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Cresce solo la spesa per l’alimentare. E le botteghe vanno meglio dei supermercati

Secondo Coldiretti i dati positivi non si trasferiscono alla filiera alimentare. Indagine Coop: acquisti verso la normalità e più attenzione alla sicurezza

di Emiliano Sgambato

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L’alimentare è l’unico settore in cui le vendite sono in rialzo

Secondo Coldiretti i dati positivi non si trasferiscono alla filiera alimentare. Indagine Coop: acquisti verso la normalità e più attenzione alla sicurezza


3' di lettura

Nel crollo delle vendite al dettaglio dovuto al lockdown, si salva solo l’alimentare, che cresce ad aprile non solo su base annua ma anche rispetto a marzo, quando l’emergenza Covid è entrata nella fase più drammatica. Un risultato determinato dalla forzata impossibilità di mangiare fuori casa e dalla ritornata voglia di cucinare, ma soprattutto dai supermercati che sono rimasti sempre aperti, insieme ai negozi di vicinato, che hanno registrato i migliori risultati.

Arriva un marchio per la sicurezza degli alimenti per bambini

I dati Istat

L’Istat ha infatti rilevato che ad aprile le vendite al dettaglio sono diminuite nel complesso del 10,5% in valore rispetto a marzo. A determinare il forte calo sono le vendite dei beni non alimentari, che diminuiscono del 24%. Per il cibo invece si registra un, seppur lieve, aumento (+0,6%) mensile. Rispetto all’anno precedente, in generale si registra una diminuzione delle vendite del 26,3% in valore e del 28,1% in volume. Qui l’eccezione alimentare è ancora più evidente: +6,1% in valore (+2,9% in volume), dalla grande distribuzione (+6,9%) ai discount (+9,3%) fino alle piccole botteghe alimentari che fanno segnare il record dell’11,2%.

Coldiretti: i risultati non si trasferiscono agli agricoltori

Quello dei negozi di prossimità è «un aumento pari a quasi il doppio della media per il cibo dovuto - secondo la Coldiretti - alla ricerca nel momento degli acquisti del rapporto personale di fiducia maggiormente garantito nei piccoli negozi in un momento di grande incertezza, ma anche alla necessità di evitare lunghi spostamenti per rispettare le misure di sicurezza imposte e ridurre i rischi».

L’approvvigionamento alimentare degli italiani durante il lockdown – sottolinea Coldiretti - è stato garantito grazie a 3 milioni di lavoratori che nonostante i rischi per la salute hanno continuato a lavorare in piena pandemia: «La filiera agroalimentare Made in Italy dai campi agli scaffali ha tenuto nonostante la tendenza all’accaparramento e al verificarsi di pericolose file che hanno provocato una impennata degli acquisti al dettaglio. Un risultato che tuttavia anche a causa di distorsioni e speculazioni non si è trasferito adeguatamente al settore primario dove quasi sei aziende agricole su dieci (57%) che stanno affrontando una situazione di crisi».

Indagine Coop: consumatori attenti alla sicurezza

Intanto, per il prossimo futuro, un’indagine sulle aspettative dei consumatori e dei clienti Coop mostra come l’attenzione sarà dedicata soprattutto ai prezzi dei prodotti (per l'85%), ma seguiti dalla sicurezza degli alimenti (80%) e dal rispetto dei lavoratori 75%.

Coop ha anche presentato un piano da 50 milioni di euro per affrontare la fase 2. Il piano, che porta l'impegno economico complessivo del gruppo per il Covid a 100 milioni, prevede altri 4 mesi di blocco dei prezzi sui 2 mila prodotti a marchio, un paniere di 10 prodotti base di qualità a 10 euro e promozioni per tutta l'estate.

«Avvertiamo la necessità di rispondere con misure concrete a una fase complessa che potrebbe generare un’ulteriore, drammatica polarizzazione dei consumi», dice il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, che si aspetta una recessione che potrebbe essere «dura e duratura». Finora le vendite hanno tenuto: in media nei negozi del gruppo sono aumentate del 5%, durante il lockdown, ma solo perché i picchi dei supermercati piccoli e medi hanno compensato il crollo a due cifre di ipermercati e superstore, spiega la Coop.

Spesa verso il ritorno alla normalità

Con la riapertura progressiva del Paese, sembra restare la tendenza ad andare meno spesso a fare la spesa e scegliere negozi di quartiere. I tipi di acquisti, invece, stanno cambiando dalla spesa “da bunker” delle prime settimane di emergenza e da quella del lungo lockdown. Nei carrelli della spesa iniziano a tornare prodotti freschi come il pesce, make-up, prodotti da viaggio, bevande per sportivi.

Invece, rallenta la crescita dei prodotti protagonisti degli ultimi mesi: la farina passa dal 180% di aprile al 68% di maggio, le tinte per capelli con la riapertura dei parrucchieri crolla dal 165% al 30%, i disinfettanti scendono dal 280% al 59%. Solo la caccia alle mascherine, ora che si può uscire più liberamente, diventa ancora più intensa, con un aumento degli acquisti del +21mila per cento.

Dopo l’emergenza, Coop immagina che alcune tendenze nei consumi resteranno a partire dal ritorno ai punti vendita di prossimità, magari con modalità evolute di consegna a domicilio.
Inoltre il gruppo prevede un’accelerazione dei servizi digitali, non solo come e-commerce ma anche nei punti vendita, a supporto di una spesa veloce, sicura e semplice e nelle proprie case. Dopo lo smart-working e lo smart-learnig, si sta diffondendo anche lo smart-cooking con tecnologia in aiuto ai fornelli.

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