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Venchi investe sulle prime linee e apre l’azionariato ai manager

La scelta dell’azienda cuneese per condividere le strategie e le informazioni finanziarie L’obiettivo è di spingere sulla crescita sui mercati internazionali: il prossimo store aeroportuale a Doha

di Filomena Greco

Capitale. Tra le condizioni per aderire alla proposta c’è l’impegno a mantenere la partecipazione per almeno un triennio e il fatto di essere dipendente da almeno un anno

3' di lettura

Coinvolgere i manager nell’azionariato dell’azienda per allineare gli obiettivi strategici e di crescita e condividere in maniera più diffusa le informazioni economico-finanziarie. È il piano che Venchi, storica azienda del cioccolato piemontese, con sede a Castelletto Stura, sta implementando in queste settimane per modificare la governance e accelerare sulla crescita, a cominciare dai mercati esteri come quello americano. Sono una cinquantina i manager che hanno avuto la possibilità di acquistare una quota delle azioni, a partire da una quota pari a 10mila euro, entrando nel capitale sociale di Venchi, una quarantina hanno accettato racconta il ceo Daniele Ferrero. «Si tratta di un programma – spiega – che intendiamo rinnovare annualmente per coinvolgere i nuovi manager o le persone entrate in azienda da poco, non vogliamo sia un’azione una tantum ma un’azione continuativa che ha come obiettivo, a medio e lungo termine, quello di allineare agli stessi interessi la più ampia fetta di dirigenti possibili. Inoltre i manager, diventando azionisti, potranno avere accesso alle informazioni finanziarie e ai piani strategici in maniera trasparente». Il ceo ha fatto pochi giorni fa un incontro per condividere con i nuovi azionisti i risultati 2021 e le previsioni sul 2022, una iniziativa che sarà ripetuta periodicamente. «Credo che superare l’asimmetria informativa tra azionisti e manager sia un primo grande risultato – aggiunge Ferrero –, la trasparenza crea fiducia e la fiducia favorisce la crescita, questa è la nostra visione».

Daniele Ferrero. Amministratore delegato di Venchi

Tra le condizioni per aderire alla proposta c’è l’impegno a mantenere la partecipazione per almeno un triennio e il fatto di essere un dipendente di Venchi da almeno un anno. Dopo il primo triennio ogni anno si aprirà una finestra per poter cedere la propria quota con l’azienda a fare da garante. Il programma è volontario, non si tratta di un benefit ma di un vero e proprio investimento da parte delle prime linee del Gruppo, strutturato come una partecipazione al rischio di capitale, che dopo un certo periodo possono monetizzare. «Abbiamo creato un sistema per ricreare un mercato del capitale liquido senza però essere quotati. La formula per il calcolo della remuneratività dell’investimento – spiega l’amministratore delegato – è legata ad aumento di Ebitda al netto dell’indebitamento».
La Governance dunque diventa, nella visione di Venchi, uno strumento per creare valore e accelerare la crescita dell’azienda grazie ad una forte condivisione degli obiettivi strategici, che passa dall’ingresso dei manager nel capitale. Negli ultimi mesi l’azionariato di Venchi è cambiato grazie anche all’ingresso di Andrea Guerra e, a settembre scorso, di tre famiglie straniere, accanto agli azionisti storici, che potranno contribuire allo sviluppo portando una visione plurale. Venchi, una doppia anima industriale legata al cioccolato e al gelato, presente negli store monomarca, ha chiuso il 2021 con ricavi per 110 milioni e 23 milioni di Ebitda, in recupero sul 2020 e in crescita anche sul 2019. Il primo trimestre dell’anno, nonostante le pesanti ricadute legate a Covid-19 e guerra, ha segnato una crescita del 48% con la Cina diventato per due anni di fila il primo mercato per l’azienda piemontese che vuole accelerare la sua espansione soprattutto negli Stati Uniti. Nella sede intanto si amplia lo stabilimento per aumentare la capacità produttiva mentre in Medio Oriente Venchi aprirà il suo primo store aeroportuale in quell’area, a Doha.

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