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Vendemmia 2019, produzione giù del 20% ma la qualità è medio alta

Tra il buono e l’ottimo, secondo gli esperti, il livello qualitativo delle uve di quest’anno. Il 70% di vini sono a denominazione d'origine

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

La vendemmia 2019 volge al termine con un calo stimato di circa il 20% rispetto l'abbondante annata 2018, ma soprattutto man mano che le uve giungono in cantina appare sempre più chiaro che il millesimo 2019 sarà contrassegnato da una qualità medio alta da Nord a Sud. È quanto ha stimato la Coldiretti in un bilancio elaborato in vista della Giornata del Ringraziamento indetta l'11 novembre e promossa dalla Conferenza Episcopale italiana per rendere grazie per il raccolto dei campi e chiedere la benedizione sulla nuova annata.

Le stime dei produttori
Il dato quantitativo rilanciato dalla Coldiretti conferma quello reso appena pochi giorni fa dall'Alleanza delle Cooperative italiane (a cui fa capo più del 50% della produzione di vino made in Italy). Cifre che, pur rivedendo leggermente al ribasso le prime stime fornite da Ismea, Unione italiana vini e Assoenologi a inizio settembre (che parlavano di un meno 16% rispetto al 2018), confermano con oltre 44 milioni di ettolitri l'Italia come primo produttore mondiale di vino davanti alla Francia (41,9 milioni) e la Spagna (34,3 milioni). Tre paesi che da soli rappresentano oltre il 60% della produzione mondiale di vino.

Le ultime raccolte
La vendemmia dunque volge al termine e sulle piante restano infatti solo le varietà più tardive che tradizionalmente sono il Nebbiolo in Piemonte in primo luogo ma anche in Valtellina (che non ha caso deve il nome proprio al fatto di essere raccolto con le nebbie dell'autunno inoltrato), le uve Aglianico in Campania e Basilicata, quelle di Nerello Mascalese sulle pendici dell'Etna.

Focus sulla qualità
Il vino italiano quindi secondo la Coldiretti si avvia ad archiviare un'altra annata di qualità tra il buono e l'ottimo, e che avrà una quota di oltre il 70% di vini a denominazione d'origine a riprova del grande sforzo all'insegna della qualità messo in atto dai produttori italiani negli ultimi 30 anni. Secondo la Coldiretti, fatte le dovute eccezioni (come ad esempio la Franciacorta in Lombardia dove una tremenda grandinata ad agosto ha distrutto una fetta rilevante della produzione), sul piano qualitativo non hanno lasciato segni negativi la primavera fredda e piovosa (con conseguenti gelate) seguita da un'estate calda e secca che avevano invece fatto temere il peggio a molti produttori sul territorio.

Il quadro internazionale
Sul fronte invece quantitativo il raccolto italiano con un calo del 20% si pone in media con quello europeo per il quale l'Organisation internationale de la vigne et du vin (l'Onu del vino) ha stimato un meno 18% mentre per la produzione mondiale il calo si è fermato al meno 10%. Al di fuori dei confini europei anche nel 2019 il quarto produttore mondiale saranno gli Stati Uniti che con 23,6 milioni di ettolitri (meno 1% rispetto al 2018) rappresentano il 12% della produzione mondiale.

In Sudamerica pure si è registrato un sensibile calo produttivo rispetto al 2018 con l'Argentina che non è andata oltre i 13 milioni di ettolitri (-10%) e il Cile che si è fermato a 11,9 milioni (-7%). Il Sudafrica nonostante un'annata siccitosa ha comunque prodotto 9,7 milioni di ettolitri (più 3% rispetto al 2018). Tra i principali produttori vanno infine ricordati i risultati della vendemmia in Australia (12,5 milioni di ettolitri. -3%) e in Nuova Zelanda che pur in calo dell'1% ha superato per il quarto anno consecutivo la soglia dei 3 milioni di ettolitri.

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