evento-clou per il pontificato di Francesco

Vaticano, santi il 14 ottobre Paolo VI e Oscar Romero

di Carlo Marroni

Veglia a El Salvador in attesa dell'annuncio della canonizzazione dell'arcivescovo Romero (Reuters)

3' di lettura

Saranno proclamati santi insieme, il 14 ottobre in piazza San Pietro, durante il prossimo Sinodo dedicato ai giovani: Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, e l'arcivescovo salvadoregno Oscar Arnulfo Romero. Francesco ha preso la decisione, caricando l'evento di enorme potenziale simbolico: un Papa di enorme peso nella chiesa contemporanea, ma anche per la chiusura del Concilio Vaticano II e un vescovo di frontiera, un martire, assassinato sull'altare per la sua denuncia contro la dittatura.

Sarà quindi uno degli eventi clou del Sinodo sui giovani, che si terrà per l'intero mese di ottobre. Non solo: si tratta di un passaggio chiave di questo pontificato, la sintesi di una "chiesa in uscita", quella del Concilio e delle periferie, due figure che hanno segnato in diverso modo in parte anche la storia contemporanea.

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Due vite intrecciate in un'epoca di cambiamenti
Le storie dei due prossimi santi, vissute in un'epoca di forti cambiamenti, si sono intrecciate: fu Montini a nominarlo vescovo, ma poi espresse in seguito delle perplessità per l'attivismo del prelato nella denuncia della guerra civile nel suo paese. Lo ricevette in udienza a pochi mesi dalla sua morte, e in quell'occasione Romero lamentò al Papa le diffidenze della Curia verso la sua azione contro le violenze e la guerra civile. La stessa diffidenza che poi, dopo la morte, circondò il processo di beatificazione, che di fatto fu bloccato durante tutto il pontificato di Giovanni Paolo II per i sospetti di vicinanza con i movimenti politici anti-dittature militari latino americanani. Per la verità Romero – come in qualche modo anche l'allora padre Bergoglio, poi arcivescovo di Buenos Aires – prese le distanze dai fenomeni più estremi della teologia della liberazione, quelli che sfociarono nell'impegno politico diretto di sacerdoti. Ma con l'elezione di Francesco queste diffidenze sono state definitivamente spazzate via, anche se è stato lo stesso Papa a decidere che la canonizzazione non avvenisse a San Salvador, come chiesto dai vescovi del paese.

Giovanni Battista Montini, morto a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978, era stato beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014, e l'arcivescovo Romero, ucciso sull'altare a San Salvador dagli «squadroni della morte» il 24 marzo 1980, era stato beatificato il 23 maggio 2015.

Le parole di Francesco alla beatificazione del vescovo: «Il suo martirio continuò dopo la morte»
Il martirio di Oscar Romero «non fu solo nel momento della sua morte, ma iniziò con le sofferenze per le persecuzioni precedenti alla sua morte e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato. Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell'episcopato», disse papa Francesco concludendo, a braccio, il discorso ai partecipanti al pellegrinaggio da El Salvador, in Vaticano a ottobre del 2015: «Lapidato con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua». Parole forti furono dette anche per il suo predecessore sulla cattedra Paolo VI, che raccolse l'eredità del Concilio da Giovanni XXIII (pure lui santificato da Francesco) e lo condusse in porto. Nei confronti «di questo grande Papa - disse Bergoglio proclamandolo Beato - di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie!».

Francesco ricordò le parole scritte da Giovanni Battista Montini in alcune annotazioni personali, dopo la chiusura del Concilio: «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva». Certamente Papa Montini è tra gli ispiratori di Francesco. È stato al timone della Chiesa tra il 1963 al 1978, anni particolarmente difficili per l'Italia e per il mondo. Erano gli anni del terrorismo, delle Brigate rosse. Inoltre fu il primo Papa del Novecento a varcare i confini italiani. Dopo 2000 anni fece sì che Pietro tornasse in Terra Santa. Viaggiò in Africa, America, Oceania e Australia, Asia, fin quasi alle porte della Cina. Fu il primo Pontefice a tenere un discorso alle Nazioni Unite, a New York parlò lunedì 4 ottobre 1965, con quel «Mai più la guerra».

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