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Vaticano, sotto indagine la gestione della “Fabbrica di San Pietro”. Papa nomina un commissario straordinario

Nuove perquisizioni e nuove indagini sulla gestione della cassa – è ancora in corso e in attesa di sviluppi l’inchiesta sulla acquisizione dell’immobile di Londra per 350 milioni - in un momento molto delicato per le sofferenti casse papali

di Carlo Marroni

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(imagoeconomica)

Nuove perquisizioni e nuove indagini sulla gestione della cassa – è ancora in corso e in attesa di sviluppi l’inchiesta sulla acquisizione dell’immobile di Londra per 350 milioni - in un momento molto delicato per le sofferenti casse papali


2' di lettura

Nuova indagine “economica” interna al Vaticano. La magistratura pontificia ha avviato un’indagine sui conti della Fabbrica di San Pietro, l’ente a cui è affidata la gestione della basilica e delle aree circostanti, uno dei maggiori centri di spesa dello Stato. Il Papa ha nominato Commissario straordinario per la Fabbrica di San Pietro il nunzio apostolico Mario Giordana, 78 anni, in pensione ma sempre dentro alcune congregazioni, «affidandogli l’incarico di aggiornare gli Statuti, fare chiarezza sull’amministrazione e riorganizzare gli uffici amministrativo e tecnico della Fabbrica. In questo delicato compito il Commissario sarà coadiuvato da una commissione».

La Fabbrica è presieduta dal cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica (nominato da Giovanni Paolo II e tuttora in carica) e nell’organigramma figurano un vescovo come delegato e poi un esercito di laici, nelle strutture tecniche e amministrative.

Perquisizioni e sequestri negli uffici della Fabbrica

Una nota della sala stampa ha spiegato che la decisione è stata assunta a seguito della recente promulgazione del Motu Proprio “Sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”, il nuovo codice degli appalti la cui implementazione è affidata all’Apsa e alla Segreteria dell’Economia. Sul lato giudiziario è stato spiegato, per ora, che la scelta «segue anche una segnalazione proveniente dagli uffici del Revisore Generale, che ha portato, questa mattina, all’acquisizione di documenti e apparati elettronici presso gli uffici tecnico e amministrativo della Fabbrica di San Pietro. Quest’ultima operazione è stata autorizzata con decreto del Promotore di Giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano, e dell’Aggiunto, Alessandro Diddi, previa informativa alla Segreteria di Stato».

L’ente gestisce l'immensa struttura della più grande basilica al mondo

Insomma, nuove perquisizioni e nuove indagini sulla gestione della cassa – è ancora in corso e in attesa di sviluppi l’inchiesta sulla acquisizione dell’immobile di Londra per 350 milioni - in un momento molto delicato per le sofferenti casse papali. La Fabbrica di San Pietro (in latino Reverenda Fabrica Sancti Petri) è l’ente a suo tempo appositamente creato per la gestione dell’insieme delle opere necessarie per la realizzazione edile e artistica della Basilica di San Pietro in Vaticano. Alla Fabbrica è affidata la complessa gestione della più grande chiesa del mondo e delle strutture sul territorio adiacente di sua pertinenza. La sua storia nasce con Giulio II nel 1506. Secondo la costituzione apostolica Pastor Bonus di Giovanni Paolo II la Fabbrica di San Pietro si occupa di tutto quanto necessario per il restauro e il decoro dell’edificio, nonché della disciplina interna dei custodi e dei pellegrini e opera in accordo con il Capitolo della Basilica Vaticana. Recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianità pratica degli artisti coinvolti.

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