L’INCHIESTA

Vaticano, tutte le tappe della tempesta finanziaria partita da Londra e che ha investito San Pietro

L'inchiesta che ha portato all'arresto del primo “laico” estraneo alla Santa Sede. In Svizzera sequestri di conti milionari di prelati coinvolti nella vicenda dell'immobile di Sloane Avenue

di Carlo Marroni

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Il Torrione di Niccolò V, sede dello Ior (imagoeconomica)

L'inchiesta che ha portato all'arresto del primo “laico” estraneo alla Santa Sede. In Svizzera sequestri di conti milionari di prelati coinvolti nella vicenda dell'immobile di Sloane Avenue


9' di lettura

La tempesta perfetta. Vatileaks-3, anche se qui non c’è fuga di documenti riservati ma piuttosto di fiumi di denaro. Una vicenda giudiziaria che ha visto l’arresto del finanziere Gianluigi Torzi, il primo estraneo alla Curia a finire nelle celle pontificie, a differenza di altri arrestati anche del recente passato per i primi due Vatileaks (2012 e 2015) e per vicende di pedopornografia.

L’inchiesta deflagra con dei provvedimenti che si portano dietro rivelazioni su uno spaccato di malaffare e connivenze, di prelati e devoti funzionari che intessono relazioni con personaggi che – almeno solo per prudenza – dovrebbero essere lasciati a mille miglia dai Sacri Palazzi. Ma tant’è. L’inchiesta è andata avanti e ha prodotto questo primo provvedimento, che i legali di Torzi contestano come un malinteso.

La gestione della “cassa” fu la causa principale della guerra scatenata tra le fazioni della Curia nella fase finale del pontificato di Benedetto XVI – il ribaltone allo Ior e lo scontro attorno al controllo e ai poteri del nascente Aif, che Bergoglio ha rafforzato successivamente – in una prospettiva di Conclave sempre più vicino. Ma oggi questi sconti tornano un po’ alla ribalta, anche se con modalità diverse e con un Papa in pieni poteri, a differenza di Benedetto che risultò sempre più in balìa di cardinali che gli creavano solo guai.

Pochi giorni dopo lo scoppio del caso furono scintille tra due porporati di serie A: il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, aveva definito l’operazione immobiliare “opaca”, e a stretto giro c’era stata la reazione giorno dell’ex Sostituto alla Segreteria di Stato, cardinale Angelo Becciu (che fu a capo della prima sezione per sette anni), che aveva evocato la macchina del fango: «Ho agito nell'interesse della Santa Sede». Becciu è tornato a parlare di recente, prendendo le distanze da Torzi («non lo conosco») e dicendo che oggi l’immobile se venduto farebbe fruttare il doppio di quanto pagato (il costo è stato di 200 milioni più 40 di acquisto della parte mancante, ma al netto della commissione di 15 milioni per Torzi, ndr).

Ora sotto i riflettori c’è il Sostituto nominato nel settembre 2018, Edgar Pena Parra, venezuelano, nunzio apostolico. La sua è la carica-chiave della Curia: ha in mano tutta la macchina e vede il Papa di continuo. Il suo nome viene evocato dalla carte dell’inchiesta, come persona che sapeva dell’accordo che veniva raggiunto con Torzi dei 15 milioni, evento decisivo di tutta la vicenda. Pena Parra ha preso in mano il dossier di Sloane Avenue poco dopo entrato in carica, e forse ha avuto poco tempo per poter avere opzioni diverse. Ma resta il fatto che è il responsabile dell’ufficio, e quindi il terminale oggettivo dei processi decisionali. Si vedrà. La sensazione è che questa sia la punta dell’iceberg tra diverse anime della Curia, che con il passare del tempo ampliano le divergenze. Questa volta non c’è un tema teologico-dottrinale sul terreno.

