Maastricht

Tefaf si ferma, un gallerista contagiato fa anticipare la chiusura

La fiera chiude dopo sette giorni di scambi significativi in tutte le categorie e crosscollecting. I timori di un anticipo erano nell’aria

di Nicola Zanella

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Lo stand di BACARELLIBOTICELLI di Firenze. Le gallerie a TEFAF creano spesso vere e proprie scenografie facendo lievitare i già alti costi che impone la fiera. 11.500 euro di costi fissi per tutti i partecipanti più 565 euro al metro quadro

La fiera chiude dopo sette giorni di scambi significativi in tutte le categorie e crosscollecting. I timori di un anticipo erano nell’aria


5' di lettura

Oggi alle 19 è l’ultima giornata di Tefaf la più importante fiera al mondo per l'arte e l'antiquariato, chiuderà le sue porte in anticipo rispetto alla data stabilita del 15 marzo. La decisione era attesa ed inevitabile, resa purtroppo drammatica dalla comunicazione odierna della fiera in cui si annuncia che uno dei galleristi espositori è purtroppo risultato positivo al test del Coronavirus rinetrando nel suo paese d’origine. La fiera in collaborazione con le autorità sanitarie locali e nazionali ha monitorato la situazione in questi giorni e oggi, appena arrivata la notizia, ha deciso di chiudere in anticipo di quattro giorni l’appuntamento.

Inaugurata il 5 marzo in questi sette giorni di apertura tutto è sembrato andare senza intoppi. Nei due giorni dell'opening su invito, il 5 e il 6 marzo l'inchino orientale a mani giunte al posto della stretta di mano ci ricordava del coronavirus ma sembrava poco più di un vezzo in un luogo chiuso dove erano raccolte migliaia di persone, i corridoi apparivano gremiti anche se le statistiche ufficiali parlano invece di un 20% di calo anno su anno, solo il 20% col senno di poi. Mancavano all'appello soprattutto italiani e americani con quest'ultimi comunque protagonisti di molti acquisti.

Le meraviglie del Tefaf

Le meraviglie del Tefaf

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L’avanzata dei russi
La maggior parte dei galleristi parla di risultati molto migliori delle attese, anche se drasticamente ridimensionate visti gli eventi in corso.
C'è una galleria che incarna lo spirito di Tefaf meglio di qualunque altra: Colnaghi Gallery , fondata nel 1760 a Londra prende il nome da Paul Colnaghi e racchiude in sè la storia e le peripezie di molte opere d'arte antica, uniche al di là del loro venale valore. È oggi al centro dell'art-gossip internazionale dopo che V ictoria Golembiovskaya moscovita, di base a Londra, ne ha acquisito una percentuale significativa diventandone co-proprietaria. La nuova azionista non fa parte dell'aristocrazia dell'art world britannico, così come la sua origine russa, hanno destato una certa impressione sollevando non poche domande e ipotesi sul perché dell’operazione finanziaria, delle conseguenze e scopi. Dopo che la collezione Marron è stata acquisita da tre mega-gallerie, invece, che finire in asta come sembrava logico, tutti sono sul chi va là per comprendere dove il top del mercato stia andando e capire, se possibile, come anticipare le mosse altrui.

Gli affari
Colnaghi Gallery, oltre che per la sua storia, rappresenta l’operatore simbolo a Tefaf nell’incentivare il crosscollecting, cioè la tendenza del collezionismo a ibridare epoche e stili. E qui si è presentata con busti di marmo della Roma antica di età imperiale in dialogo con un volto di Cristo di Jusepe de Ribera (1591-1652)”Ecce Homo” del 1644 fino ad un dipinto di Jean Dubuffet “Site alètoire: lieux habites” del 1982. I prezzi nello stand sono compresi in un range dai 50.000 ai 500.000 euro.
Crosscollecting dicevamo, la parola magica che ha spinto varie gallerie specializzate in arte contemporanea ad esordire a Maastricht quest'anno, nel tentativo di allargare il proprio network di collezionisti: così ha fatto Lisson Gallery che ha venduto ad esempio un acrilico su tela di Lee Ufan per 500.000 dollari; un olio su lino di Stanley Whitney per 200.000 dollari così come una tela di Mary Corse per 550.000 euro. Come ci conferma Max Bossier , sales manager della galleria, la scelta di Lisson di partecipare a Tefaf ha lo scopo di intercettare nuovi collezionisti, proponendo per l'occasione una selezione di opere dal valore storico piuttosto, che puntare sui trend del momento come per esempio a Frieze , gli artisti appena citati sono tutti infatti ultra-settantenni. Stesso discorso per Galleria Continua che ha avuto un ottimo riscontro di vendite, con il solo show di Antony Gormley, fin dal giorno dell'opening quando è stata venduta una scultura della serie “Massive Blockworks” a 400.000 sterline!
Le giornate dell'inaugurazione sono state positive anche per un'altra galleria italiana Bottegantica di sede a Milano che, tra gli altri, ha venduto anche un'opera importante del maestro italiano Giovanni Boldini (1842-1931) “Banks of the Seine at Mont-Valérien” valutato in un range di prezzo dai 170.000 ai 220.000 euro.

