Fondi immobiliari

Vegagest, intrigo internazionale

di Stefano Elli


default onloading pic

2' di lettura

Si chiamano Lemu investments Sa, Koping Ab, Golden Svezia Ab, Handelfastigheter Valbo Ab, Phu Trust e Phut Holding Ltd. Sono le società costituite all’estero da Vegagest Sgr immobiliare, società di gestione del risparmio, già nel perimetro della Cassa di risparmio di Ferrara, prima del suo crollo e della sua messa in stato di risoluzione (con Banca Etruria, Banca delle Marche e Carichieti). Società all’estero per farci che cosa? Per condurre operazioni immobiliari di acquisto e vendita sui cespiti di Europa immobiliare 1, fondo chiuso real estate quotato e collocato al pubblico dei risparmiatori da primari enti di distribuzione, tra cui Poste Italiane (vedere articolo a fianco). Si tratterebbe però di una costruzione di facciata. Secondo il Nucleo milanese di polizia tributaria della Guardia di Finanza e secondo la procura della Repubblica di Milano, il reale motivo di quella architettura societaria non sarebbe legato a ragioni operative, ma più prosaicamente di evasione fiscale. Ed è per questo che il pm Stefano Civardi ha aperto un fascicolo per omessa dichiarazione. La Gdf dallo scorso marzo sino al 21 maggio ha eseguito una serie di accertamenti ispettivi sui movimenti in acquisto e in vendita che hanno visto protagoniste sia la capogruppo sia le entità finite sotto inchiesta.

È stata questa la ragione che, contestualmente all’apertura delle verifiche, ha portato i vertici della società di gestione, oggi (ma non ai tempi dei fatti contestati che risalgono al 2006) guidata da Sido Bonfatti, a congelare la delibera di approvazione del rendiconto finale di liquidazione del fondo e a bloccare le operazioni di rimborso ai risparmiatori, accantonando la liquidità ancora in cassa in attesa che le cose si chiarissero. Per gli investigatori, dunque, quell’incastellamento di società era una mera esterovestizione, una messa in scena che avrebbe portato a un drastico risparmio fiscale. Nel frattempo in attesa che i magistrati e militari delimitino meglio il campo investigativo, la palla è passata agli uffici milanesi dell’Agenzia delle Entrate che ha avviato un tavolo di trattative con i vertici aziendali per ricostruire sia l’entità delle somme da rifondere allo Stato, sia l’entità delle sanzioni da infliggere agli amministratori ed eventualmente alle persone giuridiche coinvolte nella vicenda.

Un altro punto da chiarire è chi dovrà pagare. Se le sanzioni dovranno essere a carico della società di gestione oppure del Fondo e delle sue quote, già fortemente penalizzate nel Nav da un andamento negativo. La società nel marzo 2018 aveva pubblicato il rendiconto finale del Fondo che prevedeva la distribuzione di un rimborso di 409,13 euro per ciascuna quota, con data valuta 28 marzo 2018 a fronte di un investimento iniziale di 2.500 per ogni singola quota del fondo e aveva in cassa liquidità per 48.739.533 euro. Ora si discute sull’entità delle somme da restituire allo Stato che, a quanto risulta a Plus24 potrebbero oscillare dai 14 ai 19 milioni. Il rischio (potenziale)dunque, è che le perdite subite dai sottoscrittori del fondo possano, alla fine dell’iter investigativo, rivelarsi ancora più pesanti rispetto a quanto preventivato.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...