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Il Mose salva Venezia dalla tempesta dell’anno. Brugnaro: evitata devastazione

Le paratoie mobili in funzione dalla notte. Previsione di marea eccezionale a 170 centimetri cui si somma una tempesta con raffiche fino a 120 chilometri l’ora

di Jacopo Giliberto

Aggiornato il 22 novembre 2022, ore 14:26

Mose in azione, Venezia al riparo dall’acqua alta

3' di lettura

Alle 2 di notte nel buio di fine novembre lentissime le 78 paratoie di acciaio del Mose verniciate di color giallo acido si alzano per cercare di chiudere fuori dalla laguna la tempesta perfetta, la marea distruttiva alta 1 metro e 70 sul livello medio del mare, il vento di scirocco cattivo e umido e subito dopo la bora razzente con raffiche gelate fino a 120 chilometri l’ora.

Le previsioni meteo per la mattina di martedì 22 sono la ripetizione di quelle che la sera del 12 novembre 2019 avevano allagato tutta la città, dai 150 centimetri di marea astronomica e meteorologica erano diventati 187 centimetri spinti dal vento a sfondare le porte delle case, a sbriciolare muri e parapetti, a sgretolare il fasciame delle barche.

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Acqua alta a Venezia, si alzano le barriere del Mose

Questa volta ad aspettare la tempesta perfetta c’è il Mose, che tre anni fa non c’era ancora. Le 78 paratoie stanno reggendo l’urto dello scirocco, il vento da sudest che spinge l’intero Adriatico contro la laguna, e poi le raffiche della bora da nordest, che spinge contro Chioggia l’acqua della laguna.

«È andato tutto secondo le procedure - commenta il Commissario Straordinario per il Mose, Elisabetta Spitz - è stata in contatto costante con la control room: è stato un test molto importante per il MoSE. Il lavoro fatto in questi anni ha contribuito in maniera determinante a rendere le operazioni di sollevamento sempre più efficienti». Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha dichiarato che «senza il Mose sarebbe stata un’altra devastazione».

In città molte persone hanno messo protezioni antialluvione alle vetrine dei negozi e alle porte delle case e in serata è cominciato il sollevamento del Mose per chiudere in anticipo una delle bocche di porto, la più vasta e settentrionale delle tre.

Nel 2019, senza barriere mobili, il seguirsi degli eventi era stato simile a quest’anno. Prima da sud avevano soffiato ostro e scirocco, e la marea in salita si era spinta contro le case di Venezia; poi, dopo avere creato danni per milioni, in pochi minuti in vento aveva girato e nella notte aveva sfogato la furia cieca contro i centri abitati dall’altra parte della laguna, come Pellestrina.

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Che cos’è il Mose

Il Mose è un sistema colossale di quattro dighe a scomparsa, un’opera di ingegneria unica al mondo, progettato a partire dagli anni ’80. È formato da 78 paratoie mobili che dormono sul fondo delle tre bocche di porto, i bracci di mare che uniscono l’Adriatico con la laguna. Quando l’acqua supera il livello di guardia, le paratoie si alzano una a fianco dell’altra fino a chiudere l’entrata del mare dentro alla laguna.

La prima pietra fu posata il 14 maggio 2003 da Silvio Berlusconi in favor di telecamere. Dopo 19 anni è quasi finito; funziona ma vanno completati alcuni allestimenti.Costo totale dell'opera, a pacchetto completo, circa 6 miliardi. Costo annuo di gestione, compresi gli stipendi del personale, circa 100 milioni. Ci furono tangenti faraoniche e dissipazioni babilonesi; nel 2014 un'inchiesta aveva portato ad arrestare 35 persone: il costo del malaffare è una cifra ancora incompleta, sicuramente molte decine di milioni.

Come funziona il Mose

La laguna e il mare sono uniti da 3 bocche di porto dove la marea affluisce e defluisce con cicli di 12 ore (6 ore cala e 6 ore cresce). Quando la marea è troppo intensa, oltre i 110 centimetri, dal fondo delle tre bocche si alzano le barriere mobili. Una a Chioggia (porto di pesca), una a Malamocco (grandi petroliere, traghetti per il Levante, portacontainer e le ormai sporadiche crociere) e due barriere nella larga bocca del Lido.

Le operazioni di sollevamento sono condotte da squadre d'emergenza composte da un centinaio di addetti a turno. Nelle sale comando ci sono ingegneri meccanici, fisici, ingegneri informatici, sugli impianti i tecnici ad alta specializzazione che avviano valvole, percorrono le gallerie sotto il fondo del mare, attivano i dispositivi.

Finora i momenti peggiori del Mose erano stati ai primi di dicembre 2020, quando il Mose aveva lavorato senza interruzione per tre giorni, e sucessivamente dal 28 dicembre al 2 gennaio, con un'infilata di sei giorni d'acqua alta. Le barriere erano state fatte abbassare per brevi ore fra una tempesta e un fortunale per consentire l’uscita o l’entrata in porto delle navi.

Riproduzione riservata ©
  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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