Le tappe di una crisi dentro le mura leonine:

2013 – La Segreteria di Stato, sezione Affari generali, guidata da mons. Angelo Becciu, dopo aver esaminato un improbabile business petrolifero in Angola decide di investire parte della “cassa” a disposizione, in cui confluisce parte dell'Obolo di San Pietro, nel fondo Athena Global gestito dal Wrm gruop, acquistando il 45%, mentre il 55% è del finanziere Raffaele Mincione. Partono nel giro di qualche mese 200 milioni di dollari dal Credit Suisse di Lugano, banca di riferimento della prima sezione. Viene acquisito il palazzo di Sloane Avenue 60, Londra, già di Mincione.

15 agosto 2018 – Il Papa nomina il nuovo Sostituto della Segreteria di stato, mons. Il venezuelano Edgar Peña Parra, al posto di Angelo Becciu, divenuto Prefetto per le Cause dei Santi e cardinale.

settembre 2018 – Il valore dell'investimento del Vaticano nel fondo lussemburghese Athena Capital Global Opportunities (Gof) calcolato al Net Asset Value era pari a 138 milioni di euro, in ribasso rispetto all'investimento iniziale. Inoltre 50 milioni erano su altri investimenti – tra cui Retelit, Banca Carige e un fondo di Sorgente sgr, registrando perdite per oltre 10 milioni. Inoltre sull'immobile di Londra – che è risultato intestato in una fase ad una società offshore di Jersey - era stato acceso un mutuo considerato molto oneroso.

novembre 2018 – Peña Parra cambia strategia e decide di uscire da Athena, viste le perdite in conto capitale. E incarica il finanziere italiano basato a Londra Gianluigi Torzi di concludere l'acquisto dell'intero immobile, che passa alla società Gutt. Torzi ne diventa amministratore con un contratto di management di cinque anni. L'operazione si perfeziona il 3 dicembre con un bonifico di 44 milioni di sterline attraverso sempre Credit Suisse alla studio Herbert Smith Freehills, che rappresenta Mincione.

aprile 2019 – La Segreteria di Stato decide di riprendersi anche la gestione: l'immobile passa sotto la società London SA 60, e corrisponde a Torzi 10 milioni a titolo di chiusura anticipata (di 4 anni e 7 mesi) del contratto di gestione. Ora il Vaticano controlla totalmente l'immobile, gravato da mutui del fondo lussemburghese Cheyne Capital a tassi fuori mercato (fino all'8%).

giugno 2019 – La Segreteria di Stato, prima sezione, chiede allo Ior un “anticipo” di 150 milioni finalizzato a rifinanziare il mutuo sull'immobile.

2 luglio 2019 – Lo Ior, assieme al Revisore Generale (una sorta di Corte dei Conti), ritendendo questa richiesta non conforme alla regole adottate, manda le carte al Promotore di Giustizia. A seguito di questo atto si terranno delle riunioni tra i vari soggetti coinvolti per dirimere la questione, di cui una a fine luglio.

4 agosto 2019 – Comunicazione del cambio di incarico di Alberto Perlasca, monsignore di lungo corso e per dieci anni gestore della cassaforte della Segreteria di Stato, che custodisce 650-700 milioni in varie forme. Una decisione che sembra preludere quello accadrà, anche se Perlasca non è stato coinvolto nell'inchiesta. Cambia scrivania anche monsignor Mauro Carlino (che ritroveremo più avanti) a lungo segretario di Becciu e poi di Peña Parra: va alla sezione Informazione, e prende il posto di mons. Carlo Maria Polvani, già citato come testimone in Vatileaks e noto anche come nipote del nunzio Carlo Viganò, l'accusatore (senza prove) di Francesco.

20 settembre – Vicenda non direttamente collegata a Sloane Avenue ma sempre in tema finanziario: si tiene dentro il Vaticano un summit straordinario dei capi dicasteri della Curia sotto la presidenza del potente cardinale tedesco Reinhard Marx, capo del Consiglio per l'Economia, delegato dal Papa a coordinare una “manovra” finanziaria di taglio dei costo a causa del forte deficit delle finanze pontificie, circa 70 milioni (dato non ufficiale). Dal 2015 la Santa Sede non pubblica i bilanci. Insomma, mancano i soldi anche per una non ottimale gestione dei vari tesoretti presenti nella Santa Sede.

