ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDiario di bordo dell’economia - centro studi tagliacarne

vendite a rischio per i prodotti chimici di base

2' di lettura

La crisi russo-ucraina porta con sé questioni di vario tipo. E, all’interno di queste tematiche, una parte rilevante la riveste il condizionamento che l’economia può subire rispetto all’escalation delle sanzioni verso la Federazione Russa e/o dalla ridotta domanda proveniente dall’Ucraina. Se si guarda al tema delle esportazioni, la forte centralità delle vendite all’estero verso l’Unione Europa ridimensiona in modo consistente la probabilità che questi flussi possano risentire in qualche modo del conflitto e consentono di mettere al centro dell’attenzione altre questioni come, ad esempio i costi delle bollette elettriche e del gas. Tuttavia, determinati territori e filiere possono, comunque, essere condizionate dal conflitto in corso laddove i due paesi in guerra dovessero rappresentare mercati di forte impatto. In Lombardia, però non sembrano esserci segnali di particolare esposizione verso i due paesi. Esistono certamente filiere piuttosto esposte verso le due parti in causa (se ne possono citare tre come prodotti della stampa, prodotti refrattari e generatori di vapore che comunque rimangono nell’alveo di una incidenza delle vendite verso Russia e Ucraina che al più si attesta al 12%), ma si tratta di filiere che hanno un volume di vendite all’estero molto limitato (0,2% di tutto l’export regionale, ovvero 215 milioni di euro di cui circa 16 destinati alle zone di crisi). In termini generali, l’export nel 2021 verso Russia e Ucraina della regione rappresenta circa il 2% di tutte le vendite all’estero del made in Lombardia (un decimo di punto in meno rispetto al 2019) con una forbice compresa fra lo 0,6% di Lodi e il 2,6% di Milano. A livello di filiera, invece, si riscontra qualche incidenza di maggiore rilievo senza però l’evidenziazione di impatti di particolare rilievo. Venendo invece ai comparti che registrano significativi valori economici e intensità di vendite verso Russia e Ucraina superiori alla media, le macchine di impiego generale registrano un valore assoluto di vendite di quasi 8 miliardi di euro con una esposizione media verso Russia e Ucraina del 3%. Un peso che arriva a sfiorare il 4% a Brescia che è la provincia maggiormente specializzata in questi prodotti. Le altre macchine di impiego generale (come, ad esempio, le macchine per la movimentazione e il sollevamento) si collocano a quota 7,3 miliardi di euro di vendite totali e vedono una incidenza di vendite verso i paesi in guerra del 3,5% che sfiora il 6% nelle province di Sondrio e Varese. I prodotti chimici di base valgono 7,5 miliardi di euro di cui 170 milioni destinati in Russia e Ucraina (2,3% delle vendite) con incidenze che vanno a sfiorare il 5% in provincia di Cremona. I prodotti chimici per uso industriale vendono di meno rispetto ai prodotti di base (poco più di 2 miliardi) ma hanno una specializzazione verso Russia e Ucraina più consistente (3,8%) con la città metropolitana di Milano che arriva a quota 5,3%.

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