innovazione

Vehicle-to-grid, la tecnologia che integra la casa e le auto elettriche

di Fabio Orecchini*


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3' di lettura

Il professor Maurizio Delfanti, ordinario di Sistemi Elettrici al Politecnico di Milano e da qualche mese Amministratore delegato di Rse, la struttura di ricerca sul sistema elettrico che fa capo al Gse, non ha resistito: “Una delle Nissan Leaf elet-triche della sperimentazione la guido io – dichiara con l'entusiasmo di un giovane ricercatore appena entrato nel la-boratorio dei suoi sogni – anche quando la collego alla rete elettrica di casa mia, le informazioni vanno nella banca dati del progetto”.

LEGGI L’ARTICOLO: Vehicle to Grid – Come Funziona

C'è da capirlo, perché l'iniziativa lanciata a Milano dal Nis-san ed Enel X insieme a Rse, che si svolge presso la cittadella della ricerca di quest'ultimo, è all'avanguardia in Europa sull'integrazione dell'auto a batterie nel sistema di distribu-zione dell'elettricità. Non si tratta soltanto di sperimentare come l'accumulatore dell'automobile, fungendo da vero e proprio polmone rispetto al sistema di distribuzione della cor-rente, sia in grado di restituire energia, oltre che di assorbirne per ricaricarsi. In gioco c'è la messa a punto di algoritmi, buo-ne pratiche e tecnologie per far entrare l'auto della nuova spe-cie, quella con la spina e le batterie, a far parte del grande si-stema energetico nazionale.

La tecnologia Vehicle-to-grid, così è definita la funzione “respiratoria” dell'auto elettrica al servizio della rete alla quale è collegata, entra in gioco quando il cavo del veicolo è inserito nella presa di ricarica. A quel punto la batteria dell'auto può essere affittata al gestore dei servizi elettrici, che vi può inviare energia, oppure ne può riassorbire per bilanciare la propria rete di distribuzione. Le reti elettriche, infatti, per poter funzionare al meglio hanno bisogno di sistemi di accumulo che le rendano capaci di rispondere efficacemente ad ogni richiesta da parte delle utenze. Se quando si attiva l'interruttore di una lampadina ci si aspetta che la rete dia immediatamente corrente e lo faccia in modo tecnicamente ed economicamente efficiente, è perché il sistema energetico è ben bilanciato.

In tempi di crescita continua del ricorso alle fonti rinnova-bili, quindi di immissioni non esattamente prevedibili di elet-tricità in rete, la possibilità di avere dei sistemi di accumulo diffusi lungo l'infrastruttura elettrica diventa essenziale. E an-che l'arrivo di milioni di automobili a batterie su strada, previ-sto per i prossimi dieci anni, inserirà un ulteriore rischio di sbilanciamento, perché le auto - specialmente se caricate con sistemi veloci ad elevata potenza – rappresentano un carico elettrico notevole.

Molti continuano a chiedersi se ci sia abbastanza energia per ricaricare il futuro parco auto elettrico, sbagliando di grosso nell'individuazione del problema. L'energia c'è, specialmente se aumenta lo sfruttamento di fonti rinnovabili. Quello che si deve adeguare è il sistema di distribuzione, nato per alimentare altri carichi elettrici, non le automobili. Ma se l'auto elettrica rappresenta un problema, il suo ingresso nella rete con funzioni di accumulo, al servizio della distribuzione, fornisce anche la soluzione. Il nuovo progetto di Nissan Italia, Enel X e Rse durerà da giugno 2019 a dicembre 2020 e avrà a disposizione due Nissan Leaf per mettere alla prova non soltanto il collegamento dell'auto alla rete – già in sperimentazione in Italia dal 2017 grazie alla collaborazione tra la Nissan e l'Istituto italiano di tecnologia di Genova – ma anche diversi tipi di integrazione, da quello domestico all'aziendale, per ar-rivare all'ottimizzazione dell'autoconsumo per chi ha un im-pianto di autoproduzione elettrica (normalmente fotovoltaico) presso la propria abitazione.

L'obiettivo è semplice quanto interessante per i possessori di auto elettriche, che mettono a disposizione la batteria della propria auto solo per alcune ore predefinite, avendo la garanzia di trovarla carica quando stabilito. In cambio possono ottenere remunerazioni dell'ordine dei 1.000-1.500 euro l'anno. L'auto, invece di costare, come siamo abituati a ritenere, permette di guadagnare, quindi. E questo accade quando è ferma e collegata a una presa. Nasce inoltre un'altra figura economica, quella dell'aggregatore, che stipula i contratti con i singoli automobilisti e garantisce un buon numero di batterie disponi-bili al gestore dei servizi elettrici. Questo ruolo, che apre nuove possibilità di business, è il motivo di interesse nel progetto di Enel X.

* Il professor Fabio Orecchini è Ordinario di Sistemi per l'energia e l'ambiente

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