L'arte e la manifattura italiane erano rappresentate ai massimi livelli, dall'archeologia di epoca romana alla pittura e alla gioielleria contemporanea con vendite significative in tutti i settori.
La galleria inglese Tomasso Brothers ha venduto un bronzo raffigurante Lucio Vero da giovane (130-169 d.C.) dell'inizio del XVI secolo, proposto al prezzo di 950.000 euro circa, e “Busto di un Moro”, sempre di provenienza italiana del XVII secolo, ceduto per circa 375.000 euro.
È di 3.200.000 euro la richiesta della Galerie Kugel, invece, per il sopra-tavolo in pietra dura di manifattura fiorentina donato al cardinale Francesco Barberini dalla vedova di Cosimo II de' Medici nel 1626. Segnalato anche da uno dei pochi collezionisti italiani presenti in fiera Attilio Impronta come una delle opere che più lo hanno impressionato.

Nella sezione dedicata, invece, alle opere su carta spiccano tre disegni del Guercino (1591-1666) in vendita dai 60.000 ai 90.000 euro nello stand della galleria Maurizio Nobile di cui presto venduto quello intitolato “Ritratto ideale di donna”.
L'arte del '500 non solo italiana sta registrando ottimi risultati e tra le vendite più significative della fiera spicca quella delle ali di una pala d'altare raffiguranti Santa Chiara e San Girolamo attribuite all'olandese Anthonis Mor (1520-1576) ed acquisite da un'istituzione olandese tramite la Galleria Nicolàs Cortès di Madrid: 3 milioni di euro il prezzo di partenza.
Dal Cinque al Novecento, un bassorilievo in bronzo di Arnaldo Pomodoro dalle dimensioni colossali largo più di 4 metri e dal peso di circa 900 kg campeggia nello stand di Tornabuoni , dell'opera ne esistono solo due esemplari e l'altra è installata nell'ambasciata italiana a Tokyo, famosa per il grande valore della sua collezione di arte moderna italiana.
Michele Casamonti, proprietario della galleria, motiva la scelta: “portare un'opera monumentale, in qualche modo difficile, per comunicare un segnale positivo in un momento di potenziale crisi e di paura: mostrare vitalità e coraggio mentre tutto suggerirebbe il contrario. La scelta ha ben pagato: l'opera proposta a 1.300.000 euro è stata acquisita da un'importante collezione europea fin dai giorni dell'apertura.

Le conclusioni
Ecco cosa ci ha raccontato Tefaf quest'anno: che forse c’è un mondo che si sente indenne dalla crisi salvato dalla bellezza dell’arte; che nell'era digitale delle viewing room online e degli influencer le gallerie di arte contemporanea vanno a caccia dei collezionisti di arte antica; che il crosscollecting è la nuova tendenza; che Tefaf è un mondo a parte dove chi può facilmente si dimentica del mondo esterno e dove collezionisti ottuagenari si accalcano senza timori sui vassoi a passaggio prendendo a mani piene tartine aux foie gras e attendendo in coda l’apertura delle dolcissime ostriche dei mari del Nord. Eppure la chiusura anticipata ci fa pensare che la guardia non va allentata, anzi. L'idea di chiudere solo oggi ci dà la percezione di quanto la situazione italiana non sia servita da esempio ad altri paesi europei che non hanno avuto la lungimiranza di anticipare l'escalation degli eventi.

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