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Vaticano, i veleni delle finanze e gli scossoni di una riforma incompiuta

di Carlo Marroni

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(ANSA)

2' di lettura

Ancora veleni dalle mura vaticane. Il nuovo capitolo di una infinita Vatileaks che parte da lontano torna ad agitare le acque della Santa Sede a quattro anni e mezzo dall’elezione di Francesco. E parte ancora una volta dal mondo delle finanze pontificie, che sono state oggetto di una riforma che oggettivamente non ha funzionato, sia per le persone messe da Francesco a guidare il processo (e per lo più già uscite), sia per le strutture create ex novo, cui all'inizio sono stati assegnati poteri poi tolti, in un contesto giuridico non sempre chiaro.

La conferenza stampa riservata a poche testate giornalistiche dell’ex Revisore Generale dei conti vaticani, Libero Milone - che lancia accuse ai vertici del Vaticano molto pesanti, di pressioni e intimidazioni per lasciare il suo incarico, lo scorso giugno dopo due anni - suona un po' come regolamento di conti e in parte anche come messaggio trasversale su possibili nuove rivelazioni, che pare siano davvero in arrivo. Si vedrà.

Certo è che le accuse vaticane nei confronti dell’ex manager strapagato (20mila euro al mese netti) sono pesantissime: dossieraggio, nella sostanza. Resta da vedere per conto di chi sarebbe stato effettuato questo spionaggio, anche se qualche sospetto sorge spontaneo specie tra chi conosce anche solo un po' le cose dei Sacri Palazzi e le alleanze che erano in vigore fino a poco tempo, specie nell'area delle finanze. Le rivelazioni di queste ultime ore - cui si aggiunge incidentalmente anche l'accusa di eresia al Papa da parte dell'ultradestra clericale, con tanto di blocco dell’accesso al sito tradizionalista da parte dei pc vaticani - si sommano ad altri fatti degli ultimi mesi come l’abbandono da parte del cardinale George Pell, prefetto per l'Economia ed ex uomo forte della riforma, tornato in Australia per difendersi da accusa gravissime, e il licenziamento del prefetto dell'ex Sant'Uffizio, cardinale Gerhard Muller, che per anni aveva guidato l'opposizione interna con grande tenacia.

La sensazione che emerge per diversi osservatori è che sia da qualche tempo iniziata una “fase-2” del pontificato, in cui Francesco stringe sui nodi-chiave della dottrina e della pastorale per rendere permanenti le linee di una nuova Chiesa. Ma questo evidentemente genera delle reazioni, e i nuovi capitoli di Vatileaks (a questo punto si perde il conto...) compreso il falso dossier su Emanuela Orlandi, probabilmente sono parte di una strategia volta a fiaccare il pontificato e a metterlo in prima pagina solo per problemi e presunti scandali.

Che il livello della tensione sia alto lo conferma il fatto che sulle dichiarazioni di Milone è intervenuto direttamente il sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, arcivescovo Angelo Becciu, solitamente prudente e parco di parole. Per Becciu, “numero tre” della Curia, l'ex revisore «è andato contro tutte le regole e stava spiando sulle vite private di suoi superiori e dello staff, me compreso» e il comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, ha detto che a carico di Milone c'erano «prove evidenti, inconfutabili».

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