Dopo la rielezione di Mattarella

Veleni e ripicche nel M5s, resa dei conti Di Maio-Conte

Di Maio: «Alcune leadership hanno fallito, serve un chiarimento». Conte: «Di Maio ci chiarirà i suoi comportamenti, non a Conte ma agli iscritti»

Il bis di Mattarella al Quirinale: l'uomo, il politico, il presidente

2' di lettura

L’esito della trattativa per il Colle mette Giuseppe Conte al centro di un fuoco di fila incrociato dentro il M5s. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sponsor (a differenza di Conte) sia della candidatura di Draghi che del Mattarella bis attacca: «Alcune leadership hanno fallito. Per fortuna questo stallo l’hanno risolto il Parlamento grazie anche al contributo del presidente del consiglio Mario Draghi». Per questo chiama la resa dei conti: «Credo che nel M5s serva aprire una riflessione politica interna».

Lo scontro Conte-Di Maio

Parole alle quali Conte replica piccato: «Di Maio ha detto che ci vuole un chiarimento? L’ho detto prima io, un chiarimento ci sarà senz’altro». E ancora: «Se Di Maio parla di fallimento, chiarirà le sue posizioni perché lui era in cabina di regia, come ministro l’ho fatto partecipare. E ci chiarirà i suoi comportamenti, non a Conte ma agli iscritti». Con annessa controreplica del ministro degli Esteri:  «Decisioni in cabina di regia? Non si è mai parlato di fare annunci roboanti su presunti accordi raggiunti con Pd e Lega, oggi smentiti anche dal segretario dem Letta. Non si provi a scaricare le responsabilità su altri. È chiaro che ci sono diversi aspetti che vanno chiariti».

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E nella polemica interviene anche Alessandro Di Battista a difesa dell’ex premier: «Da anni - scrive su Fb - è necessaria una riflessione politica all’interno del Movimento ma è vigliacco mettere oggi sul banco degli imputati l’ultimo arrivato che al netto di idee diverse su alcune questioni considero persona perbene e leale»

L’ex premier sul banco degli imputati

La “riflessione” interna potrebbe avere esiti imprevedibili, a cominciare dalla “segreteria” di Conte fino a lambire la sua stessa leadership. L’ex premier ne è consapevole e mette le mani avanti per non finire sulla “graticola”. Ricorda che, fatta eccezione per la presidente donna, il M5s ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissato. Prova anche ad intestarsi l’elezione di Mattarella che «è stato fatto crescere nella nostra comunità giorno per giorno” dice affermando di aver condotto le trattative “con serenità, sapendo che c’era questa opzione sul tavolo».

E aggiunge: «Non ho mai fatto trattative sottobanco» né «il gioco delle tre carte», si difende da chi lo accusa di aver tramato con Salvini alle spalle degli alleati della coalizione “progressista”. Conducendo trattative che per giunta non hanno portato ad alcun risultato. È il rimprovero di quanti nel Movimento hanno, giorno dopo giorno, cominciato a fidarsi sempre meno del gioco condotto dal loro leader, iniziando ad ingrossare le fila dei sostenitori del Mattarella bis.

Il «partito mattarelliano» nel M5s

Partito, quello “mattarelliano” che al contrario ha ricevuto l’imprimatur di Luigi Di Maio, il primo che, una volta annusato lo sgretolarsi dell’ipotesi Mario Draghi, ha capito che la stabilità del governo inseguita dall’ex premier poteva raggiungersi solo giocando la carta del presidente uscente. Un errore politico che si è poi sommato al “pasticcio” creato da Conte sulla trattativa per Elisabetta Belloni, finita nel tritacarne della corsa al Colle. Pericolo che ha spinto Di Maio a stoppare l’operazione, aprendo però una contesa che fino a quel momento viaggiava sottotraccia.

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