Le gerarchie

Vaticano: la nuova mappa del potere dopo gli scandali

Finanze vaticane alla prova del Covid, atteso un deficit più alto del 2019. Alla guida dell'Economia si rafforzano il gesuita Guerrero e Galantino. Rimpasto nel consiglio dello Ior

di Carlo Marroni

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Papa Francesco, dopo gli scandali il Pontefice ha rinnovato larga parte dei vertici del sistema economico

Finanze vaticane alla prova del Covid, atteso un deficit più alto del 2019. Alla guida dell'Economia si rafforzano il gesuita Guerrero e Galantino. Rimpasto nel consiglio dello Ior


4' di lettura

La tempesta ancora non si è fermata. Innescata dal pasticciaccio brutto di Sloane Avenue, il palazzo nel centro di Londra comprato in due fasi e costato alla fine 350 milioni, la crisi nei Sacri Palazzi ha prodotto uno sconvolgimento ai piani alti, con licenziamenti a catena, su tutti per ora quello del cardinale Angelo Becciu. Soprattutto nel mondo delle finanze vaticane, in stato perenne di agitazione. Francesco ha quindi rinnovato larga parte dei vertici del “sistema economico” con persone di fiducia ma pescate in va ri ambiti. Ora l’obiettivo è duplice: gestire bene le risorse senza nuovi scandali e rimettere in carreggiata i conti dello Stato, che quest’anno si chiuderanno con un deficit molto pesante, causa Covid.

Segreteria per l’Economia.È il dicastero creato nel 2014, inizialmente sotto la guida del cardinale George Pell (rimandato in Australiana per accuse di pedofilia nel 2017, e dopo aver scontato 400 giorni in galera cui è stato assolto e poi ricevuto dal Papa due settimane fa) da gennaio è diretto dal Juan Guerrero Alves, gesuita di larga esperienza che si è messo al fianco un manager di sua stretta fiducia, Maximino Caballero Ledo. Il primo risultato è appena arrivato, con la pubblicazione del bilancio della Santa Sede, che non si vedeva dal 2015. I conti non sono andati male del 2019, 11 milioni appena di rosso, ma le cose andranno peggio. Dai conti emergono fondi complessivi per 4 miliardi e immobili per 650 milioni, cifre molto conservative (solo gli immobili senza vincoli dovrebbero valere almeno 2 miliardi).

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Apsa.È il dicastero del patrimonio, immobili e investimenti finanziari (questi ultimi per 1,7 miliardi). È presieduto dal vescovo Nunzio Galantino, ex segretario Cei, stimato dal Papa anche per la sua risolutezza. Anche lui ha chiamato un laico come vice, Fabio Gasperini, ex Ernst&Young e da anni addentro alle faccende vaticane. Insieme (con il vice mons. Giuseppe Russo) dovranno creare una sorta di “fondo sovrano”, vista la circolare voluta dal Papa e firmata da Guerrero che ha disposto la concentrazione nell’Apsa di tutti i depositi della Santa Sede nelle banche, Ior compreso. L’intento è duplice: evitare scandali come quello della prima sezione Segreteria di Stato nell’immobile di Londra - in tutto gestisce 700 milioni, Obolo compreso - e centralizzare il polmone finanziario in tempi di magra. Galantino e Guerrero, inoltre, gestiranno la “centrale degli appalti” come stabilito dalla normativa appena varata .

Aif e Ior.L’Autorità di Informazione finanziaria, creata nel 2011, controlla sostanzialmente lo Ior, la “banca vaticana” che ha 5,3 miliardi di depositi (destinati a scendere del 20% a favore dell’Apsa) e un patrimonio netto di 630 milioni: il consiglio Ior, presieduto dal francese Jean Baptiste de Franssu, è scaduto da oltre un anno, ma per ora il Papa non ha deciso un cambio, mentre è stabile e stimato il dg, Gianfranco Mammì. Dopo il caso di Londra l’Aif è stata decapitata e sono stati sostituiti sia presidente che direttore, con Carmelo Barbagallo, ex capo vigilanza Bankitalia, e Giuseppe Schlitzer. Sono stati appena impegnati a gestire l’ispezione di Moneyval, l'organismo del Consiglio d’Europa che vigila sull’antiriciclaggio, e che rilascerà il giudizio ad aprile 2021.

Propaganda e Governatorato.Sono i due dicasteri di maggiori dimensioni. Propaganda Fide ha molti immobili e depositi: è presieduto dal filippino Luis Antonio Tagle, cardinale per molti “papabile”, appena entrato nel consiglio di Sorveglianza dello Ior, assieme al cardinale italiano Giuseppe Petrocchi e al polacco Konrad Krajewski. Il Governatorato è il dicastero dello “Stato” e su tutto controlla i Musei Vaticani, in tempi normali 120 milioni di bilancio e 6,7 milioni di ingressi (ora decimati causa Covid, generando i problemi di bilancio). Lo presiede da molti anni il potente cardinale Giuseppe Bertello, membro del C-6, il superconsiglio che assiste il Papa: ne fa parte anche il Segretario di Stato, Pietro Parolin, il “primo ministro”. Il vice di Bertello è Fernando Vergez Alzaga, da poco entrato nel ristretto consiglio degli “affari riservati”.

Revisore Generale. Ufficio nato nel 2014, revisiona i conti di tutti i dicasteri e uffici, in autonomia, e svolge anche le funzioni di Autorità Anticorruzione. E’ diretto ad interim da Alessandro Cassinis Righini, dopo che il primo Revisore Generale, Libero Milone, fu estromesso di colpo nel 2017.

Consiglio per l’Economia. Ha il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana: costituito da quindici membri, di cui sette laici, ne fanno parte sei donne di altissimo profilo appena nominate. Lo guida il cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, e considerato il capofila dei progressisti nel Sacro Collegio.

Nomine-chiave. Di recente il Papa ha nominato il consiglio degli affari riservati (per acquisti che escano dal codice degli appalti): lo presiede il cardinale “camerlengo” Kevin Farrell. Inoltre lo scandalo di Sloane Avenue ha causato altri cambi di caselle importanti. La diffusione di foto “segnaletiche” degli indagati portò alle dimissioni - per responsabilità oggettiva - del comandante della Gendarmeria, Domenico Giani, e la nomina del suo vice Gianluca Gauzzi Broccoletti. In quei giorni arrivò anche il cambio della guardia alla presidenza del Tribunale Vaticano, con la nomina dell’ex procuratore Giuseppe Pignatone, che dovrà gestire i processi in corso, sia per fatti legati a reati economici (ad Angelo Caloia, già presidente Ior) che per abusi, appena iniziato.

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