Esperienze innovative

Venezia la capitale industriale dell’energia pulita da idrogeno

Nel Nordest si muovono i progetti dedicati alla transizione verso nuove tecnologie. Al centro c'è il polo di Marghera con gli impianti del petrolchimico e della bioraffineria

di Jacopo Giliberto


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Uno scorcio della bioraffineria di Venezia, che fornirà idrogeno anche per alimentare i vaporini

3' di lettura

Se una città all’idrogeno ci deve essere, questa deve essere Venezia. E se una regione, il Veneto. E se un’area, l’idrogeno deve avere la sua area d’elezione in quel Triveneto e in quel Nord-Est che giocano la partita dei distributori di carburante-idrogeno sull’Autobrennero, che tentano sperimentazioni energetiche e ambientali innovative nella zona di Monfalcone (Gorizia), che hanno il polo della ricerca più sfidante nella Trieste del sincrotrone. Attorno al polo industriale ed energetico di Marghera si stanno concentrando progetti, idee, fantasia, investimenti e iniziative che potrebbero vedere presto il varo dell’economia dell’idrogeno vagheggiata per decenni da pensatori e tecnologi del futuro.

Quattro esempi
Esempio numero uno. L’Hydrogen Park di Marghera riparte, dopo un periodo di stanchezza ideativa, e con l’ingresso della Decal si avvia a sviluppare il progetto di alimentare i battelli dell’Alilaguna che svolgono il servizio di trasporto pubblico veneziano. Del progetto fanno parte, oltre al Comune di Venezia e alla Città Metropolitana, anche Sapio, Eni, Berengo e Arkema.

Esempio numero due. L’Eni con la società di ingegneria innovativa NextChem (Maire Tecnimont), con il consorzio nazionale di riciclo della plastica Corepla e con l’imprenditore bergamasco della rigenerazione Roberto Sancinelli stanno studiando la produzione di idrogeno e di alcol metanolo che verranno estratti dalle plastiche irriciclabili.

Esempio numero tre. In tempi brevi l’Eni, il Comune di Venezia e la Toyota individueranno la stazione di servizio dove verrà realizzato il punto di rifornimento idrogeno che dovrebbe servire le 10 auto Toyota e alcuni bus del servizio di trasporto pubblico veneziano.

Esempio numero quattro. Sono già state completate le indagini finalizzate alla realizzazione di una tubazione per collegare lo stabilimento petrolchimico Versalis (Eni) di Marghera con la bioraffineria nella prima zona industriale per la fornitura di idrogeno, sottoprodotto dell’impianto cracker, che dovrebbe entrare in servizio prima dell’estate 2021.

Ma i primi tentativi erano stati condotti anni fa, quando l’Enel acconsentì ad alimentare con l’idrogeno della Versalis la centrale elettrica Andrea Palladio di Marghera-Fusina. Ma di recente l’Enel ha abbandonato quell’esperienza e l’idrogeno torna nelle disponibilità del polo veneziano dell’innovazione.

La bioraffineria Eni

Il cracker all'idrogeno
All’origine di quell’esperienza, e anche della nascita del polo veneziano con la condotta dell’idrogenodotto fra la Versalis e la raffineria dell’Eni c’è proprio una disponibilità costante di materia prima. Si tratta di un impianto particolare, il cracker dell’etilene, che non è un prodotto alimentare bensì il cuore del petrolchimico di Marghera. Da una parte entra il petrolio (virgin naphta), dall’altra parte del colossale cracker esce l’etilene e tutta una gamma di altri composti indispensabili per Marghera e per gli altri poli petrolchimici dell’Alta Italia. Il riassetto delle attività chimiche degli anni scorsi ha liberato una disponibilità di idrogeno che esce dal cracker ma che non ha più destinazione. Ed ecco il segreto attorno a cui nasce il polo sull’elemento naturale più abbondante in natura ma più raro per disponibilità

La stazione di rifornimento
Il Comune e la Città Metropolitana di Venezia con Eni e Toyota vogliono costruire a Marghera la stazione di rifornimento di idrogeno in una delle stazioni di servizio della società situate nel territorio comunale veneziano, che sarà individuata entro il 31 dicembre, mentre Toyota metterà a disposizione una flotta di 10 Mirai che verrà rifornita nell’impianto di rifornimento di Eni.

Ma dove allestire il punto di rifornimento? Difficilmente sarà un’area di servizio tipicamente stradale. Infatti sembra fondamentale la vicinanza alla riva poiché al distributore potrebbero approdare anche i motoscafi all’idrogeno come quello già varato dall’Alilaguna (la linea di servizio pubblico che collega l’aeroporto veneziano Marco Polo di Tessèra con i centri abitati della laguna) e per i vaporini cui pensa l’Avm Actv per le linee urbane di navigazione di Venezia.

«L’idrogeno è una molecola che già usiamo nelle nostre attività — ricorda Giuseppe Ricci, capo dei segmenti raffinazione e mercato dell’Eni — in particolare nel ciclo “bio” della raffinazione, principalmente per rimuovere l’ossigeno dalle cariche vegetali, dagli oli usati di frittura, grassi animali e altri scarti con cui a Marghera produciamo biocarburanti».

La società milanese di ingegneria Maire Tecnimont, si è alleata con l’Eni proprio per sviluppare tecnologie diverse per poter ricavare idrogeno da fonti più innovative rispetto alla classica idrolisi dell’acqua. Difatti uno dei vincoli dell’uso dell’idrogeno viene dal costo impegnativo dovuto all’idrolisi: con una potente iniezione di energia l’acqua (H2O) viene spaccata nei due elementi che la compongono, dividendone l’idrogeno (H) dall’ossigeno (O). In occasione dell’accordo con l’Eni, Pierroberto Folgiero, amministratore delegato della Maire Tecnimont, osservava infatti che «la transizione energetica richiede l’industrializzazione di nuovi processi di trasformazione».

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