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VenetoCentro, tiene l’industria ma è in calo la fiducia

Analisi su un campione di 527 aziende manifatturiere e dei servizi delle due province

3' di lettura

Caro energia e guerra frenano la crescita dell'industria, ma meno di quanto ci si aspettava. Sono numeri di tenuta quelli dell'indagine Congiuntura dell'Industria di Padova-Treviso (Consuntivo primo trimestre 2022 - Previsioni prossimi sei mesi) condotta da Assindustria Venetocentro in collaborazione con Fondazione Nord Est su un campione di 527 aziende manifatturiere e dei servizi delle due province. E l'indice di fiducia, giudizi e attese di produzione delle imprese manifatturiere, in sensibile diminuzione, preannunciano ripercussioni sull'effettiva capacità di tenuta nei prossimi sei mesi.

In tenuta

Nel primo trimestre 2022 la produzione industriale di Padova e Treviso segna un +9,9% rispetto allo stesso periodo del 2021 (+15,4% nel trimestre precedente, +19,7 la media 2021), pur in un contesto di forte eterogeneità delle performance. Un risultato sostenuto dalla domanda interna (+17,5%) e soprattutto dal fatturato estero (+18,1%), in particolare nei mercati extra-UE (+20,1%). Gli ordini in volume aumentano fra gennaio-marzo, sia pure in modo più contenuto (+19,2). La tenuta si traduce anche sull’occupazione, in aumento tendenziale del +2,2%: circa metà delle imprese assumerà nei prossimi sei mesi. Gli aumenti di gas (+676% in aprile sul pre-Covid), energia (+364%) e materie prime (per il 98,2% delle imprese), accentuati dal conflitto, misurano lo shock di offerta che sta colpendo l'attività economica.

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I rischi

Si aggrava la pressione sui margini aziendali, a seguito della limitata capacità di trasferire sui prezzi di vendita i rincari. Fiducia e attese sui livelli di produzione e ordini e condizioni di investimento, in sensibile diminuzione, preannunciano ripercussioni sull'effettiva capacità di tenuta delle imprese nei prossimi mesi.«Il sistema manifatturiero di Padova e Treviso mantiene il percorso di crescita nel primo trimestre, anche se la sua intensità si è ridotta - dichiara Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Venetocentro -, grazie alla sorprendente capacità di adattamento degli imprenditori e all'effetto di trascinamento del 2021. Ma i dati vanno valutati con prudenza: gli effetti del conflitto, gli ulteriori rincari di energia e altre commodity e la scarsità di materiali, si stanno traducendo in un rallentamento di tutti i principali indici, incertezza e volatilità. Tutto ciò pesa su costi e investimenti delle imprese, erode pesantemente i margini, al punto che si paventa il rischio di una riduzione della produzione di molte aziende manifatturiere, una su quattro a questi livelli di prezzo se il conflitto durerà oltre i prossimi 3 mesi».

Le prospettive

I segnali di un peggioramento «sono innanzitutto nelle ridimensionate dinamiche di attività e attese delle imprese a breve termine - rimarca Destro - che preannunciano ripercussioni sull'effettiva capacità di tenuta nei prossimi mesi. La priorità, ora, è mitigare gli impatti degli aumenti dei prezzi, fissare un tetto al prezzo del gas come chiediamo da mesi sul modello di Spagna e Portogallo. Senza però perdere di vista l'obiettivo a medio-lungo termine, di una politica energetica improntata a uno sviluppo equilibrato delle diverse tecnologie e fonti sostenibili, che riduca la nostra dipendenza da Paesi politicamente instabili come la Russia».

E per Federico Zoppas, consigliere delegato di Assindustria Venetocentro per l'Ufficio studi, «i dati del primo trimestre - evidenziano un quadro dinamico ma in un contesto nuovo e difficile, caratterizzato da forti rischi geopolitici, spinte inflazionistiche e gravi ripercussioni su imprese e consumi. Continuano ad incidere i fattori che ostacolavano l'attività produttiva già prima della guerra come rincari delle materie prime e scarsità di materiali, che si sono confermati molto rilevanti. L'industria di Padova e Treviso tiene, e lo fa bene, grazie alla capacità che abbiamo di aggiornare in corsa i macchinari, i prodotti e la presenza sui vari mercati. E ora anche le catene di fornitura».


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