ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùImposte indirette

Vendite a catena con soggetti extra-Ue se si usa una partita Iva comunitaria

Nelle operazioni in sequenza il soggetto non-Ue partecipa se identificato. Compatibile la disciplina sulla non imponibilità della prima cessione interna

di Matteo Balzanelli e Massimo Sirri

(AdobeStock)

3' di lettura

Le regole sulle operazioni a catena non si applicano quando i beni sono oggetto di esportazione/importazione. L’intervento di un soggetto extra-Ue, invece, non è di per sé ostativo, perché si può ricorrere a un identificativo Ue. La disciplina, inoltre, non pare incompatibile con le semplificazioni per le “triangolari nazionali”.

Con l’introduzione dell’articolo 36-bis nella direttiva 2006/112 è stato recepito l’orientamento della Corte di giustizia Ue in base al quale, in caso di più cessioni consecutive e un unico trasporto, la cessione intracomunitaria può essere solo una: quella a cui, appunto, è attribuibile il trasporto.

Loading...

Come evidenziano le note esplicative Ue, l’articolo 36-bis “convive” con il successivo articolo 141 che si occupa delle triangolazioni comunitarie in cui intervengono tre soggetti identificati Ue, con trasporto da uno Stato membro all’altro, e che rappresentano la forma più semplice di vendita a catena.

Ma queste regole non valgono sempre. Innanzitutto, deve esistere un operatore intermedio, ossia un cedente all’interno della catena, diverso dal primo cedente, che spedisce o trasporta i beni esso stesso o tramite un terzo per suo conto (nelle operazioni a tre, solo il secondo cedente può avere questo ruolo).

Inoltre, i beni devono essere spediti o trasportati da uno Stato membro a un altro. Le operazioni che implicano importazioni, esportazioni o cessioni interne a un solo Stato membro non sono quindi interessate dalla disposizione, e vanno analizzate singolarmente al fine di stabilirne il trattamento Iva.

È il caso, per esempio, di un soggetto nazionale che vende a un operatore svizzero che rivende a un altro soggetto nazionale beni spediti direttamente dal primo cedente al cessionario finale. Chiunque esegua il trasporto, l’articolo 36-bis non trova applicazione, non essendovi un trasporto intra-Ue. In questa fattispecie, la prima cessione è una vendita interna soggetta a imposta. Anche la seconda cessione rileva in Italia, ma il cedente svizzero non è tenuto ad alcun adempimento, dovendo il cessionario residente emettere autofattura (articolo 17, comma 2, Dpr 633/72).

L’identificativo Iva

La disciplina delle vendite a catena non è invece ostacolata dal fatto che intervenga un soggetto extracomunitario. Infatti, l’operazione potrebbe essere veicolata da quest’ultimo attraverso un identificativo Iva europeo.

Si consideri l’esempio precedente, sostituendo al cessionario finale italiano (It) un soggetto Ue (Ue1), con trasporto curato dall’extracomunitario (Ex). L’inquadramento varia a seconda del Paese in cui quest’ultimo dispone di una posizione Iva:

1. se la partita Iva è in Italia, si applicano le regole dell’articolo 36-bis, paragrafo 2. Pertanto, la prima cessione è interna, sempre che il soggetto extracomunitario utilizzi la posizione Iva del Paese di partenza dei beni (cioè l’Italia), mentre la seconda è una cessione intracomunitaria (i passaggi sono It w It di Ex w Ue1);

2. se la partita Iva è in un terzo Paese Ue (Ue2), si ricompone la triangolazione comunitaria (It w Ue2 w Ue1) e il soggetto It effettua una cessione intracomunitaria;

3. se la partita Iva è nel Paese Ue1 (passaggi It w Ue1 di Ex w Ue1), si applicano le regole dell’articolo 36-bis, paragrafo 1. Di conseguenza, la prima cessione è intracomunitaria e la seconda è una cessione interna in Ue1.

Il primo scenario (It w It di Ex w Ue1) è regolato anche dall’articolo 58 del Dl 331/1993, che qualifica la prima cessione come non imponibile. Nonostante tale disposizione faccia riferimento all’ipotesi del trasporto gestito dal primo cedente (situazione estranea alle regole delle vendite a catena), la giurisprudenza ha confermato la non imponibilità anche con il trasporto eseguito dal promotore (Cassazione 34957/2021).

La compatibilità normativa

Diversi sono i motivi che portano a ritenere l’articolo 58 compatibile con le disposizioni sulle operazioni a catena (come confermato da Assonime, circolare 24/2022). Innanzitutto, v’è il fatto che l’articolo 36-bis della direttiva (trasfuso nell’articolo 41-ter del Dl 331/1993) è norma sulla territorialità che permette di individuare (l’unica) operazione intracomunitaria all’interno della catena. E non è una norma sull’esenzione/non imponibilità.

Da quest’angolazione, l’articolo 58 non collide con la norma comunitaria. Infatti, in base all’articolo 36-bis, par. 2, siccome il soggetto extracomunitario (in veste di operatore intermedio) usa la partita Iva aperta nel Paese di partenza dei beni, la cessione intracomunitaria è quella effettuata dall’operatore intermedio, mentre la prima è una cessione interna. Esattamente come prevede l’articolo 58 del Dl 331/93, il quale semplicemente “aggiunge” la non imponibilità a tale operazione interna.

In quest’ottica, a rigore, l’incompatibilità dell’articolo 58 con la disciplina comunitaria sarebbe sempre esistita e l’articolo 36-bis avrebbe piuttosto l’effetto di fornire una copertura normativa alle triangolari nazionali “anomale” (con trasporto a cura del promotore), sin qui riconosciute solo dalla giurisprudenza.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti