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Vendita Ilva: ecco tutte le condizioni Ue a Arcelor Mittal

di Matteo Meneghello


Ilva: Mittal-commissari, 10 mila assunti ma poi 8.500

2' di lettura

C'è il via libera dell'antitrust Ue all'operazione di acquisizione degli asset Ilva in amministrazione straordinaria da parte del consorzio Am Investco Italy, controllato da ArcelorMittal. Ora, come ha twittato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, poco dopo avere appreso la notizia, manca solo l'accordo sindacale per perfezionare la cessione.

Per questo sarà necessario riavviare sui binari giusti il tavolo con i rappresentanti dei lavoratori, che ha subito una brusca battuta d'arresto proprio nei giorni scorsi (si minaciao uno sciopero generale).

ArcelorMittal fiducioso sul closing finale. «L'approvazione costituisce uno step significativo nel processo di acquisizione di Ilva - si legge in una nota - e rappresenta un passaggio fondamentale per il closing della transazione, che dovrebbe aver luogo il prima possibile».

Ieri la Dg Concorrenza della Ue presieduta da Margrethe Vestager ha in sintesi comunicato di avere accolto il pacchetto di cessioni proposto da ArcelorMittal per evitare che l'operazione Ilva portasse a una eccessiva concentrazione sul mercato dell'acciaio europeo. Mittal, ha detto la stessa Vestager «ha proposto di vendere un certo numero di impianti siderurgici situati in Europa a uno o più acquirenti che li gestiranno su base duratura in regime di concorrenza» con il gruppo, e questa proposta è stata ritenuta idonea a fugare ogni dubbio sull'operazione. Il “pacchetto” garantirà, nel giudizio dello stesso commissario, il «mantenimento di una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei».
Confermate, sul piano delle cessioni, le indiscrezioni delle scorse settimane. Mittal intende cedere i propri siti produttivi e centri servizio di Galati, Ostrava, Skopje, Piombino, Dudelange, Liegi, oltre a parte della rete distributiva in Italia e in Francia.

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Gli impianti saranno ceduti a uno o più soggetti che continueranno a gestirli in concorrenza con il mercato. Il via libera è subordinato a questa condizione e non saranno accetrate cessioni per “pilotare” eventuali chiusure.
Confermata anche l'uscita dal consorzio di Marcegaglia, definito dall'indagine Ue un «significativo concorrente nel settore dei piani zincati». Mittal si è impegnato anche a «non acquistare quote» del gruppo mantovano «nel quadro dell'operazione. Ciò consente - spiega una nota dell'antitrust - di evitare che la concorrenza possa risultare ulteriormente indebolita a causa dei legami strutturali tra le tre imprese».

Al termine dell'indagine approfondita avviata dalla Ue lo scorso 8 novembre (la notifica preliminare risale al 21 settembre) l'antitrust si era convinta che Mittal, con l'acquisizione di Ilva, avrebbe ottenuto un eccessivo potere di mercato «tenendo conto del fatto che in Italia e in Europa meridionale la pressione concorrenziale esercitata dalle importazioni è particolarmente forte per i prodotti di base in acciaio laminato a caldo». In generale, argomenta la Commissione «l'entità risultante dalla concentrazione si sarebbe trovata a controllate nel mercato comunitario oltre il 40% della capacità produttiva relativa ai prodotti oggetto dell'indagine e a detenere una quota di mercato molto più grande di qualsiasi suo concorrente in Europa, quali ad esempio Tata Steel, Thyssenkrupp e Voestalpine».

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