ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMostra del Cinema di Venezia 2021

Venezia, Almodóvar fa i conti con il franchismo con la sua musa Penélope Cruz

Il regista spagnolo inaugura la nuova edizione della Mostra del cinema con un film che lega le tematiche della maternità a una pagina spinosa della Storia

di Cristina Battocletti

I punti chiave

  • “Madres paralelas” inaugura la Mostra del cinema
  • Analizza il tema della maternità e dei desaparecidos
  • La protagonista è la diva Penélope Cruz

3' di lettura

Pedro Almodóvar apre la 78esima edizione della Mostra del cinema di Venezia con “Madres paralelas”, un film che unisce la sua passione per l’universo femminile alla riflessione su un’importante pagina della Storia contemporanea, i desaparecidos, vittime del franchismo, attraverso l’interpretazione della diva e musa Penélope Cruz.

Due donne

Ci sono due donne, Janis (Penélope Cruz) e Ana (Milena Smit), che si trovano nella stessa stanza a gestire gli ultimi momenti del loro travaglio: sono entrambe primipare e madri single per accidente. Janis ha quarant’anni ed è felice della gravidanza inaspettata, Ana un’adolescente che aspetta la nascita della sua bambina come un evento ineluttabile. Le due donne si legano in un primo tempo emotivamente nel collante del dolore fisico e nella incertezza del futuro. Sarà poi il destino a fare in modo che le loro esistenze diventino inseparabili.

Loading...

In conferenza stampa, Maestro e Musa si applaudono vicendevolmente, attenti a capire l’umore della sala, dopo che la critica ha accolto con un applauso il film ai titoli di coda. Almodóvar indossa un paio di occhiali neri, mentre Cruz scruta, sorride, quando parla ha un tono di voce dolce, come se non volesse disturbare.

«Madres paralelas»: Almodovar e la sua musa Penélope Cruz

«Madres paralelas»: Almodovar e la sua musa Penélope Cruz

Photogallery16 foto

Visualizza

Il regista spagnolo - che nel 1988 ha portato a Venezia in gara “Donne sull'orlo di una crisi di nervi”, vincendo il Premio per la sceneggiatura, e che è stato sempre vicino alla psicologia femminile con film come “Tutto su mia madre” premio Oscar per il Miglior film straniero nel 1999 - affronta subito il nocciolo sentimentale del suo ultimo lavoro: la difficoltà di essere madri ai nostri giorni, quando la voglia di mantenere il profilo professionale acquisito cozza con le necessità pratiche e le difficoltà emotive legate alla cura di un neonato.

«Mi interessano le madri imperfette di oggi, perché le madri di un tempo erano ispirate dai modelli precedenti ed erano onnipotenti».

Un film impegnato

“Madres paralelas” è però anche un film impegnato, nel senso che si occupa di una pagina storica scottante per la Spagna: la ricerca della verità sulle fosse comuni, dove sono sepolti gli oppositori politici del franchismo. Almodóvar in realtà è sempre stato un autore politico: con le sue pellicole si è occupato delle questioni di gender, ha promosso la cultura della liberazione sessuale, della tolleranza e dell’inclusione nei confronti della comunità LGBT, quando i temi erano urticanti. Oggi si occupa di memoria.

«La Spagna ha un grande debito con i desaparecidos. I pochi scavi delle fosse che sono stati eseguiti sono frutto di iniziativa privata. Ancora non si sa dove sia il corpo di Federico García Lorca, che è il nostro desaparecido più conosciuto. Se non paghiamo i nostri debiti con il passato, non possiamo saldare i conti e liberare il tempo presente. Il precedente presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha pronunciato la seguente frase: “Alla memoria storica abbiamo dedicato zero euro”. È il colmo e un insulto superlativo. Spero che resti eternamente vincolato a una frase di così cattivo gusto».

Thriller psicologico

“Madres paralelas” non si distacca dalla vena di thriller psicologico che percorre tutta la filmografia almodovariana, anche se a volte, il legame con la storia dei desaparecidos appare forzato. Rimane la bellezza delle inquadrature che indagano con compassione e profondità le sue interpreti (tutte brave), fanno risaltare la bellezza dei colori sgargianti del regista spagnolo (con i vari, inevitabili ormai product placement), e sprigionano la commozione che alla fine lega “parallelamente” le madri e la Storia.

Anche la diva Penélope interviene, garbata, luminosa, umile: «Pedro mi ha dato così tante opportunità, a partire da “Tie me up, tie me down” (1990 n.d.r.). Gli sono molto grata. Quando mi chiama sono felice. Ci piace lavorare assieme, abbiamo un’ottima comunicazione. E siamo entrambi due lavoratori instancabili». Il Maestro, da vicino, la guarda, le sorride e annuisce.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti