spettacoli

Vendetta italiana a Londra

Al Barbican Theatre successo per la produzione del Piccolo Teatro Strehler

di Simone Filippetti

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Vendicatore - foto MasiarPasquali

Al Barbican Theatre successo per la produzione del Piccolo Teatro Strehler


3' di lettura

Sul palco tutti gli entrano in scena correndo a perdifiato mentre un martellante swing parte dalle casse, e sullo sfondo una scritta luminosa “Vendetta” che occupa tutto lo spazio. Appena Vindice, interpretato dall'attore bresciano Fausto Cabra, recita la sua prima battuta ci si accorge che parla italiano. Sembrerebbe una banalità, se non fosse che il palcoscenico non è in Italia, ma quello del Barbican Theatre di Londra.

È la prima volta che un'opera teatrale viene recitata in italiano a Londra. Vendetta è una produzione del Piccolo Teatro di Milano ed è il debutto all'estero anche per la compagnia fondata da Giorgio Strehler. Le produzioni tricolori quasi mai varcano i confini delle Alpi. Succede spesso il contrario: tante opere estere, come la marea di musical che hanno invaso il paese, vengono tradotte per il pubblico italiano. Ma il teatro tricolore rimane di base un prodotto nazionale e “molto” domestico: la “Tragedia del Vendicatore” è una rivoluzione. Non è un adattamento, ma la produzione italiana trasferita armi e bagagli nel più grande centro teatrale d'Europa, iconico edificio degli anni ‘80 in stile brutalista. La scelta del dramma a Londra assume anche un cerebrale effetto da ringkomposition: la Tragedia del Vendicatore, storia di assassini, tranelli e corruzione, è una pièce inglese del 1600 di Thomas Middleton, contemporaneo di Shakespeare, a cui secoli dopo un'altra inglese, Agata Christie, si è ispirata per il suo più famoso giallo Dieci Piccoli Indiani.

Il Piccolo ne ha fatto un adattamento italiano e ora nella casamadre nella versione tricolore.
Le quattro serate sono state un successo di pubblico e di critica. Ad affollare le poltroncine, prima del l'emergenza coronaVirus, non c'erano solo gli italiani expat (attratti dall'effetto nostalgia e dal patriottismo) ma anche tantissimi inglesi, da sempre affascinati dalla cultura italiana e dalla lingua di Dante, così musicale ai loro occhi. Sopra il palco c'è un schermo dove scorrono sottotitoli in inglese arcaico (per ricalcare il sapore del testo originario) e nonostante una traduzione non sempre aderente e che si perde tante sfumature, anche i paganti di lingua britannica escono dal teatro entusiasti per l'energia che la rappresentazione emana.
In ossequio a una certa nouvelle vague del teatro contemporaneo che attualizza drammi del passato, i protagonisti sfoggiano abiti e un linguaggio moderno (addirittura usano telecamere), ma la storia si svolge in una corte reale del XVII secolo, tra duchi, eredi al trono e paggi, mentre sullo sfondo girano ritratti di pittori rinascimentali. Il salto temporale in alcune scene funziona benissimo (a dimostrazione che avidità, fame di celebrità, corruzione cinismo siano mali di tutti i tempi), in altre confonde lo spettatore e affatica la trama. Ma la forza dell'opera, che è in tourné in tutta Europa, sta nel ritmo: quasi due ore senza cedimenti, senza un attimo di noia. A orchestrare il tutto è Stefano Massini, consacrato ormai Re del teatro italiano a Londra: lo scrittore-autore fiorentino ha curato. Mesi fa, sempre nella capitale inglese, l'adattamento della sua Lehman Trilogy, l'epica storia della banca Lehman Brothers, dalle origini fino al clamoroso crack del 2008. La saga dei fratelli Lehman, interpretati dagli stessi attori in varie epoche diverse, approdata nel West End dopo una prima stagione in periferia, è stata un successo clamoroso, tutto esaurito ogni sera al National Theatre. Non era mai successo prima per un'opera italiana. Lehman Trilogy, che già veniva dal tutto esaurito a Milano, sempre al Piccolo, nasce già come una piece internazionale: una storia pronta per essere esportata e la geniale prosa-poesia di Massini hanno fatto il resto. In più la produzione inglese ha goduto di ulteriori chicche a impreziosirla: la regia era stata affidata a Sam Mendes, il cineasta americano famoso per American Beauty.

Calato il sipario sulla banca emblema della crisi del 2008, sempre al National, si è alzato quello su Elena e Raffaella, le due ragazze napoletane de L'Amica Geniale: il best seller internazionale della misteriosa Elena Ferrante, ora anche una serie tv, è stato adattato per il palcoscenico britannico. Qui il successo, anche sulla scia del romanzo (unico romanzo italiano degli ultimi anni tradotto anche in inglese), era già scontato e il botteghino lo ha confermato. In meno di un anno, tre opere teatrali italiane a Londra hanno sbancato il box office. La drammaturgia tricolore sta vivendo la sua Età dell'Oro in Inghilterra: per trovare qualcosa di simile bisogna tornare indietro ai tempi di Luigi Pirandello: il grande drammaturgo siciliano, portò in scena a Londra nel 1937 i Sei Personaggi d'Autore. Dopo 70 anni, nella metropoli rivive una nuova grande stagione del teatro del Belpaese.

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