chiesto lo stato di emergenza

Venezia, Elisabetta Spitz supercommissario Mose

L’ex direttore dell’Agenzia del Demanio è stata indicata dal ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli. Per la nomina manca solo l’intesa con il governatore Zaia

di Barbara Ganz


Acqua alta record a Venezia: raggiunti i 187 centimetri

4' di lettura

Un supercommissario per completare il Mose, dopo l’acqua alta eccezionale che ha sommerso Venezia il 12 novembre e le polemiche sulle mancate difese per la città. Manca solo un passaggio – l'accordo con il presidente della Regione Veneto Luca Zaia – per formalizzare la nomina di Elisabetta Spitz, ex direttore dell’agenzia del Demanio, indicata dal ministro alle Infrastrutture Paola de Micheli. Secondo il cronoprogramma l’opera sarà completata e consegnata per il 30 giugno, poi inizierà la gestione ordinaria. Il via libera del comitatone alle dighe mobili era arrivato nel 2003. Se ne è discusso nella riunione in Prefettura a Venezia la sera di mercoledì 13 novembre, presente anche il premier Conte. Tutti i particolari nel giornale in edicola.

La cronaca racconta che le «condizioni favorevoli alla possibilità di maree eccezionali per martedì 12 e mercoledì 13 novembre» erano state previste dal Centro maree del Comune di Venezia, che aveva invitato i cittadini a seguire gli aggiornamenti anche su due nuovi canali Telegram sperimentali. La realtà è stata ben peggiore rispetto alle attese: il picco atteso di 170 centimetri sul medio mare è arrivato, con il forte vento, a 187 centimetri: la quota più alta dall' “Acqua granda” del 1966.

E Venezia si è trovata indifesa come allora, con le dighe del Mose – Modulo sperimentale elettromeccanico – che non sono ancora in funzione.

La mattina del 13 novembre si è aperta con l’attesa di una nuova acqua alta, e la prima conta dei danni, evidenti. Ci sono le gondole accatastate, tre vaporetti sommersi a Sant'Elena, principi di incendio dovuti a cortocircuito. Una persona risulta folgorata a Pellestrina, colpita da 182 centimetri di marea, mentre a Jesolo la spiaggia è stata sommersa dall'acqua. Su Facebook c'è chi chiede «l’aiuto di amici per fare delle lavatrici e tenere le nostre cose lavate finché non si asciugano l’armadio e i letti».

Chi sta raggiungendo il posto di lavoro racconta di un «imbarcadero senza luce ma i servizi vanno. Silenzio desolante, allarmi che suonano, sveglia con sirene, ma ogni negozio acceso con gente che pulisce negozio e calle, sebbene non abbia gran senso perché oggi e domani si ripete... Ma facciamo più ordine possibile. Veneziani, Grande gente».

Venezia, acqua alta da record. Danni a San Marco

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Lo stesso numero telefonico del Centro maree è isolato, e l’ente sta chiedendo di diffondere le informazioni sulle nuove previsioni meteo tramite i canali social. Anche il servizio Sos emergenza segnala su Twitter che «il sistema telefonico terrestre è fuori servizio. Si rinnova l’invito a non venire a Venezia. Stesso problema per Chioggia». Le immagini della Basilica di San Marco e della sua cripta sono già state inviate ai ministeri competenti ed è annunciata una visita degli ispettori.

Intanto il premier Giuseppe Conte ha detto che a Venezia “ c’è una situazione drammatica, una situazione maltempo che ci preoccupa e fa soffrire le comunità”. Giunto nella città lagunare ha tenuto una riunione nella Centrale operativa comunale. Accompagnato dal ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, Conte incontrerà il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il comandante dei vigili del fuoco Fabio Dattilo e il capo della Protezione
civile, Angelo Borrelli. Intanto il 14 il Consiglio dei ministri
esaminerà un provvedimento a sostegno di Venezia
colpita dal
maltempo, secondo le dichiarazioni del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che sottolinea che al di là dei provvedimenti urgenti “va completato il più rapidamente possibile il Mose in maniera tale che ci sia questo ulteriore elemento di difesa”. Il ministro della Cultura Dario Franceschini "ha attivato sin dalle prime ore di allerta l’unità di crisi per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale". Il ministro parla di ''emergenza'' e sottolinea: "i tecnici della Soprintendenza di Venezia sono a lavoro in raccordo con la protezione civile, i carabinieri per la tutela
del patrimonio e i vigili del fuoco". Al momento non si registrano problemi per le collezioni museali, ma solo danni agli impianti elettrici e idraulici e alle superfici.

Intanto il sindaco Brugnaro ha invitato i cittadini «a documentare i danni subiti, l'Amministrazione presenterà alla Regione richiesta di stato di crisi. Tutti i residenti e le imprese raccolgano materiale utile a dimostrare i danni subiti». Le scuole di ogni ordine sono chiuse.

In tarda serata del 12 novembre è stata attivata l'Unità di Crisi della Protezione Civile, mentre in città circa 60 volontari seguivano l’emergenza. Nella sala operativa regionale si è monitorata la situazione, con i danni provocati dall’eccezionale acqua alta a Venezia, gravissime ripercussioni sull’intera laguna, ma si segnalano anche condizioni di allarme sull’intera costiera veneta mentre preoccupa la situazione di alcuni fiumi, in particolare il Piave, perché il mare non riceve. Sono stati attivati i collegamenti con il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale e con il Comando nazionale dei Vigili del Fuoco, fa sapere il presidente della Regione Luca Zaia, che il 13 novembre alle 12 - insieme al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e al direttore del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli – terrà una conferenza stampa nella sala operativa della Protezione civile regionale, a Marghera.

Anche a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale, «appena votato il Collegato alla Finanziaria la seduta consiliare sul bilancio è stata sospesa: l’alta marea con la punta eccezionale già registrata attorno alle 22.15 ha spinto l’acqua sin dentro palazzo Ferro Fini allagando l’aula consiliare. «Mai si era verificata una situazione del genere - ha detto il presidente Ciambetti - Le paratie antiallagamento non sono state sufficienti a contenere l'ondata di piena, né è stato possibile lasciare il palazzo stante la difficoltà di manovra delle lance e il difficile accesso al pontile: si è preferito garantire la sicurezza e rimanere quindi tutti a palazzo».

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