1 ottobre 2019 – Breve comunicato della sala stampa: perquisizioni in Segreteria di Stato e all'Aif (Autorità di Informazione Finanziaria, ente di controllo) seguito di denuncia dello Ior e del Revisore, fino a quel momento rimasta riservata all'esterno. Secondo alcune ricostruzioni Parolin era stato avvertito solopoco prima. Non era mai accaduto di una irruzione - peraltro della Gendarmeria, mentre nel palazzo Apostolico da sempre ha accesso solo la Guardia Svizzera - nel dicastero-chiave della Curia, che è Presidenza del Consiglio e ministeri di Interni ed Esteri.

2 ottobre 2019 – Escono i nomi di cinque persone sospese dal servizio della Santa Sede: mons. Carlino, Tommaso Di Ruzza, direttore dell'Aif, i dirigenti della prima sezione Fabrizio Tirabassi e Vincenzo Mauriello, e l'addetta Caterina Sansone. L'Espresso rendo noto anche il documento originale della Gendarmeria vaticana con le foto segnaletiche dei cinque ai quali è interdetto l'ingresso dentro il territorio vaticano.

3 ottobre – Il Papa nomina nuovo presidente del Tribunale della Città del Vaticano l'ex procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone

10 ottobre – Intervista esclusiva al Sole 24 Ore del presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu, la prima che rilascia: nega che vi siano “delle guerre” in Vaticano attorno al controllo delle finanze. La denuncia alla magistratura è stata solo l'applicazione della legge, afferma.

3 ottobre – Intervista a Raffaele Mincione del Corriere della Sera: “Il Palazzo è stato un buon affare” dice, e rivela di aver incassato 16milioni in commissioni di gestione dell'immobile.

14 ottobre – Dimissioni del Comandante della Gendarmeria Domenico Giani, che si assume la responsabilità oggettiva della divulgazione all'esterno del documento con le foto dei dipendenti. Al suo posto il vice, Gianluca Gauzzi Broccoletti, che già aveva avuto l'incarico diretto di condurre le indagini sull'affaire immobiliare

23 ottobre – Comunicato dell'Aif, pubblicato anche dall'Osservatore Romano (quindi condiviso dalla Segreteria di Stato), in cui si esprime piena fiducia nell'operato del direttore Di Ruzza. E' una prima svolta nelle indagini, che sembrano quindi prendere strade diverse per le persone coinvolte.

28 ottobre – Il Financial Times pubblica un articolo in cui rilancia una vicende, peraltro ben nota da oltre anno: quando era ancora avvocato Giuseppe Conte scrisse un parere legale a sostegno di Raffaele Mincione impegnato nella scalata alla società Retelit, le cui azioni erano in parte detenute dal fondo Athena, di cui all'epoca, maggio 2018, era ancora socia la Segreteria di Stato. Conte scrisse a favore dell'adozione della golden power per Retelit (partecipata dal governo libico), cosa che poi avvenne quando era appena diventato presidente del Consiglio, nel primo consiglio dei ministri del 7 giugno 2018. Conte ha chiarito di non aver avuto contatti con il Vaticano (né risultano da altri riscontri) e anche l'Antitrust non ha sollevato eccezioni. Della questioni si occuperà anche il Copasir.

29 ottobre – Il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al termine della presentazione di un libro all'ambasciata d'Italia, sollecitato dai giornalisti presenti (compreso chi scrive) afferma che l'operazione dell'immobile a Londra “è opaca” e bisognerà che sia fatta chiarezza da parte della magistratura. E' stata la prima presa di posizione ufficiale dallo scoppio della vicenda. Con immediata reazione di Becciu, che poche ore dopo ha parlato di accuse “infanganti” nei suoi confronti e che lui respinge “in modo sdegnoso”. Non solo: nell'intervista all'Ansa ha parlato dei rapporti difficili con il socio Mincione e delle raccomandazioni di non investire in azioni, comprese Retelit, da lui disattese.

