intesa provvisoria

Vaticano, Papa rinnova l'accordo con la Cina. Fermezza verso le pressioni degli Usa

Altri due anni “provvisori”. L’oggetto è la nomina dei vescovi, nessun obiettivo politico. Papa: «Cosciente delle ferite del passato». Le pressioni di Pompeo alla vigilia della firma

di Carlo Marroni

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(ANSA)

Altri due anni “provvisori”. L’oggetto è la nomina dei vescovi, nessun obiettivo politico. Papa: «Cosciente delle ferite del passato». Le pressioni di Pompeo alla vigilia della firma


3' di lettura

Francesco ha tirato dritto, nonostante le forti pressioni degli Stati Uniti, e in particolare dell'amministrazione Trump, oltre che dell’ala più conservatrice del collegio cardinalizio, che guarda con favore alla destra repubblica americana. L'accordo “provvisorio” tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, stipulato a Pechino due anni fa, è stato rinnovato (sempre in via sperimentale) per altri due anni. Una notizia già anticipata da giorni e ormai data per scontata, specie dopo le tensioni create da Washington, e in particolare dal segretario di Stato, Mike Pompeo, che nella sua visita a Roma ha ribattuto sulle posizioni anti-cinesi. A Roma invece questo accordo, «di fondamentale valore ecclesiale e pastorale, è stato positivo, grazie alla buona comunicazione e collaborazione tra le Parti nella materia pattuita, è intenzionata a proseguire il dialogo aperto e costruttivo per favorire la vita della Chiesa cattolica e il bene del Popolo cinese».

Non è in agenda il dossier sul riconoscimento diplomatico

Lo scopo principale dell'accordo provvisorio – dai contenuti ancora riservati - sulla nomina dei Vescovi in Cina - spiega un articolo pubblicato sull'Osservatore Romano - è quello di «sostenere e promuovere l'annuncio del Vangelo in quelle terre, ricostituendo la piena e visibile unità della Chiesa. I motivi principali, infatti, che hanno guidato la Santa Sede in questo processo, in dialogo con le Autorità del Paese, sono fondamentalmente di natura ecclesiologica e pastorale». La questione della nomina dei vescovi riveste vitale importanza per la vita della Chiesa, sia a livello locale che a livello universale. «Bisogna tuttavia rilevare che con l'Accordo non sono state affrontate tutte le questioni aperte o le situazioni che suscitano ancora preoccupazione per la Chiesa, ma esclusivamente l'argomento delle nomine episcopali, decisivo e imprescindibile per garantire la vita ordinaria della Chiesa, in Cina come in tutte le parti del mondo». In sostanza quindi non riguardano la vita della Chiesa cattolica in Cina, oppure a collegamenti con questioni politiche come per esempio un riconoscimento diplomatico (le relazioni ufficiali sono interrotte dal 1951). Certo, i problemi ci sono, ma come ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato (e massimo artefice del negoziato, da anni) c'è «l'impossibilità di affrontarli tutti insieme».

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«Ancora situazioni di grande sofferenza» tra i cattolici cinesi

«Papa Francesco è ben cosciente delle ferite recate alla comunione della Chiesa nel passato, e dopo anni di lunghi negoziati, iniziati e portati avanti dai suoi Predecessori e in una indubbia continuità di pensiero con loro, ha ristabilito la piena comunione con i Vescovi cinesi ordinati senza mandato pontificio e ha autorizzato la firma dell'Accordo sulla nomina dei Vescovi, la cui bozza peraltro era stata già approvata da Papa Benedetto XVI», scrive l'Osservatore. «Da parte di alcuni settori della politica internazionale si è cercato di analizzare l'operato della Santa Sede prevalentemente secondo un'ermeneutica geopolitica. Nel caso della stipula dell'accordo provvisorio, invece, per la Santa Sede si tratta di una questione profondamente ecclesiologica». Certo, «è doveroso riconoscere che permangono non poche situazioni di grande sofferenza. La Santa Sede ne è profondamente consapevole, ne tiene ben conto e non manca di attirare l'attenzione del Governo cinese per favorire un più fruttuoso esercizio della libertà religiosa. Il cammino è ancora lungo e non privo di difficoltà».

I primi frutti dell'intesa: nominati due vescovi

Per quanto riguarda i risultati finora raggiunti, sulla base del quadro normativo stabilito dall'accordo, sono stati nominati due vescovi - Antonio Yao Shun, di Jining, Regione autonoma della Mongolia Interna, e Stefano Xu Hongwei, a Hanzhong, Provincia di Shaanxi - mentre diversi altri processi per le nuove nomine episcopali sono in corso, alcuni in fase iniziale altri in fase avanzata. «Anche se, statisticamente, questo può non sembrare un grande risultato, esso rappresenta, tuttavia, un buon inizio, nella speranza di poter raggiungere progressivamente altre mete positive». In tale contesto, si colloca anche l'obiettivo pastorale della Santa Sede, «di aiutare i cattolici cinesi, a lungo divisi, a dare segnali di riconciliazione, di collaborazione e di unità per un rinnovato e più efficace annuncio del Vangelo in Cina» con chiaro riferimento all'esistenza per decenni di due chiese, quella ufficiale legata alla governativa Associazione Patriottica, e quella “sotterranea” che ha subito e che, secondo gli oppositore dell'accordo che si riconoscono nelle posizioni dell'anziano ma ancora molto combattivo cardinale Zen, ancora subiscono.


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