ARCHITETTURA

Velocità e fantasia: così i container diventano edifici

Già diffuse da tempo all’estero per i benefici di modularità, versatilità ed economicità, le nuove soluzioni per case e terziario integrano sostenibilità e uso temporaneo

di Paola Pierotti

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Già diffuse da tempo all’estero per i benefici di modularità, versatilità ed economicità, le nuove soluzioni per case e terziario integrano sostenibilità e uso temporaneo


4' di lettura

Tempi ridotti di produzione e consegna, contenimento dei costi; qualità garantita dalla produzione industriale; alte prestazioni energetiche per la possibilità di isolamento; soluzioni tecnologiche con materiali riciclabili; ottimizzazione dello spazio abitativo; possibilità d’uso temporaneo attraverso la mobilità dei singoli moduli. Sei buone ragioni spiegate dalla start up tedesca Container Werk, per sintetizzare perché il container può essere scelto come materiale da costruzione. Facile da convertire in spazi per l’abitare, per l’hotellerie, per lo shopping temporaneo o per i servizi per il tempo libero.

Il binomio container e architettura è tornato sotto i riflettori in Italia nel tempo del lockdown, grazie al prototipo sanitario Cura, ideato da una task force guidata da Carlo Ratti e Italo Rota che, a partire da dei container dismessi, ha ideato e prototipizzato delle unità compatte di terapia intensiva per pazienti con malattie respiratorie. Ma in questi mesi è stata pubblicata anche la seconda edizione di un atlante (Container Atlas – a Practical Guide to Container Architecture) curato da Han Slawik, ingegnere e architetto, esperto da decenni nella conversione di container marittimi. E tra i protagonisti assoluti c’è proprio uno studio italiano, con studio a New York, che dall’inizio degli anni 90 fa scuola sul tema. Parliamo di Lot-Ek, i cui soci sono Ada Tolla e Giuseppe Lignano, impegnati nella trasformazione creativa di questi box metallici, facendoli rivivere costruendo case, spazi espositivi e negozi. Più di dieci anni fa, Lot-Ek ha firmato il pop store itinerante Puma City e tra le sue architetture più recenti c’è n’è una nel cuore di Johannesburg, il condominio Drivelines Studios, un maxi-compresso residenziale ottenuto impilando 140 container. Un nuovo modello per l’abitare in un’area di recente trasformazione della città in cui si è scelto di costruire un edificio modulare, senza rinunciare alla creatività e alla sperimentazione.

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Tra le opere segnalate nella nuova versione dell’atlante c’è anche il mercato di Seoul, “Common Ground”, progettato da Urbantainer e Office 53217: anche qui si è optato per dei moduli prefabbricati, assemblati sul posto, per dare vita ad un complesso di 5.300 mq, riducendo di molto anche i tempi di costruzione rispetto ad una soluzione tradizionale. Una scelta costruttiva con risvolti evidenti nel marketing visto che la nuova architettura fatta di container porta in eredità i temi dell’internazionalità e richiama alla memoria il trasporto di merci.

Negli Stati Uniti, lo studio MB Architecture ha utilizzato container impilati per realizzare una casa vacanze a Long Island, mentre Allford Hall Monaghan Morris in Oklaoma ha creato un vero e proprio complesso residenziale con 4 case, assemblando 16 container e creando un sistema che integra spazi aperti e chiusi, privati e condivisi. Qui i container sono stati aperti alle estremità per offrire delle grandi finestre con vista e la struttura è stata isolata, rinforzata e ancorata a terra tenendo conto dell’eventualità di eventi naturali di forte intensità.

La stessa Cointanerwerk ha trasformato dei vecchi container in una ventina di micro-appartamenti nella città di Wertheim in Germania: ogni alloggio si estende su una superficie di 26 mq, è dotato di un angolo cottura e un tavolo da pranzo, il bagno con doccia è incorporato in ogni contenitore e posizionato all’estremità opposta del letto. I container in questo caso sono stati disposti in gruppi di tre e rivestiti in legno.

Anche in Italia non mancano le sperimentazioni, come quella per una casa monofamiliare realizzata dall’imprenditore Alberto Bebi in provincia di Pordenone, disegnata da Gianluca Cristante, che vede la disposizione di 8 container in una pianta a croce. Un nono volume, colorato di rosso, è separato dal complesso e ospita il garage.

Economici ed ecologici i container hanno attirato l’attenzione dei progettisti in tutto il mondo. Il container è stato scelto anche per uno Starbukcks a Taiwan nel centro di Hualien City, con un progetto di Kengo Kuma: 29 container per un edificio su due piani di 320 mq. La sfida più ambiziosa rimane quella di chi sta investendo nel nobilitare queste “scatole” rigide, trasformandole in case da sogno e alberghi esclusivi. È il designer francese Ora ïto ad aver lavorato per la catena AccorHotels convertendo 15 container in stanze d’hotel con tutti i comfort, dando vita ad una proposta alberghiera insolita, il Flying Nest, un concept pensato per essere montato e rismontato. Tra le sue ultime collocazioni quella sulle piste da sci, sulle Alpi francesci, a 1.800 metri d’altezza, ma ha fatto tappa nei grandi eventi come la 24 Ore di Le Mans o la Biennale d'architecture de Bordeaux.

Da Londra, con il Stow-Away Hotel di Waterloo disegnato da Doone Silver, alla Baia di Yokohama, con un progetto di Yasutaka Yoshimura Architects, fino al 25Hours Hotel di HafenCity ad Amburgo dove qui la sala riunioni è stata ricavata in un container della Hapag-Lloyd Line. Nel mondo dell’hotellerie si moltiplicano le esperienze, anche target alto: Room Mate ad esempio ha affidato a Teresa Sapey la sfida di creare l’hotel 4 stelle più piccolo del mondo, e la soluzione ancora una volta è stata trovata riusando un container.

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