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Vaticano, «portafoglio» da 2 miliardi. Al via la stretta etica sulle finanze

Varate regole chiare (e inedite): nessun acquisto di titoli – azioni e bond – in settori che vanno contro i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, esclusione di pratiche “speculative, nessuna operatività sulle materie prime o nell'industria mineraria

di Carlo Marroni

(foto imagoeconomica)

3' di lettura

Regole chiare (e inedite): nessun acquisto di titoli – azioni e bond – in settori che vanno contro i principi della Dottrina Sociale della Chiesa, esclusione di pratiche “speculative, nessuna operatività sulle materie prime o nell'industria mineraria. Ma certamente regole anche che “tutelino il valore reale del patrimonio netto della Santa Sede, generando un rendimento sufficiente a contribuire in modo sostenibile al finanziamento delle sue attività”. Fatto non scontato in anni recenti, come si è visto con lo scandalo dell'immobile di Londra. Questi alcuni dei principi di fondo stabiliti dal Documento di Politica di Investimenti della Santa Sede e dello Stato Città del Vaticano, appena approvato e che entrerà in vigore per 5 anni a settembre. In parallelo nasce il Comitato per gli investimenti che stabilisce le strategie e assicura l'effettiva attuazione del Documento: il nuovo organismo è previsto dal testo della riforma della Curia stabilita dalla Costituzione “Praedicate evangelium”. Il suo compito è garantire la natura etica delle operazioni in questo campo.

La disposizione del prefetto Guerrero: centralizzare all’Apsa tutti i “tesoretti”

Il documento, elaborato da esperti incaricati dalla Santa Sede, è emanazione della Segreteria per l'Economia (Spe) – presieduta dal gesuita spagnolo, padre Juan Antonio Guerrero Alves - il dicastero che ha compito centrale di indirizzo e controllo, e condiviso con il Consiglio per l'Economia, presieduto dal cardinale tedesco Reinhard Marx. Le nuove linee guida sono parte del processo di centralizzazione di tutte le finanze vaticane dentro l'Apsa, il dicastero per l'amministrazione del patrimonio, presieduto dall’italiano vescovo Nunzio Galantino. In una lettera a tutti i dicasteri vaticani ed enti (62) e alle fondazioni sotto il controllo pontificio (24) Guerrero comunica che dopo un mese dall'entrata in vigore del Documento dovranno essere trasferiti all'Apsa tutti i titoli e liquidità sparsi per la Curia (fino ad oggi gestiti in maniera del tutto autonoma, e raramente con efficacia) e costituiranno un “Fondo vaticano” che sarà gestito sui mercati dallo Ior secondo i principi del Documento.

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Confluenza nel “Fondo Vaticano” delle risorse della Santa Sede e del Governatorato

A quanto ammonta questo “tesoretto” complessivo d'Oltretevere? Secondo fonti vaticane si tratta di circa 2 miliardi, di cui 1,5 della Santa Sede e circa mezzo miliardo del Governatorato, il dicastero che gestisce l'attività dello “stato” (sono due entità giuridiche distinte, anche se su entrambe comanda sempre il Papa). Una cifra quindi inferiore alle indicazioni che da anni circolano, comprese quelle fatte per il caso Sloane Avenue e le disponibilità della Segreteria di Stato. In effetti per l'acquisto dell'immobile di Londra – le cui perdite sono state comunque elevate – furono accesi mutui, quindi capitale di debito. Da questa cifra sono esclusi i mezzi propri dello Ior – ente strumentale al di fuori del perimetro della Santa Sede – che ammontano a circa 600 milioni, cifra alimentata dall'ultimo bilancio che ha visto destinare a riserva, e non a dividendo per le casse papali, la gran parte dell'utile d'esercizio.

Esclusi da investimenti armi e aziende che usano staminali embrionali

Le regole che si leggono nel Documento sono molte: sono esclusi i paesi delle “black list”, nessuno short selling o high frequency trading (compreso l'intraday), e naturalmente niente future e options, a meno che non siano effettivamente per copertura. I settori al bando sono: pornografia e prostituzione, gioco d'azzardo, armi, centri sanitari pro-aborto, aziende che producono contracettivi e/o lavorano con cellule staminali embrionali. Settori non esclusi ma da evitare: oltre a attività petrolifera anche il nucleare e bevande alcoliche. Come metodi di investimento sono da privilegiare fondi comuni e Etf, da evitare acquisti diretti di azioni e bond. Ogni ente resta titolare delle proprie risorse confluite nel Fondo unico. Ogni ente che verserà – secondo le regole fissate e senza deroghe - il proprio “tesoretto” nel Fondo Vaticano, resterà titolare dei propri soldi, indicherà al Comitato il profilo per l'allocazione strategica: conservativo, moderato o aggressivo, a seconda della quota di azionario da acquistare. Ma in ogni caso sarà il Comitato ad approvare o meno. Nelle griglie fissate ci sono anche altre restrizioni, relative all'esposizione massima sia su singolo emittente. Tutte queste regole hanno un anno per l'esecuzione: entro questa scadenza “deve essere adottata una strategia per la dismissione degli investimenti già eseguiti dagli enti e non conformi alla presente politica”.

Alla guida del comitato il cardinale “camerlengo”, l'americano Farrell

Un ruolo centrale è quindi affidato al Comitato, nominato dal Papa: l'organismo è presieduto dal cardinale statunitense Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita – e anche Camerlengo - ed è composto dai seguenti membri: Jean Pierre Casey, fondatore e amministratore delegato di RegHedge (Gran Bretagna); Giovanni Christian Michael Gay, direttore gestionale dell'Union Investment Privatfonds GmbH (Germania); David Harris, portfolio manager di Skagen Funds (Norvegia); John J. Zona, responsabile degli investimenti del Boston College (Usa). Alle riunioni del Comitato partecipano senza diritto di voto il presidente dell'Apsa e il Compliance Officier (responsabile del rispetto delle direttive).


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