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Venerdì decolla Ita: è davvero finita la «telenovela dei cieli»?

Finalmente si volterà davvero pagina ma, tenendo conto dei precedenti, sarebbe opportuno procedere con i piedi di piombo

di Giancarlo Mazzuca

Alitalia: ancora proteste e blocchi stradali a Roma

2' di lettura

«Habemus Papam!». Dopo una lunghissima trasvolata - anni e anni di battaglie, di incertezze e di colpi di scena - venerdì prossimo 15 ottobre, salvo sorprese dell'ultim'ora, decollerà Ita, la compagnia aerea che prenderà il posto di Alitalia. Finalmente si volterà davvero pagina ma, tenendo conto dei precedenti, sarebbe opportuno procedere con i piedi di piombo: abbiamo assistito a tanti colpi di scena, tante ipotesi di soluzione, tanti annunci poi smentiti dai fatti che la «telenovela dei cieli» sembra non avere mai fine.

Colpi di scena dannosi

Gli ultimi vent’anni dell'ex compagnia di bandiera sono, in effetti, la riproduzione moltiplicata per cento delle infinite “storie” vissute dall'Italia: a pensarci bene, neppure il più abile autore di «thriller» avrebbe potuto scrivere un “giallo” così complicato. Moltissimi i colpi di scena dei due decenni: chi non ricorda quando l'allora governo Berlusconi bloccò la vendita di Alitalia ad Air France? Con il senno di poi, quella cessione non avrebbe comunque risolto i problemi della società perché, dopo la successiva parentesi di una cordata tricolore, anche gli arabi di Etihad, sbarcati nel 2014, dovettero issare bandiera bianca. E che dire delle tante ipotesi di soluzione, più o meno improbabili, varate a getto continuo come quella del matrimonio di Alitalia con le Ferrovie dello Stato avanzata da Luigi Di Maio, allora ministro dello sviluppo economico e del lavoro nel primo governo Conte?

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Una ridda di ipotesi che hanno sortito un solo risultato: far cadere sempre più in basso la società tanto da farla definire «dead company walking», cioè una compagnia avviata alla resa dei conti finale come certi condannati a morte di Sing-Sing che procedono verso la camera a gas. Non solo: come se non fossero bastati i tanti problemi che hanno pesato sulla rotta dei nostri aerei civili, ci si è messa di mezzo pure la pandemia che ha bloccato i voli per tanto tempo.

Un lungo calvario che costa

Abbiamo assistito ad un lunghissimo calvario che è costato milioni e milioni di euro, un vero salasso per le tasche degli italiani, compresi quelli che non hanno mai volato. Ma adesso ci chiediamo: con Ita potremo veramente voltar pagina? Lo speriamo tutti: dopo tante false partenze, la nuova compagnia merita un bel decollo anche se all'orizzonte s'intravede ancora qualche nube, a cominciare dal personale: rispetto ai 10 mila dipendenti circa di Alitalia, nella nuova società troveranno posto solo in 2800, con trattamenti salariali notevolmente ridimensionati. Un drastico giro di vite che ha già fatto balenare l'ipotesi di un debutto con sciopero di Ita ma, al riguardo, il presidente della nuova compagnia, Alfredo Altavilla, è stato molto chiaro: sarebbe una vergogna nazionale che danneggerebbe l'immagine del Paese. Il problema è che quest'immagine era già stata danneggiata in precedenza tante volte dalla «dead company». Speriamo bene.

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