenti la Curia, a parte lo Ior, che è un ente della Santa Sede che giuridicamente è considerato un soggetto a parte. Un tema va chiarito: nella struttura centrale della Chiesa cattolica c’è da una parte la Santa Sede, che è il governo della Chiesa universale (ed esiste di fatto da sempre), e dall’altra il Vaticano, che è lo Stato nato dopo la fine del potere temporale, con i suoi confini, e che esiste dal 1929. A capo di entrambi c’è il Papa, ma sono giuridicamente distinti. Insieme compongono la Curia, che prima di tutto è “Romana” (anche nelle definizioni ufficiali dei condici papali da prima di Pellegrino Rossi) e in qualche modo sottolinea il forte legame con Roma, un tempo capitale dello stato pontificio e oggi diocesi del Papa. Il carattere romano della Curia, per quanto molto cambiato dai tempi di Pio XII, è percepibile anche in una struttura fortemente internazionalizzata come quella di Papa Francesco, a partire dal complesso sistema delle finanze vaticane. Appena eletto Francesco avviò una riflessione serrata sulla riforma degli enti economici, percorso accidentato (ne scoppiò anche uno scandalo, il cosiddetto Vatileaks-2) che ha portato a delle modifiche. Lo stesso fu fatto per lo Ior, ma le proposte che scaturirono dalla commissione incaricata non ha prodotto riforme della governance della banca pontificia, un tempo al centro di scandali, ma da tempo in acque tranquille.

Segreteria e Consiglio per l'Economia

I due soggetti sono nati nel 2014, a un anno dall’elezione del Papa. La Segreteria era stata progettata come super-dicastero delle Finanze, che avrebbe dovuto controllare a regime gli immobili e buona parte del portafoglio, e in più gestire il personale, gli acquisti, stilare il bilancio preventivo dell’intera Curia ed effettuare l’audit. Molte di queste competenze sono state ridimensionate, ma resta un dicastero forte. Inizialmente il Papa aveva nominato alla guida il cardinale australiano George Pell, che all’inizio del suo mandato aveva preso molto potere, ed era entrato in contrasto con tutti gli enti storici (e anche con il Papa da posizioni conservatrici in dottrina). Pell è poi incappato nella giustizia australiana per vicende di pedofilia, ed è stato condannato. Non è più alla guida del dicastero, che è retto da monsignor Luigi Mistò, un prelato ambrosiano molto abile e stimato dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin. Il suo nome è spesso fatto come possibile nuovo prefetto, ma le voci di Curia indicano anche l’ipotesi che possa arrivare un laico, come accaduto per la Segreteria della Comunicazione con Paolo Ruffini. Si vedrà. Il Consiglio per l’economia è l’organo che definisce gli indirizzi di politica economica e ratifica le approvazioni dei bilanci: è guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx (il segretario è il prelato Brian Ferme) capofila dell’ala progressista del sacro collegio. Anche questo organo - otto ecclesiastici, sette laici - è scaduto, ma per Marx è data per scontata la conferma. Per alcuni dei laici si sono dei dubbi che possano restare.

Apsa

È l’ente che custodisce il patrimonio immobiliare situato fuori dalle mura leonine: dentro sono del Governatorato, l’ente guidato dal cardinale Giuseppe Bertello che gestisce lo “stato”, tra cui i Musei Vaticani, la Gendarmeria, la Farmacia, le Poste. Molti dei palazzi hanno carattere funzionale (sedi di dicasteri vaticani, residenze per prelati) e quindi non hanno una valutazione commerciale. Altri immobili - la gran parte si trova a Roma, ma ci sono cespiti anche a Milano, e all’estero, come Londra e Parigi - sono invece “liberi” e affittati a privati: il valore di questa parte di cespiti è stata informalmente valutata in 2,5 miliardi di euro, ma forse il valore complessivo è maggiore. Poi c’è la parte finanziaria: l’Apsa ha il “portafoglio” di investimenti della Santa Sede, e questi ammontano a circa 1,5 miliardi. Alla presidenza dell’Apsa il Papa ha nominato il vescovo Nunzio Galantino, già segretario della Cei, e ha come numero due monsignor Mauro Rivella, un prelato piemontese molto esperto in gestione di beni ecclesiastici.

Ior

La banca vaticana, nata nel 1942 per opera di Bernardino Nogara, non ha visto riforme, ma è molto cambiata nella gestione, sin dai tempi di Benedetto XVI, quando si cambiò pagina rispetto ai tempi di Giovanni Paolo II (i casi Marcinkus prima e Caloia poi hanno dimostrato che fosse fuori controllo). Lo Ior - Istituto per le Opere di Religione - ha circa 100 dipendenti, e gestisce circa 5 miliardi di depositi di enti religiosi, congregazioni, diocesi, dicasteri, dipendenti vaticani. La massa amministrata dei quasi 15mila clienti è scesa negli ultimi anni, e anche gli utili si sono assottigliati: nel 2o18 il “dividendo” per il Papa è stato di 17,5 milioni, l’anno prima 31. Il presidente Jean-Baptiste de Franssu e il consiglio hanno appena terminato il mandato quinquennale, dei cambi sono in vista. In ogni caso la banca è retta dal direttore generale Gianfranco Mammì, dirigente di carriera interna che gode della piena fiducia del Papa. Sotto la sua gestione lo Ior ha abbandonato i progetti da “investment bank” avviati da precedenti gestioni - clamoroso è il caso della Sicav - ed è tornata al perimento tradizionale di servizio alla Chiesa, con più ampi margini operativi, come quello di essere stato al circuito Sepa, quindi con un proprio “Iban”.

Revisore Generale a Aif

Sono i due enti di controllo, con mansioni diverse. Il Revisore Generale, ufficio nato nel 2014, ha visto un capo, Libero Milone, dimissionato di colpo due anni fa per contrasti con gli alti gradi della Curia. Da allora è retto da Alessandro Cassinis Righini. Il compito del Revisore generale è di controllo sui conti, ma di recente è stato rafforzato dal Papa, che gli ha conferito il ruolo di “Autorità Anticorruzione”. Infine l’Aif, Autorità di informazione finanziaria, nata nel 2011 dopo un’inchiesta italiana che aveva investito lo Ior, e da cui era partito il primo processo di riforma: il suo compito è vigilare sulle transazioni finanziarie, in chiave antiriciclaggio e scambi di informazioni. Il consiglio, presieduto dall’avvocato svizzero Renè Brulhart, scade nei prossimi mesi (ne fa parte l'italiana Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania). La gestione con tutte le deleghe operative è affidata al direttore, Tommaso Di Ruzza.

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