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Veleni Lega-M5s sulla revoca per Autostrade

di Manuela Perrone

3' di lettura

È atteso entro il 30 giugno sul tavolo di Danilo Toninelli il parere giuridico sulla revoca della concessione ad Autostrade redatto dal pool di giuristi nominati lo scorso marzo dal ministro delle Infrastrutture. A questo passaggio, anticipato dal Sole 24 Ore, ha alluso Toninelli, annunciando a breve «importanti novità» sul «procedimento amministrativo complesso» in corso, «sulla base delle quali ci saranno delle scelte: non faremo sconti». Anche se la Lega frena. «La revoca sarebbe una follia», commenta a Reuters una fonte autorevole del Carroccio. «Matteo Salvini non vuole averci nulla a che fare». Dal M5S replicano: «Che cosa c’è dietro? Forse la Lega ha rapporti con i concessionari e con i Benetton?».

Lunghi coltelli. Dopo il vertice a Palazzo Chigi del 25 giugno, in cui Luigi Di Maio ha ribadito la linea dura decisa dopo la tragedia del ponte Morandi, il titolo di Atlantia, la holding che controlla Autostrade, ha ceduto il 26 giugno a Piazza Affari il 4,38% a 22,72 euro. E l’affidabilità del sistema Italia agli occhi degli investitori non è l’unica conseguenza del muro contro muro. Perché la partita finisce per intrecciarsi a quella di Alitalia e al possibile ingresso di Atlantia, caldeggiato dalla Lega, nella cordata guidata da Ferrovie con Mef e Delta per salvare la compagnia di bandiera. Salvini è diretto: alla domanda se si turerebbe il naso pur di risolvere il caso Alitalia risponde di sì, difendendo la necessità di un approccio più «laico» in nome degli 11mila posti di lavoro in gioco. I pentastellati non chiudono, ma sostengono che i due dossier vanno tenuti distinti. «Non c’è mai stata alcuna preclusione verso Atlantia in Alitalia», affermano dal M5S, negando ostilità. Lo stesso Toninelli chiarisce: «Chi vuole fare offerte e credere in un progetto le faccia senza fare politica».

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L’accelerazione sull’iter di revoca della concessione ad Autostrade potrebbe in realtà aprire spiragli anche nella eventuale trattativa con Atlantia. Il parere tecnico in arrivo, elaborato dai cinque esperti della commissione indipendente nominata da Toninelli il 29 marzo scorso (Hadrian Simonetti nel ruolo di presidente, Valter Campanile, Filippo Izzo, Lorenzo Saltari e Giovanni Palatiello), non conterrà un’indicazione sulla via da imboccare, ma si esprimerà sulla sussistenza dei presupposti - ovvero gli inadempimenti di Autostrade sul viadotto sul Polcevera, finora mai contestati dal Mit nello scambio di informazioni con la società - e sulle varie opzioni a disposizione. Fermo restando che la responsabilità finale della revoca resterà in carico a Toninelli e al ministro dell’Economia Giovanni Tria, perché serve un decreto interministeriale.

Secondo alcuni analisti, la revoca potrebbe costare di indennizzo alla concessionaria 24,5-25 miliardi, il valore dei flussi di cassa calcolati da oggi al 2038 (cioè alla scadenza naturale del contratto, prorogata al 2042), decurtati di una penale del 10%. Una mini-manovra. Non solo. Il processo in corso a Genova, che vede 74 indagati tra Autostrade, la controllata Spea e dirigenti del Mit, procede a rilento. Il secondo incidente probatorio per fare luce sulle cause del crollo del ponte, dopo l’udienza della scorsa settimana, è stato rinviato al 17 gennaio. I legali di Autostrade, particolarmente agguerriti, hanno dato un assaggio del clima che potrebbe scatenarsi davanti al Tar in caso di contenzioso sulla revoca.

A tutto ciò si aggiunge il nodo investimenti. Autostrade potrebbe attivare circa 10 miliardi nei prossimi due anni per la Gronda, il passante di Bologna e altre opere: gli iter autorizzativi sono completati, ma le opere sono bloccate. Non aiutano le proteste di tutti i concessionari, associati in Aiscat, contro il nuovo sistema tariffario dei pedaggi. Proprio la complessità del mosaico e le divisioni politiche sui tre principali tasselli (revoca della concessione, riforma delle tariffe e Alitalia) non fanno escludere che il premier Giuseppe Conte avochi a sé l’intero dossier. Il tempo stringe: la proroga per l’offerta vincolante per Alitalia da parte di Fs scade il 15 luglio. E tutto il settore dei trasporti è in subbuglio: i sindacati hanno proclamato per il 24 luglio lo sciopero generale. Al grido «Rimettiamo in movimento il Paese».

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