il bilancio dei danni

Venezia, Conte: 5mila euro ai privati, 20mila agli esercenti

Proseguono i test alle paratie del Mose, mentre il ministro De Micheli annuncia l’intenzione di spostare 200 Grandi navi


Il fantasma del Mose: l’opera incompleta da 5,5 miliardi

4' di lettura

Mentre Venezia si prepara a una nuova ondata di maltempo (la Protezione civile ha annunciato per venerdì 15 novembre l'allerta rossa in alcuni settori del Veneto e l'allerta arancione sul resto della regione, la provincia di Bolzano, parte del Friuli Venezia Giulia e gran parte di Liguria e Toscana), cittadini e imprese hanno iniziato una prima conta dei danni dell’acqua alta dei giorni scorsi.

Il premier Giuseppe Conte arrivato a Venezia, ha spiegato che vi sono due fasi: «La prima ci consentirà di indennizzare i privati e gli esercenti commerciali sino ad un limite per i primi di 5mila euro e per i secondi di 20mila euro». Conte ha assicurato che i soldi «potranno arrivare subito e ovviamente faranno per ristorare i danni».

Per chi ha avuto danni più consistenti verranno quantificato con più calma e «dietro istruttoria tecnica potranno essere liquidati». La Giunta comunale di Venezia, intanto, in via straordinaria, si riunirà per adottare un provvedimento, su indicazione del sindaco Luigi Brugnaro e predisposto dall’assessore al Bilancio e Tributi Michele Zuin, che dispone il posticipo dell'imminente scadenza della quarta rata della Tari, prevista per il 16 novembre, per tutti i cittadini e le imprese dell'intero Comune. La nuova scadenza sarà fissata per il 16 dicembre.

All’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 14 novembre c’è anche la dichiarazione dello stato di emergenza nei territori della Regione Veneto colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici.

Giallo, arancione, rosso: come funziona l’allerta meteo della Protezione civile

Il supercommissario
Nel rassicurare sull’arrivo del Commissario straordinario per il Mose, il premier ha spiegato che «dobbiamo integrare la nomina del Consorzio Venezia Nuova e poi c'è ancora il Provveditorato competente sulle acque sul quale stiamo facendo una valutazione. Dobbiamo coordinare meglio il lavoro di questi differenti organi». Sui tempi di nomina del Commissario, il premier ha detto «la designazione già c’è, stiamo formalizzandola».

Il Mose
Sul Mose, il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha detto che «ci sono stati forti rallentamenti sul progetto che oggi però è compiuto al 93%. Mancano gli ultimi 400 milioni di euro. Sono stati appostati dal governo, non sono fermi per motivi burocratici. Non c'è niente di fermo, i lavori stanno andando avanti».

L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è di completarlo entro il 2021: «Spero però che ci siano utilizzi parziali anche prima». Al momento non è comunque possibile alzare le paratoie. Come spiegano fonti del Consorzio Venezia Nuova «non è tecnicamente possibile», alle condizioni attuali il sollevamento, anche parziale in momenti di emergenza, del sistema Mose.

L’ipotesi era stata avanzata tempo fa dall’ex provveditore alle Opere pubbliche, ma non rientra nei compiti istituzionali del consorzio commissariato, incaricato di mantenere la legalità e di completare l’opera ingegneristica. Al momento, le bocche dotate di impianti definitivi per il sollevamento sono due, quella di Lido Treporti e quella di Chioggia. L’unica possibilità risiederebbe in un ordine impartito da un’autorità pubblica preposta, e comunque - ribadisce il Cvn - il sollevamento di una parte delle dighe non 'salva' la laguna da un’acqua alta eccezionale.

Le imprese
«Sul Mose bisogna che qualcuno si prenda la responsabilità di terminarlo», dice Enrico Carraro, industriale della meccanica, nella sua prima uscita pubblica da neo presidente della Confindustria del Veneto.
«Bisogna terminarlo e farlo funzionare - continua Carraro -: ci
vuole coraggio e responsabilità ma bisogna agire”». Carraro ha ricordato che Venezia, dal punto di vista economico, non è solo turismo ma anche impresa «e pure di grandi dimensioni pensiamo solo a Fincantieri».

Il test alle paratie
Proseguono i test alle paratoie del Mose, in particolare per verificare la conformazione delle condutture lungo cui passa l’aria compressa che solleva le dighe mobili e che alcune settimane fa avevano portato alla
sospensione delle prove alla Bocca di porto di Malamocco. Oggi le squadre del Consorzio Venezia Nuova, con il commissario Francesco Ossola, stanno operando per l’innalzamento di due paratoie alla Bocca di porto di Chioggia, per la raccolta dei dati e i controlli dinamici del manufatto. Per quanto riguarda la ripresa dei sollevamenti completi delle barriere, sono in corso i contatti con le autorità del Porto e della Guardia Costiera, allo scopo di trovare le “finestre” nelle prossime settimane, compatibili con l'attività dello scalo e il transito delle navi.

Il Governatore Zaia
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia (audio) , intervenuto a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24, ha precisato che «Mose non è un’opera della Regione del Veneto, la Regione non c’entra nulla dal punto di vista operativo e di finanziamenti del Mose».

«Sott’acqua - prosegue Zaia - abbiamo un investimento pari a 5 miliardi di euro, si dice che è quasi ultimato e per metterlo in funzione ci vorranno 80/100 milioni di euro l’anno. Bisogna metterlo in funzione e vedremo se funziona. Abbiamo discusso con tutti i governi per metterlo in funzione: tra l’altro Mose è un modello unico mai stato collaudato dal vivo, le paratie sono sott’acqua e c’è già la corrosione. Per realizzare l’opera ci vogliono risorse pari 400 milioni di euro che non sono ancora state stanziate dal governo. Aspettare ancora fino al 2021 mi sembra tanto, non abbiamo ancora ben definite le motivazioni per cui ci siano ancora dei lavori da fare, quali siano esattamente e se la gestione è ben programmata, è un opera faraonica: sott’acqua ci sono dei grattaceli in cemento armato».

Le grandi navi
«Nel Comitatone decideremo lo spostamento delle navi più grandi, sono 500 durante la stagione estiva, e spero che per aprile sposteremo almeno il passaggio delle 200 più grandi per alleggerire la situazione di San Marco.
Poi bisogna trovare la soluzione definitiva», dice in prospettiva il ministro De Micheli. «La questione delle grandi navi è il problema di Venezia, assieme al funzionamento del Mose: una proposta c’è già, votata all’unaniminità nel Comitatone del 2017, e che è stata totalmente disattesa», ricorda Zaia.

Per approfondire:

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