26 novembre – Il Papa parla dello “scandalo” (lo chiama così lui stesso) nel volo di ritorno dal Giappone: «È la prima volta che in Vaticano la pentola viene scoperchiata da dentro e non da fuori» dice sottolineando quindi che funziona il sistema di controllo messo in piedi dai tempi di Benedetto XVI. Critica l’operato del presidente dell’Aif e ne annuncia la sostituzione.

27 novembre - Il Papa nomina alla presidenza dell’Aif Carmelo Barbagallo, già capo della vigilanza della Banca d’Italia.

Febbraio 2020 - Nell’inchiesta sugli investimenti finanziari e immobiliari della Santa Sede finisce anche monsignor Alberto Perlasca, il prelato che per undici anni è stato a capo della «cassaforte» della Segreteria di Stato vaticana, e che nel luglio 2019 era stato rimosso e poi trasferito da papa Francesco al Tribunale della Segnatura apostolica e si era aggiunto ai cinque funzionari e prelati della Curia sospesi a ottobre. Per anni era stato potente capo ufficio amministrativo della Prima Sezione della Segreteria di Stato, dove si gestisce un tesoretto di circa 700 milioni tra immobili e liquidi, compresi i flussi dell’Obolo di San Pietro, da cui si è agito per l'investimento a Londra.

Aprile 2020 – Il Papa nomina Giuseppe Schlitzer nuovo Direttore dell’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Subentra a Tommaso Di Ruzza che il 20 gennaio scorso aveva concluso il suo mandato quinquennale, e che l’ottobre precedente era stato dei cinque (poi sei) funzionai e prelati della Curia sospesi per l'inchiesta.

Maggio 2020 – Il Papa convoca un summit dei capi dicastero per discutere di conti pubblici, in profondo rosso per il calo delle entrate, specie dei Musei rimasti chiusi per tre mesi: deficit statale preventivo per il 2020 a 53 milioni. Viene varato il nuovo codice degli appalti e si avvia la procedura per l'accentramento di tutti i “tesoretti” sparsi per i vari dicasteri – compreso quello della Segreteria di Stato, pietra dello scandalo – dentro l'Apsa, il “Mef” del Vaticano.

Maggio 2020 – Le autorità della Svizzera accettano di collaborare all’inchiesta della Santa Sede sull’operazione che ha portato all’acquisto dell’immobile. È una svolta. Vengono inviati plichi di documenti bancari, da cui poi emergeranno elementi decisivi per le decisioni del Promotore di giustizia.

1 Giugno – Dalla Svizzera esce la notizia – non confermata ufficialmente – di sequestri di conti correnti per svariati milioni che fanno capo a monsignor Perlasca, già capo amministrativo della segreteria di Stato, di Fabrizio Tirabassi e di Enrico Crasso, ex funzionario del Credit Suisse, che ha avuto un ruolo chiave nel gestore i fondi dell'Obolo, anche attraverso i fondi maltesi Centurion.

5 giugno – Il finanziere Gianluigi Torzi, chiamato a deporre in Vaticano per l'inchiesta, viene arrestato con molti capi di imputazione – peculato, truffa, estorsione e autoriciclaggio – e rischia fino a 12 anni di reclusione. Dai verbali degli interrogatori emergono elementi nuovi (ma forse prevedibili): monsignor Carlino, già alla Segreteria di Stato e a lungo segretario particolare di Becciu, afferma che monsignor Pena Parra, Sostituto della Segreteria di Stato e quindi responsabile dei fondi impiegati, dette indicazioni su come agire per l'accordo con Torzi, che poi ha ottenuto 15 milioni per cedere le azioni con diritto di voto (vicenda che per gli inquirenti vaticani configura estorsione).

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