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Vendemmia 2020: l’Italia mantiene il primato. Produzione a 47,2 milioni di ettolitri

Secondo le prime stime, sul 20% del vendemmiato, realizzate da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini è prevista una minima flessione dell’1% rispetto al 2019

di Giorgio dell'Orefice

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(Monica Cavalletti - stock.adobe.com)

Secondo le prime stime, sul 20% del vendemmiato, realizzate da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini è prevista una minima flessione dell’1% rispetto al 2019


4' di lettura

Il Covid-19 non intaccherà la leadership dell'Italia come principale produttore mondiale di vino. La vendemmia 2020 infatti dovrebbe toccare i 47.2 milioni di ettolitri in calo dell'1% rispetto ai 47,5 dello scorso anno. Una flessione minima quindi che garantirà anche nel 2020 il primato produttivo italiano visto che per Francia e Spagna si prevedono rispettivamente 43,4 e 43 milioni di ettolitri con una crescita del 3% per Parigi e del 13% per Madrid. La qualità – con tutte le precauzioni del caso visto che al momento è stato vendemmiato appena il 20% delle uve – si presenta ottima e alimenta le attese di un'annata da ricordare questa volta in positivo e non per motivazioni legate alla pandemia. Sono gli elementi chiave delle stime sulla vendemmia 2020 realizzate da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini e presentate questa mattina.

Raccolta anticipata delle uve di ottima qualità

L'andamento climatico dell'annata è stato positivo con un'elevata piovosità nei mesi di novembre e dicembre 2019 che ha consentito di ripristinare le riserve idriche mentre i mesi successivi sono proseguiti senza particolari criticità climatiche. Un quadro che ha portato ad oggi a uve sane da un punto di vista fitosanitario indispensabile premessa per un millesimo di qualità.
Ovunque si registra un ciclo vegetativo avanzato che porterà a una raccolta delle uve leggermente anticipata anche se la conclusione delle operazioni dovrebbe avvenire tra fine ottobre e gli inizi di novembre con le varietà più tardive: Nebbiolo in Valtellina, Cabernet in Alto Adige, Aglianico di Taurasi in Campania e Nerello Mascalese sulle pendici dell'Etna in Sicilia.
«Stimare la produzione di quest'anno – hanno spiegato Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini - è ancora più complesso rispetto al passato perché alla normale aleatorietà del decorso climatico di settembre si aggiungono tutte le incognite legate all'adesione dei produttori alla misura della riduzione volontaria delle rese per le uve a indicazione geografica». Una misura che ha potuto contare su un plafond di 100 milioni di euro alla quale vanno aggiunte le azioni di gestione della produzione adottate da molti consorzi Dop che hanno ridotto le rese massime di uva a ettaro che sarà possibile destinare alla produzione di vino. Tutti elementi che possono incidere in senso riduttivo sui volumi della vendemmia 2020.

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PRODUZIONE ITALIANA DI VINI E MOSTI
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I dati regionali: Veneto in testa con 11 milioni di ettolitri

Tra le regioni Il Veneto si conferma principale area produttrice con circa 11 milioni di ettolitri (+1%) seguita dalla Puglia (8,5 milioni, -5%), dall'Emilia Romagna (7,7 milioni) e dall'Abruzzo (3,4 miilioni) entrambe in progresso del 7%. Queste quattro regioni insieme nel 2020 produrranno circa 30 milioni di ettolitri, ossia circa il 65% di tutto il vino italiano.
Sempre sul piano regionale vanno sottolineate le performance di due aree vocate come Toscana e Sicilia (entrambe registreranno un meno 15% rispetto alla vendemmia 2019). In Piemonte è previsto invece un progresso del 5%, un aumento del 10% è atteso per la produzione delle Marche, in forte recupero rispetto al 2019 la vendemmia in Sardegna (+18%).
Se i dati sul piano strettamente produttivo sono positivi a destare qualche preoccupazione sono gli scenari di mercato. «ll mercato alla produzione – si legge nel report di Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini - ha risposto alla crisi sanitaria ed economica con una certa stabilità, anche se le situa¬zioni sono differenziate: i listini per le tipologie di vino e le denominazioni più presenti sugli scaffali della grande distribuzione hanno tenuto anche nei mesi cruciali dell'emergenza. Diversa invece la situazione per quelle etichette maggiormente presenti sul circuito Horeca, che hanno visto cali della domanda nei mesi del lock¬down, con diminuzione dei listini in seguito al mancato assorbimento degli stock in cantina da parte del mercato. In sintesi per i vini da tavola si è registrata una crescita dei listini (+2,8%) a fronte di una flessione degli Igt (-3,6%) e delle Doc-Docg (-5,2%)».

Lo scenario del mercato interno ed export

E preoccupazioni ci sono anche sul fronte del commercio estero che nei primi 5 mesi dell'anno ha fatto registrare un calo del 2,8% in volume e del 4% in valore con flessioni superiori alla media per i vini Dop (spumanti compresi), con un trend in discesa anche sul fronte dei prezzi medi.
A parlare di un'iniziativa per rilanciare l'anello della ristorazione la cui serrata nel periodo del lockdown ha fortemente penalizzato il settore vitivinicolo made in Italy, la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova «Una fetta importante della produzione italiana di vino - ha detto la ministra - viene consumata nella filiera della ristorazione. Non è un settore di mia stretta competenza e per questo ho avuto un incontro con i rappresentanti della categoria e con il ministro dello Sviluppo economico per mettere in piedi delle misure per dare liquidità immediata alle imprese e accompagnarle nel percorso verso la ripaertura. Abbiamo immaginato un contributo a fondo perduto di 5mila euro che sia però subordinato all'impiego di prodotti alimentari made in Italy. E da quanto sappiamo il primo prodotto che incrocia l'interesse della ristorazione è proprio il vino».


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